Lo scambio sul posto fotovoltaico: guida completa

14 novembre 2013

Il fotovoltaico dopo gli incentivi : quali forme di incentivazione
Con la nuova politica del fotovoltaico “oltre gli incentivi”, oltre alla possibilità di usufruire delle detrazioni fiscali sul 50% delle spese sostenute per l’installazione degli impianti domestici (al servizio di casa), il soggetto responsabile dell’impianto (chi firma la convenzione con il Gse, Gestore dei servizi energetici) ha la possibilità di scegliere tra tre ulteriori forme di valorizzazione economica dell’energia prodotta dal proprio impianto fotovoltaico. Il titolare dell’impianto fotovoltaico può optare alternativamente tra:

  • il meccanismo dello Scambio sul Posto (SSP)
  • il Ritiro Dedicato (RID)
  • la vendita dell’energia direttamente sul libero mercato elettrico (opzionabile per i grandi impianti che accedono alla borsa elettrica).

 

Escludendo la terza opzione, che è accessibile dalle grandi centrali elettriche, le scelte più diffuse e più vantaggiose per le utenze che consumano “in proprio” l’energia auto-prodotta, anche se in piccola parte, riguardano lo Scambio sul Posto ed il Ritiro Dedicato (o “vendita indiretta” dell’energia tramite il Gse).

In questa guida, alcune delucidazioni sul meccanismo dello ssp. Vediamo:

  • che cosa è
  • come funziona per l’utente che decide di produrre e consumare energia autonomamente con un impianto fotovoltaico
  • che cosa ci guadagna

Prima di fare questo, però, è necessario un breve cenno sullo schema di connessione dell’impianto fotovoltaico: come deve essere per far funzionare correttamente il meccanismo di scambio?

 

Lo schema di connessione dell’impianto fotovoltaico

Scambio sul posto: il corretto schema di connessione impianto fotovoltaico

Il corretto schema di connessione dell’impianto fotovoltaico in scambio sul posto

Per capire cosa è e come funziona lo scambio sul posto è necessario capire qual è il “percorso” che l’energia può fare  nel caso di un impianto a cessione parziale alla rete elettrica: l’impianto deve permettere prima di tutto l’auto-consumo istantaneo dell’energia prodotta sul momento.

Vediamo di spiegare meglio , in una frase: l’energia prodotta dal proprio impianto fotovoltaico deve poter essere prima di tutto autoconsumata istantaneamente. In questo caso quindi l’utente che consuma energia elettrica mentre l’impianto è produttivo consuma innanzitutto direttamente e sul momento l’energia elettrica autoprodotta.

In altri termini, facendo riferimento allo schema qui riportato, la corrente elettrica autoconsumata passerà solamente dal contatore di produzione (M2) e non dal contatore di scambio (M1). Questa non deve quindi essere fatturata dal venditore.

L’autoconsumo istantaneo è dunque, nello scambio sul posto come nel ritiro dedicato, sempre il fattore di maggior risparmio.

Quindi: l’energia prodotta dal fv, se c’è richiesta da parte dell’utenza, viene prima di tutto autoconsumata istantaneamente; solo se non c’è richiesta istantanea da parte dell’utenza l’energia prodotta viene immessa in rete, facendo “girare” il contatore di immissione (M1).

 

Dunque, fin qui abbiamo visto: le opzioni possibili oggi (dopo la fine degli incentivi) per valorizzare l’energia elettrica prodotta dal proprio impianto fotovoltaico ed il corretto schema di connessione impianto per sfruttare bene l’autoconsumo istantaneo e l’allaccio alla rete elettrica.

L’utente che produce/consuma energia con il meccanismo dello scambio sul posto ha due possibilità: può attingere energia elettrica direttamente dal proprio impianto di produzione, oppure, nei momenti di non produzione, può prelevare dalla rete di distribuzione elettrica. Tutta e solo l’energia elettrica prelevata dalla rete verrà fatturata in bolletta da parte delle società di vendita (es. Enel, A2A, Hera, ecc..).

In altri termini, l’utente ha due possibilità per il consumo elettrico:

  • o l’autoconsumo istantaneo,
  • oppure il prelievo dalla rete nazionale, pagando il relativo importo nella bolletta elettrica con tutti i costi annessi (quelli relativi ai servizi di distribuzione, dispacciamento, oneri, tasse, accise, ecc…).

Tutta l’elettricità prodotta dal proprio impianto fotovoltaico ha due possibili vie: o l’autoconsumo istantaneo (in “tempo reale”) o l’immissione nella rete di distribuzione elettrica.

E’ in questa dinamica tra immissione e prelievo che “entra in gioco” il meccanismo dello scambio sul posto fotovoltaico.

 

Cosa è lo Scambio sul Posto?

Il meccanismo dello scambio sul posto è definito nelle normative come

il servizio erogato dal GSE atto a consentire la compensazione tra il valore associabile all’energia elettrica prodotta e immessa in rete e il valore associabile all’energia elettrica prelevata e consumata in un periodo differente da quello in cui avviene la produzione

Spieghiamo meglio questa sintetica, ma “densa”, definizione.
Lo scambio sul posto permette di compensare/rimborsare il valore economico dell’energia prelevata (per esempio di notte) nei limiti del valore economico di tutta l’energia prodotta e immessa in rete. Attenzione, si parla qui di “valore economico” (in euro) e non di “quantità di energia”: ogni quantitativo di energia ha un suo valore economico, ha un suo prezzo di mercato, che varia sia in base alla zona di mercato, che alle fasce orarie di immissione e vendita (F1, F2, F3).
Inoltre: quando si parla di “energia prelevata” dalla rete, si intende l’energia acquistata dalla rete e pagata con le normali bollette elettriche del proprio operatore.

Semplificando, dunque: il meccanismo dello ssp permette di farsi rimborsare parte della quota pagata nella bolletta elettrica al proprio fornitore, pagata per i prelievi effettuati dalla rete. Il rimborso avviene però “nei limiti dell’ energia immessa”, o meglio: nei limiti del valore economico dell’energia precedentemente immessa in rete. Si tratta di fatto di una compensazione economica tra prelievi e immissioni di elettricità “da” e “per” le rete elettrica.

Cosa succede se, nell’anno solare, le immissioni totali di energia in rete sono maggiori dei prelievi effettuati dalla rete?

In questo caso il valore economico dell’energia immessa è molto probabilmente superiore al valore economico dell’energia prelevata. In tal caso abbiamo un’ eccedenza, ovvero una quantificazione economica dell’energia in eccesso (immessa in rete) maggiore rispetto al valore economico di quella ri-prelevata per i propri consumi. E’ più facile a farsi che a dirsi.
Più avanti vediamo il tutto con un esempio numerico e vediamo come questa eccedenza di energia data alla rete viene ulteriormente valorizzata dal Gse, ma prima definiamo un altro concetto fondamentale dello scambio sul posto: il “Contributo in conto Scambio”. Cosa è e come viene calcolato dal Gse.

 

Ricapitolando, abbiamo visto fin qui: il corretto schema di installazione del fotovoltaico (tale da permettere l’autoconsumo immediato senza passare dal contatore di scambio), una sintetica definizione dello scambio sul posto e come questo costituisca la possibilità di compensare tutta l’energia immessa in rete (al momento di produzione senza consumo) con l’energia prelevata dalla rete al momento di consumo senza produzione. Ciò che vengono conteggiate, abbiamo visto, non sono tanto le quantità di energia immessa e prelevata, ma il loro valore economico: il meccanismo dello ssp fotovoltaico è una sorta di rimborso che il titolare dell’impianto fotovoltaico riceve dal Gse nel momento in cui immette in rete l’energia non immediatamente autoconsumata. Questo rimborso è il Contributo in Conto Scambio (Cs).

 

Cosa è il contributo in conto scambio dello scambio sul posto (Cs)

Il Contributo in Conto Scambio è il rimborso, o “compensazione economica”, di cui sopra.
E’ essenzialmente una formula matematica che restituisce un valore in euro che il Gse dovrà erogare al soggetto responsabile dell’impianto fotovoltaico che abbia immesso la “propria energia” in rete. Tale contributo dovrà essere erogato dal Gse al titolare dell’impianto secondo le seguenti modalità: quattro acconti trimestrali ed un conguaglio annuale sulla base dei dati rilevati tra immissioni e prelievi.

Il contributo in conto scambio (Cs) di fatto costituisce, nel caso di immissioni in rete superiori ai prelievi, una sorta di rimborso per tutta l’energia prelevata e pagata in bolletta nell’anno solare di riferimento. Il rimborso, però, non è totale. Non vengono rimborsate interamente le bollette pagate al proprio fornitore, ma una percentuale che tra il 70-80%, in quanto non tutte le voci di costo elencate in bolletta vengono prese in considerazione ai fini del rimborso. Ad esempio: tasse e imposte pagate in bolletta non vengono rimborsate dal Gse, come non vengono rimborsati alcuni “oneri minori”.

Il contributo prevede, invece, il rimborso delle voci in bolletta relative alla distribuzione, trasporto, dispacciamento, oneri, ecc…

Il contributo in conto scambio (Cs) prevede quindi un rimborso parziale delle bollette elettriche ricevute e pagate a seguito del prelievo di energia dalla rete elettrica.
Come è costituito questo rimborso parziale? Quali dati prende in considerazione? Ai fini dell’individuazione del contributo in conto scambio (Cs) due soli dati sono necessari: la quantità di energia immessa e la quantità di energia prelevata dalla rete. Dati rilevati attraverso il solo contatore bidirezionale, definito anche “contatore di scambio” (nello schema sopra: l’M1).

La formula di calcolo del contributo è la seguente:

Cs = min [ Oe ; Cei ] + CUsf  x  Es

Ovvero: il “contributo in conto scambio” è uguale al valore Minimo (min) tra l’”Onere Energia” (Oe) ed il “Controvalore dell’Energia Immessa in rete” (Cei) + il “Controvalore Unitario relativo ai Servizi” (Cus) dell’”Energia scambiata con la rete” (Es).

Breve legenda:

  • Oe = Onere energia, cioè il prezzo dell’energia elettrica prelevata dalla rete e pagato dall’utente. Il prezzo dell’energia è espresso in euro ed è il prodotto tra i Kwh prelevati ed il prezzo unico nazionale (PUN) (questo è un elemento di novità delle semplificazioni attuate da inizio 2013). Il prezzo unico nazionale è variabile in base ai prezzi di mercato ed è una media nazionale dei prezzi rilevati ogni mese in ogni regione.
    Quindi: Oe = Kwh x PUN.
  • Cei = Controvalore dell’energia immessa, cioè il prezzo, o meglio il valore economico, dell’energia immessa in rete. Questo è il prodotto tra Kwh immessi ed il prezzo zonale dell’energia sul “mercato del giorno prima”. Ogni giorno infatti, in tempo reale, come una vera e propria borsa, i prezzi di acquisto e vendita dell’energia fluttuano in base alle dinamiche del mercato.
    Quindi: Cei = Kwh x prezzo energia sul mercato del giorno prima.
  • CUsf = Corrispettivo Unitario di Scambio Forfettario, cioè un valore espresso in centesimi di euro calcolato forfettariamente dal gse in base a vari parametri. Nel dettaglio questo valore contiene le tariffe di: trasmissione, distribuzione, dispacciamento ed alcuni oneri normalmente addebitati in bolletta (componenti A, UC, UC3 e UC6) vigenti nel mese in corso (non viene rimborsata la componente MCT).
    Quindi: CUsf = c€/kwh
  • Es = Energia Scambiata, cioè i Kwh che ho prima immesso e poi ri-prelevato per i miei consumi. Tecnicamente è pari al minimo tra kwh immessi e kwh prelevati in totale durante l’anno.
  • Quindi: Es = Kwh scambiati con la rete.

In altri termini il Contributo in conto scambio dello scambio sul posto prevede il rimborso del minimo tra: il valore dell’energia prelevata, e già pagata in bolletta(*), e il valore dell’energia complessivamente immessa in rete. A questo valore minimo si aggiunge il rimborso, per la sola energia scambiata, di alcuni servizi pagati in bolletta.

 

Esempio numerico di calcolo del contributo in conto scambio

Semplificando al massimo, per fare un esempio.

Se:

  • immetto 500 Kwh, per un valore di 50 euro,
  • prelevo 200 Kwh, per un valore di 22 euro (che però in bolletta “costano” il doppio perchè comprensivi di imposte, oneri e servizi)

il contributo in Conto Scambio sarà un rimborso di parte della bolletta pagata per l’energia prelevata.
Il rimborso sarà indicativamente pari ai 22 euro relativi all’energia prelevata (e pagata in parte della bolletta) più il costo dei principali servizi pagati in bolletta relativi ai 200 Kwh prelevati. Dal rimborso sono sicuramente escluse le tasse (accise, iva, addizionali,…) ed altre voci minori.

 

Vediamo ora un elemento in più: la differenza tra i 500 Kwh immessi ed i 200 Kwh prelevati è un’ eccedenza di energia immessa rispetto a quella prelevata. Il surplus di energia immessa in rete viene valorizzata ulteriormente dal Gse a beneficio dell’utente-produttore.

Vediamo come vengono trattate le eventuali eccedenze di energia immessa in rete.

 

Le eccedenze di energia immessa rispetto a quella prelevata. Come vengono trattate con lo scambio sul posto?

Ricapitoliamo: fin qui abbiamo visto:

  • il corretto schema di configurazione dell’impianto fv
  • cosa è il “contributo in conto scambio” (Cs)
  • quale è la “formula” che lo determina.
    Abbiamo visto che i dati fondamentali per individuare il valore del contributo sono solo due, rilevabili attraverso il contatore di scambio: la quantità di energia immessa in rete e la quantità di energia prelevata dalla rete.
    Il rimborso riguarderà il valore minore tra a queste due misurazioni di energia ed alcuni costi dei servizi ad esso associati.

La bolletta comprende diverse voci di costo raggruppabili, molto sommariamente, in “quota energia”, “quota servizi” e “imposte”. Il contributo comprende sicuramente la quota energia (sulla quantità di energia immessa o prelevata) e parte della quota servizi, nello specifico vengono rimborsati i costi di: trasporto, dispacciamento e parte degli oneri generali di sistema (le componenti “A” e “UC”, non la componente tariffaria MCT). Il contributo/rimborso non comprende le imposte (che incidono da sole per circa un terzo della bolletta elettrica).

Un esempio: se viene immessa energia in rete per un valore di X euro e viene prelevata per un valore di Y euro, durante tutto l’anno si pagano le regolari bollette elettriche al proprio fornitore relative a tutta l’energia prelevata. Nella bolletta elettrica sono incluse però non solo le quote relative all’energia prelevata per il valore di Y euro (sola quota “energia”), ma anche: i costi di trasporto, dispacciamento, servizi di rete, .. + oneri generali di sistema (componenti A, UC, MCT) + imposte (Accise, addizionali, iva..).

Contemporaneamente al pagamento delle normali bollette si ricevono durante l’anno dal Gse acconti trimestrali, e poi conguaglio annuale, relativi al rimborso della quota “energia” e di alcune voci relative ai “servizi”. Quindi durante tutto l’anno mi verranno rimborsate, per tutta l’energia non immediatamente autoconsumata e immessa in rete, parte delle quote pagate in bolletta.
Questo avviene come forma di compensazione tra immissioni e prelievi, una sorta di pareggio o compensazione economica.

Cosa succede se poi ci sono delle eccedenze immesse in rete? O meglio: come viene valorizzata tutta l’energia immessa in rete in più rispetto a quella ri-prelevata per il proprio fabbisogno?

In questo caso si parla di “eccedenze” di immissioni rispetto ai prelievi. Il meccanismo dello scambio sul posto prevede la scelta a cura dell’utente tra due possibili opzioni di trattamento dell’eccedenza di energia immessa in rete: la liquidazione monetaria delle eccedenze oppure la messa a credito del suo valore per i conteggi dell’anno successivo.

Quindi: se a fine anno, a seguito del conteggio complessivo tra energia immessa e prelevata, risultano (in euro, non in kwh) immissioni maggiori rispetto ai prelievi, l’energia immessa in più rispetto a quella “compensata” viene valorizzata (ovvero: le viene dato un valore economico in euro). Questo valore, che è di fatto il prezzo di mercato medio dell’energia rilevato nell’anno di riferimento, può essere monetizzato e liquidato da parte del Gse, oppure può essere messo a credito nel contributo in conto scambio dell’anno successivo.

 

 

Ricapitoliamo il tutto.
Producendo energia col proprio impianto fotovoltaico e immettendo in rete quella non immediatamente autoconsumata, si ha a disposizione la possibilità di essere rimborsati per l’energia prelevata dalla rete, e pagata in bolletta, per un quantitativo pari al valore dell’energia immessa.
In altre parole: se io immetto energia per un valore di 100 euro, ho poi la possibilità di avere un rimborso sulle bollette pagate per il prelievo di 100 euro di energia. Attenzione però al fatto che in bolletta vengono pagate anche altre voci di costo non rimborsabili dal “contributo in conto scambio” dello scambio sul posto. Il rimborso della bolletta non sarà quindi del 100%, ma di circa il 70% (per esempio non sono rimborsabili le imposte pagate nelle bollette elettriche, nè alcune altre voci di costo minori, ad es. la componente MCT degli oneri generali di sistema).

Abbiamo visto quindi che il contributo emesso da Gse serve per compensare le immissioni con i prelievi di energia fino ad un loro “pareggio”. Poi: se nell’anno di riferimento (con i dati di conguaglio) le immissioni di energia risultano superiori ai prelievi , allora si hanno delle eccedenze, ovvero un surplus di energia immessa in più  rispetto al proprio fabbisogno.
Il Gse riserva per queste eccedenze di immissioni due possibili trattamenti: o la liquidazione monetaria delle eccedenze, o la messa a credito del loro valore per il contributo (rimborso) dell’anno successivo. Ogni anno l’utente dello scambio ha la possibilità di scegliere per la liquidazione monetaria o per la messa a credito.

 

Come viene valorizzata l’energia immessa e prelevata

Il valore riconosciuto a tutta l’energia immessa in rete (come per tutta l’energia prelevata) è un valore economico definito in relazione al prezzo zonale orario per i clienti in regime di maggior tutela (prezzi definiti dall’Aeeg, Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas), o ai prezzi di mercato per i clienti sul libero mercato. I criteri di valorizzazione dell’energia (immessa o prelevata che sia) sono due: uno è quello temporale, l’altro è quello territoriale.
L’aeeg definisce infatti tre fasce orarie di immissione/prelievo, riscontrabili anche nelle normali bollette elettriche. In ciscuna di queste fasce l’energia avrà un valore, un prezzo, differente: le Fascie orarie sono:

  • F1 : dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 18.00
  • F2: dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 8 e dalle 19 alle 23 oppure il sabato dalle 7 alle 23
  • F3: tutte le notti dalle 23 alle 7 oppure le domeniche e festivi tutto il giorno

La fascia F1 è quella in cui l’energia ha un valore maggiore: si pagherà quindi di più se si preleva, ma si guadagnerà di più se si immette energia in rete in questa fascia oraria.
La fascia oraria F3 è quella in cui, invece, l’energia ha un prezzo minore: si pagherà quindi di meno se si preleva, ma si guadagnerà di meno si si immette energia in quest’altra fascia oraria.

L’altro criterio è invece quello “territoriale”: l’Aeeg definisce specifiche zone tariffarie di mercato in Italia in cui l’energia ha un valore differenziato. Le zone tariffarie individuate dall’Autorità sono 7:

  • Polo di Brindisi
  • Zona Centro Nord
  • Zona Centro Sud
  • Zona Nord
  • Zona Sardegna
  • Zona Sicilia
  • Zona Sud

 

In relazione a questi ed altri criteri, dunque, il Gse calcola il valore del contributo in conto scambio (cioè il “rimborso” delle bollette) ed il valore dell’ eccedenza di energia immessa. Per il calcolo il Gse si basa soprattutto sui prezzi medi di mercato rilevati durante l’anno (o l’ultimo trimestre).

 

Quanto viene valorizzata mediamente l’energia?

Indicativamente, il prezzo lordo medio dell’energia elettrica prelevata dalla rete e pagata in bolletta (compreso dunque di tasse, servizi, oneri, ecc..) è di circa 0,20-0,25 euro/Kwh. Questo è il prezzo lordo che l’utente finale paga in bolletta.

Il prezzo “netto”, cioè il prezzo medio della sola quota di energia, senza servizi, oneri, imposte o altre voci annesse, è quotato sul mercato mediamente a 0,09-0,10 €/kwh, con differenze significative su base territoriale. In Sicilia, ad esempio, il prezzo è mediamente più alto e può superare i 0,125 €/kwh.

 

Più sotto vediamo meglio, con un esempio pratico, quanto e come si ha del risparmio sull’energia elettrica autoprodotta ed autoconsumata con un piccolo impianto fotovoltaico sul tetto della propria abitazione.

 

Come funziona lo scambio sul posto

Fin qui abbiamo visto come l’energia prodotta dal proprio impianto fotovoltaico e immessa in rete viene valorizzata economicamente attraverso un prezzo che è orario e zonale. Orario perchè il prezzo dell’energia è diverso nelle tre fascie orarie settimanali (F1, F2, F3): l’energia vale (costa) di più nelle fasce diurne settimanali e vale (costa) di meno nelle fasce serali/notturne infrasettimanali, oppure nei sabati, domeniche e festivi.
Per questo motivo conviene maggiormente autoconsumare di giorno, utilizzando l’energia prodotta dal proprio impianto, ma anche immettere energia di giorno (o nei sabati-domeniche-festivi), perchè in questa fascia l’energia verrà maggiormente remunerata.

Abbiamo visto un’altra regola importante: l’energia prodotta dal proprio impianto deve essere prima di tutto istantaneamente autoconsumata. L’autoconsumo immediato è sempre il fattore di maggior risparmio, in quanto evita all’utente l’acquisto dal proprio fornitore dell’energia di rete.

Tutta l’energia che non viene immediatamente autoconsumata viene immessa in rete, facendo “girare” il contatore di scambio nelle diverse fasce orarie. Tutta questa energia immessa verrà conteggiata ai fini dello scambio sul posto.

Quando l’impianto fotovoltaico non è in produzione l’utente avrà bisogno di prelevare l’energia dalla rete. Tutta questa energia prelevata verrà fatturata e pagata in bolletta alla propria società di vendita dell’energia (es. Enel, A2a, ecc..), il prelievo fa “girare” il contatore di scambio conteggiando l’energia prelevata nelle diverse fasce orarie (F1, F2, F3) sulla base della quale verrà emessa la bolletta elettrica.

Parlando di quantità di energia, a fine anno l’utente dello scambio potrà avere:

  • X Kwh totali di energia prodotta dal proprio impianto. Su questa quantità riceverà le relative tariffe incentivanti.
  • Y Kwh di energia prodotta e autoconsumata istantaneamente. Su questa quantità l’utente ha il maggior risparmio in quanto consuma l’energia autoprodotta senza doverla acquistare dal proprio fornitore. Si eviterà quindi una serie di spese e costi fissi di servizio.
  • (X-Y) Kwh di energia immessa in rete. Questa quantità di energia immessa verrà conteggiata ai fini del calcolo del contributo in conto scambio dello scambio sul posto
  • Z Kwh di energia prelevata dalla rete, per esempio di notte. Questa quantità verrà regolarmente addebitata in bolletta con tutte le annesse voci di costo, imposte, ecc..
  • I consumi totali annuali dell’utente saranno di (Y+Z) Kwh. Di questi consumi complessivi maggiore sarà la quota di energia autoconsumana istantaneamente, maggiore sarà il suo risparmio.

Il contributo in conto scambio, ipotizzando immissioni per un valore superiore rispetto ai prelievi, sarà un rimborso parziale della quota Z (energia prelevata) pagata in bolletta.

Parlando invece di risparmio (o guadagno) economico, l’utente avrà i seguenti benefici:

  • il risparmio, guadagno indiretto, per tutta l’energia in autoconsumo istantaneo non acquistata dalla rete. Questo è il fattore di maggiore risparmio per l’utente domestico.
  • il rimborso parziale per le bollette pagate al proprio fornitore (quota “energia” e parte della “quota servizi”) per tutta l’energia prelevata e acquistata dalla rete. Questo è il contributo in conto scambio dello scambio sul posto.
  • Poi: nel caso si immette energia per un valore maggiore rispetto a quello del prelievo, c’è un ulteriore riconoscimento economico per le eccedenze di energia immessa. Questo valore di energia “in più” immessa in rete può venir liquidato in euro (in tal caso si configura come “vendita” ai fini fiscali), oppure può essere messo a credito per l’anno successivo.
    La scelta tra queste due opzioni può essere rivista ogni anno.
  • Infine: lo sgravio fiscale permette di detrarre dall’imponibile Irpef in 10 anni il 50% delle spese sostenute per la realizzazione dell’impianto fv. (la detrazione fiscale vale solo per gli impianti domestici posti al servizio dell’abitazione).

 

Lo scambio sul posto fotovoltaico in numeri

Per concludere questa breve guida, e per esemplificare quanto fin qui visto, vediamo un esempio pratico che mostra, anche al di là del solo meccanismo dello scambio sul posto, l’effettivo risparmio a cui può portare l’installazione di un piccolo impianto fotovoltaico (3 Kw di potenza) sul tetto della propria abitazione. L’esempio qui mostrato ha carattere puramente indicativo, ma dà l’idea del risparmio effettivo che si può ottenere installando un impianto che garantisca una produzione di energia vicina al proprio fabbisogno.

Prendiamo l’esempio di un piccolo impianto di 3 Kwp di potenza installato sul tetto (rivolto a sud) della propria abitazione. L’utente preso a riferimento è l’utente domestico tipo, ovvero connesso in bassa tensione, con le classiche bollette in “regime di maggior tutela”, con il classico contratto di fornitura di 3 Kw (potenza contrattualmente impegnata) e con consumi medi annuali di 3.000 Kwh/anno.

Dividiamo il ragionamento in due “blocchi”: nel primo prendiamo in considerazione le sole quantità di energia in gioco, nel secondo guardiamo all’aspetto economico dei costi, dei risparmi e dei guadagni effettivi del meccanismo dello scambio sul posto.

 

Calcolo energetico su base annuale con ssp

Energia prodotta in totale dall’impianto fotovoltaico: 3.200 Kwh
Energia autoconsumata istantaneamente: 600 Kwh
Energia immessa in rete: 2.600 Kwh  (cioè: 3.200-600 Kwh)
Energia prelevata dalla rete: 2.400 Kwh
Energia immessa in eccedenza rispetto ai prelievi: 200 Kwh (cioè: 2.600-2.400)
——————————————————————————————
Consumi annuali dell’utente: 3.000 Kwh (cioè: 600+2.400 Kwh)

 

Calcolo economico su base annuale con ssp

- Ipotizziamo che l’energia prelevata dalla rete ha un costo per l’utente finale di circa 0,20 €/Kwh (compreso di tutto: imposte, accise, servizi, …)
- L’energia immessa in rete ha un valore di circa 0,10 €/Kwh (valore che riguarda la sola “quota energia”, senza tutte le altre voci che paghi in bolletta)
- Il rimborso del contributo in conto scambio ha un valore di circa 0,14 €/Kwh (ovvero il valore dell’energia più il “Controvalore unitario relativo ai servizi”)

 

Attraverso l’energia autoconsumata istantaneamente l’utente risparmierà:

600 X 0,20 = 120 €  (0,20 è il prezzo medio lordo, comprensivo di tutto, dell’energia pagata in bolletta)

Attraverso le bollette elettriche l’utente paga:
Energia prelevata: 2.400 X 0,20= 480 €

Attraverso lo Scambio sul Posto l’utente riceverà dal Gse:
- Contributo in conto scambio, a titolo di rimborso: 2.400 X 0,14= 336 €  (circa, non tassato)
- Valore delle eccedenze di energia in più immessa in rete: 200 X 0,10= 20 € (circa, tassato come reddito “altro”/occasionale)

Queste cifre, abbastanza indicative, rendono l’idea del risparmio, e del guadagno, che l’utente può ottenere installando l’impianto fotovoltaico di 3 Kw con una certa quota di autoconsumo (per una spesa di circa 8 mila euro che, con le detrazioni fiscali del 50%, diventa di 4 mila euro effettiva).

In definitiva ciò che è utile confrontare sono i seguenti dati:

Spese annuali pagate in bolletta dall’utente senza impianto fotovoltaico: 600 €/anno (per consumi di 3.000 Kwh/anno)
Spesa annuali pagate in bolletta dall’utente con impianto fotovoltaico in autoconsumo: 480 € (cioè: 600-120) anzichè 600€.
Rimborso annuale ricevuto per l’energia immessa in rete con lo scambio sul posto: 356 € (cioè: 336+20)

 

Guadagno annuale con i benefici dello scambio sul posto

Sommando il risparmio proveniente dall’autoconsumo, in questo esempio meno del 20% dell’energia prodotta, con i contributi Gse si ha un risparmio in bolletta di quasi 500 euro l’anno sulla bolletta energetica:

  • Risparmi conseguiti/anno: 120 (da autoconsumo) + 356 (da ssp) = 476 €
  • Spesa energetica/anno: 600 – 120 – 356 = 124 € (anzichè 600 €, con autoconsumo del 20%)

 

Si tenga presente che l’autoconsumo è sempre e comunque il fattore di maggior risparmio: più aumenta la quota di autoconsumo più aumentano i risparmi, fino a poter ipoteticamente azzerare la bolletta.

In questo esempio abbiamo ipotizzato una produzione, per un impianto di 3 Kw, di 3.200 Kwh/anno, in realtà molti impianti nel nord italia producono almeno 3.500 Kwh il primo anno, con un rendimento decrescente fisiologico dello 0,5 – 1% l’anno.

Considerando, infine, le detrazioni fiscali sul 50% delle spese, l’impianto, anzichè costare 8.000 euro, ne costa, a conti fatti, 4.000. I tempi di rientro saranno quindi dimezzati: in questo caso saranno intorno agli 8 anni che, con un’autoconsumo del 30-40% potranno scendere a meno di 7 anni.

Leggi qui ulteriori informazioni sulle detrazioni fiscali per il fotovoltaico domestico.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro F. blogger fotovoltaicoAlessandro F.
blogger e micro-editore indipendente, specializzato in fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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158 Commenti

  1. Antonio il 14 novembre 2013 ore 21:50

    ciao Alessandro,
    direi che è tutto esposto in modo chiaro e comprensibile, non capisco però il calcolo finale che hai fatto nel guadagno annuale.
    “Sommando il risparmio proveniente dall’autoconsumo, in questo esempio meno del 20% dell’energia prodotta, con i contributi Gse si ha un risparmio in bolletta di oltre 850 euro l’anno:
    876,8 + 120 – 480 + 336 + 20 = 873 €”
    non capisco da dove vengono gli 876,8 iniziali.
    secondo me se prima spendevo 600 € in bolletta, adesso ne spendo 480 – 336 -20= 124, per cui il risparmio annuale sarà di 600 (vecchia spesa) – 124 = 476€. Con una spesa di 4000 € (8000-detrazione) rientro della spesa in circa 4000/476= 8 anni.
    Saluti
    Antonio

    • Alessandro il 15 novembre 2013 ore 12:25

      …corretto, fatto confusione coi numeri.
      Il risparmio annuale è di 120 (autoconns) + 356 (ssp) = 476 € rientro in 8 anni col 20% di autoconsumo e detraz. fisc.

      grazie, ciao

  2. nino pisasale il 15 novembre 2013 ore 11:22

    Finalmente una guida chiara e completa di tutti i dati e i riferimenti. Peccato che ora che abbiamo le idee chiare non si vendono impianti e i nostri governanti sempre più sordi non si rendono conto di aver distrutto l’unico settore che in Italia ha prodotto PIL negli ultimi tre anni e ha rappresentato una speranza per molti giovani, laureati e non, forse l’ultima occasione per non espatriare come tanti altri.

    • Alessandro il 15 novembre 2013 ore 12:31

      Mmmahh.. in realtà con le detrazioni fiscali 50% le condizioni sono le stesse di quelle che c’erano con gli ultimi incentivi. Tempi di ritorno tra 6 e 8 anni.

      • nino pisasale il 19 novembre 2013 ore 12:50

        Sono d’accordo, però mi pare che le detrazioni fiscali abbiano due limiti:
        1) sono fruibili solo dai privati e non dalle imprese (50% di potenziali clienti esclusi)
        2) sono accessibili solo per i soggetti che hanno imposte da pagare, e quindi sono esclusi tutti i lavoratori con solo reddito da lavoro dipendente e/o con redditi tassati alla fonte.
        Confermi? o è solo una mia impressione che il beneficio delle detrazioni fiscali può raggiungere una piccola minoranza dei potenziali soggetti interessati a impiantare impianti fotovoltaici?

        • Alessandro il 19 novembre 2013 ore 13:11

          1) esatto, i contributori Irpef
          2) tutti i lavoratori con solo reddito da lavoro dipendente sono comunque contributori Irpef, quindi beneficiano della detrazione irpef (ovviamente nei limiti del reddito imponibile che hanno, cioè: se per il 2013 devo pagare 600 euro di irpef, potrò detrarre al massimo 600 euro per il 2013). La detrazioni per le ristrutturazioni (fotovoltaico compreso) è spalmata su 10 anni con quote annuali di pari importo. Es: se pago l’impianto fv 8.000 euro, possono detrarre dall’Irpef 400 euro l’anno per 10 anni.

  3. luca rossato il 17 novembre 2013 ore 19:57

    Salve,
    innanzitutto complimenti per il sito nel quale ho trovato molte informazioni interessanti.
    Avrei un quesito da porvi.
    Supponiamo che abbia l’intenzione di installare un impianto fotovoltaico su un tetto di una mia abitazione o di un capannone industriale/agricolo.
    Se uso io l’abitazione od il capannone (e quindi consumo io l’energia elettrica per le varie necessità) mi sembra di capire che non ho particolari problemi: ho un risparmio proveniente dalla quota che autoconsumo, un ricavo da quello che immetto in più ed un risparmio/ricavo dalla detrazione al 50% per le spese di installazione.
    Ma se io in futuro decidessi di affittare l’abitazione od il capannone cosa succede?
    1- Posso ancora usufruire delle detrazioni al 50%?
    2- Posso variare innanzitutto (volturare credo si dica) l’intestazione del contratto ENEL (ma qualcuno mi dice che con la presenza di impianti fotovoltaici non si può fare sennò si perdono tutte le agevolazioni), in modo tale che le spese provenienti dall’energia in eccesso consumata dall’affittuario se le paghi effettivamente lui.
    3- Nei contratti di affitto si usa comunemente indicare che le spese per le utenze (quindi anche energia elettrica) sono a carico dell’affittuario. La questione è che, se non vario l’intestazione della fornitura, affittando una casa/capannone con un impianto fotovoltaico rispetto a una casa/capannone senza impianto, la bolletta ENEL che mi arriverà (se ho ben capito) riporterà solo i costi per l’energia che l’affittuario prende in più di quella che consuma (se per assurdo non ne prendesse in più sarebbe sempre zero o pari al canone mensile fisso). Come posso addebitargli anche la quota di autoconsumo (altrimenti se non gli addebito la quota di autoconsumo l’affittuario va a beneficiare/risparmiare per una spesa/investimento che ho sostenuto io, soprattutto in rapporto ad uno stesso casa/capannone presa in affitto ma senza impianto fotovoltaico)? Come la conteggio? A che tariffa? Che dicitura legale userò nel contratto? Qualcuno mi diceva che non è possibile indicare nei contratti di affitto per esempio che “per la quota di energia auto consumata l’affittuario dovrà dare al proprietario x €/kw”, in quanto il privato non può vendere energia.
    Non so se sono stato contorto nei discorsi.
    La questione è che prima di effettuare una spesa piccola o grande che sia (3 kw o 20 kw ad esempio) vorrei capire tutte le problematiche che posso avere oggi e che potrò avere in futuro.
    Altrimenti rischio oggi di farmi un’idea di un piano di rientro economico dell’investimento (la parte autoconsumo è decisamente importante) che invece non si realizzerà mai per il mutare di certe situazioni.
    Le previsioni vanno purtroppo fatte su un arco di tempo piuttosto lungo (20-25 anni).
    Vi ringrazio in anticipo per l’attenzione
    Un saluto
    Luca Rossato

    • Alessandro il 18 novembre 2013 ore 12:22

      Ciao, la detrazione fiscale (sull’Irpef) è valida solo per gli impianti al servizio di abitazioni e persone fisiche (no capannoni industriali, dunque, o attività commerciali).
      Le detrazioni fiscali sono valide sia per gli affittuari, che per i proprietari delle abitazioni (anche se le danno in affitto).

      L’intestatario del contratto enel, che paga le bollette, deve essere lo stesso che firma la convenzione di scambio sul posto col gse: la stessa persona paga le bollette e poi riceve il rimborso gse. Questo perchè immissioni e prelievi in rete passano dallo stesso contatore che è a nome di una sola persona.

      Per la parte “commerciale” non so..
      - o fai una “cessione totale in rete” dell’energia prodotta (ritiro dedicato). Così l’affittuario paga le normali bollette, non usufruisce dell’autoconsumo e tu vendi tutta l’energia alla rete (in questo caso non puoi usufruire delle detrazioni).
      - oppure fai l’impianto in scambio sul posto o ritiro dedicato, fai usufruire all’inquilino dell’autoconsumo e trovi il modo di conteggiarlo mensilmente addebitandolo nel canone di affitto (l’autoconsumo si calcola sottraendo all’energia prodotta , tutta l’energia immessa).
      Es: in un mese:
      energia prodotta: 300 kwh,
      energia immessa in rete: 200 kwh
      –> autoconsumo: 100 kwh (cioè: 300-200).
      .
      100 kwh * 0,20€/kwh = 20 €
      .
      L’inquilino pagherà: canone affitto + bolletta elettrica + 20€

  4. Fotovoltaiconorditalia il 18 novembre 2013 ore 08:55
  5. Michele il 18 novembre 2013 ore 20:02

    Ciao Alessandro,

    Un dubbio..riguardo allo ssp quando si parla di “valore economico” (in euro) e non di “quantità di energia”.Delle eccedenze nel tuo esempio perchè vengono considerati eccedenza i 200 kW? Proprio perchè si parla di valore economico non andrebbe considerata eccedenza solo il valore economico dato dal totale dell immissione in rete che in questo caso è 2600*0.14= 364 quindi inferiore a 2400*02= 480
    Secondo me l’eccedenze esisterebbe solo nel caso il VALORE dell’immissione in rete SUPERI il Valore dell’energia prelevata.Cioè dovremmo immettere 3428.5 kW per pareggiare il valore dell’ energia prelevata(3428.5*0.14=480) e oltre tale quota potrammo parlare di eccedenza.Dimmi se il mio ragionamento è sbagliato e perchè ed eventualmente perchè..
    Grazie ciao

    Michele

    • Alessandro il 19 novembre 2013 ore 12:31

      Ciao Michele, io i 2.600 immessi li moltiplicherei per 0,10€, non per 0,14€ (0,10 e 0,14 sono comunque numeri indicativi).
      Perchè il valore dei servizi (il Cus) è riconosciuto solo per l’energia scambiata.
      Invece, mi sa che c’è un altro errore (o magari è lo stesso che dicevi tu).
      .
      Riprovo a fare i calcoli usando semplicemente la formula dello scambio sul posto:

      Cs = min [ Oe ; Cei ] + CUsf x Es

      Cs = min [ 2.400 x 0,10 ; 2.600 x 0,10 ] + 0,04 x 200 kwh
      Cs = min [240 ; 260] + 8
      Cs = 240 + 8 = 248
      .
      Dunque:
      risparmio da autoconsumo (20% di autocons.): 120 €
      Scambio sul posto: 248 €
      Per le eccedenze, invece, abbiamo: 200kwh x 0,10 (oppure: 260 € – 240 €) = 20€

      (Ritorno investimento con 20% di autoconsumo e senza considerare l’inflazione bolletta per i prox 20 anni: 4.000/388 = 10 anni)

      Così forse ci siamo..

      • AF il 19 dicembre 2013 ore 13:25

        Ciao, mi sa che anche questo conto è sbagliato. Infatti Es (energia scambiata) non è 200 kWh, ma credo 2400 kWh, basta guardare le formule dello SSP. Quindi farebbe: 240 + 0.04*2400 = 336 euro, esattamente come scritto nell’articolo (e che torna con la stima del 70-80% della bolletta).

  6. Michele il 19 novembre 2013 ore 19:20

    Perchè è sparita la mia domanda?Ho detto qualcosa di sbagliato…bho..

    • Michele il 19 novembre 2013 ore 19:27

      no tutto a posto scusa

  7. moino gianni il 20 novembre 2013 ore 17:15

    Posseggo un impianto fv da tre anni. Praticamente tutta l’energia prodotta la immetto in rete, in totale finora circa 52.000 Kw. Finora ho percepito per lo scambio sul posto circa € 2.500. Ora il GSE mi chiede una restituzione (mediante bonifico) di oltre € 800. Non mi pare regolare…

    • Alessandro il 20 novembre 2013 ore 17:57

      ..neanche a me. Come giustifica questa richiesta?

    • Massimo Lazzarini il 1 aprile 2014 ore 16:53

      Visto che immetti quasi tutto, se non hai optato per la remunerazione delle eccedenze di contributo per scambio sul posto ti spetta molto poco. Negli scorsi anni gli acconti erano copiosi e quindi ti hanno anticipato molto più di quello che ti spettava. Nella lettera che hai ricevuto dovrebbero averti scritto una cosa del tipo ” visto che ci vorrebbe molto tempo per compensare ti chiediamo i soldi indietro”. Verifica se ti conviene optare per la liquidazione delle eccedenze, che ti ricordo a differenza del contributo SSP sono da indicare in dichiarazione dei redditi mi pare alla voce redditi diversi.

  8. Fotovoltaiconorditalia il 21 novembre 2013 ore 08:52
  9. Fotovoltaiconorditalia il 22 novembre 2013 ore 07:56
  10. patrizio il 22 novembre 2013 ore 09:33

    ho un impianto a tetto di 3 kw. segno mensilmente quanto immetto nella rete, ma il contributo GSE è sempre errato, a che bisogna inoltrare ( o indirizzo) contestazioni o chiarimenti? grazie

    • Alessandro il 22 novembre 2013 ore 11:27

      Ciao Patrizio, tieni presente che il gse emette acconti semestrali (prima erano trimestrali) e poi fa un conguaglio annuale per il contributo in conto scambio. Gli acconti sono quindi indicativi ed i conteggi definitivi vengono poi fatti a fine anno.

      Comunque fai riferimento direttamente al gse.

  11. Fotovoltaiconorditalia il 26 novembre 2013 ore 07:57
  12. Trenti Romano il 28 novembre 2013 ore 18:26

    Ciao Michele, sono Romano abito nella zona di Riva del Garda in Trentino. Ho letto il tuo interessante articolo, io sarei interessato per l’installazione di un impianto fotovoltaico. In famiglia siamo in due e siamo fuori casa dalle 7.30 alle 17.00, attualmente il nostro consumo è di 3450 KWh annui e usiamo gli elettrodomestici soprattutto nella fascia F3. Ero interessato a un impianto da 4 KWh per poter installare in futuro condizionatori-pompe di calore e asciugatrice.
    Ci conviene installarli e fare questa spesa? Ci saranno ancora gli incentivi nel 2014?
    Grazie.

  13. patrizio il 28 novembre 2013 ore 19:17

    Grazie dell’informazione ma un recapito / indirizzo del gse a cui scrivere?? grazie

    • Alessandro il 29 novembre 2013 ore 11:30

      sul sito gse hai il numero del callcenter

  14. Bruno il 29 novembre 2013 ore 09:37

    Non ho capito se l’importo che mi viene riconosciuto per le eccedenze lo devo dichiarare o no nel 730.
    Grazie

    • Alessandro il 29 novembre 2013 ore 11:34

      Se richiedi la liquidazione delle eccedenze, l’importo va dichiarato nel 730 sotto “altri redditi”, perchè di fatto è un altro reddito occasionale.

  15. Fotovoltaiconorditalia il 2 dicembre 2013 ore 07:55
  16. Fotovoltaiconorditalia il 6 dicembre 2013 ore 07:55

    Articolo correlato: Fotovoltaico, costi e benefici

  17. Fotovoltaiconorditalia il 16 dicembre 2013 ore 08:55
  18. bernardino il 18 dicembre 2013 ore 01:00

    buana sera Alessandro,

    Mi occorre un aiuto per la compilazione della domanda di richiesta connessione a Enel.

    Sto per realizzare un piccolo impianto fotovoltaico di 2,6 KWp sul tetto di casa mia, Mi trovo in difficolta nel rispondere alla domanda di connessione on-line nella sezione D2 e D3 potresti darmi qualche chiarimento ???.
    Vorrei aderire allo scambio sul posto.
    grazie

    • Alessandro il 18 dicembre 2013 ore 11:42

      Condividi pure.. qual è il dubbio?

    • ligabue82 il 18 dicembre 2013 ore 12:15

      Ciao Bernardino: spero tu sia un tecnico (anche se alle prime armi, nel senso che effettui per la prima volta la domanda di connessione) perchè se sei un cliente/produttore, ti consiglio di affidare a qualcuno questa pratica, perchè la domanda di connessione è abbastanza semplice, mentre tutto il proseguio (fine lavori, regolamento esercizio, Terna, ecc) è alquanto complesso…
      In ogni caso, per la richiesta che fai, devi indicare D2 nessun incentivo e D3c (Scambio sul Posto).
      saluti.

  19. Fotovoltaiconorditalia il 18 dicembre 2013 ore 11:31
  20. Domenico il 30 dicembre 2013 ore 22:23

    Ciao Alessandro, complimenti per il bel articolo. Volevo sapere se il conteggio dell’energia scambiata è riferito solo a quel specifico contatore, o possono entrare in gioco anche altre utenze, sempre a me intestate ma non collegate all’impianto FV ma sempre con lo stesso gestore (ENEL).
    Grazie e buon anno
    Domenico

    • Alessandro il 31 dicembre 2013 ore 17:41

      Ciao il conteggio dell’energia scambiata nello scambio sul posto è riferito solo a quello specifico contatore: un unico contatore, un unico punto di allaccio alla rete.

  21. alex il 5 gennaio 2014 ore 19:10

    ciao Alessandro, il mio commercialista al quale avevo chiesto info sullo sgravio fiscale che permette di detrarre dall’imponibile Irpef in 10 anni il 50% delle spese sostenute per la realizzazione dell’impianto fv mi ha detto che non potevo beneficiare di questa detrazione in quanto questa possibilità è data a chi rinuncia agli incentivi del GSE

    da quello che leggo in questo post non è cosi…cosa sai dirmi?

    grazie

    • Alessandro il 7 gennaio 2014 ore 11:01

      Ciao alex, il tuo commercialista ha ragione: o incentivi o detrazioni fiscali.
      Detto questo: incentivi e scambio sul posto sono due cose diverse.
      Il contributo dello scambio sul posto non è un incentivo, ma un tipo di remunerazione dell’energia immessa nella rete. L’incentivo, quando c’era, era qualcosa in più (tranne per il “quinto” conto energia che univa ssp e incentivi).
      Oggi la soluzione per una famiglia è:
      scambio sul posto + detrazioni fiscali

      • alex il 7 gennaio 2014 ore 11:09

        grazie della conferma

  22. Fotovoltaiconorditalia il 7 gennaio 2014 ore 19:14
  23. Fotovoltaiconorditalia il 8 gennaio 2014 ore 19:38
  24. FILIPPO CATALANO il 10 gennaio 2014 ore 17:47

    Ho una convenzione “scambio sul posto” da genn.2011; non riesco a capire se i 36 cent a kw prodotto sono ancora validi o se è cambiato qualcosa.
    Prima sulla bolletta trovavo la dicitura “scambio sul posto”,ora non c’è più.
    Grazie

    • Alessandro il 11 gennaio 2014 ore 17:11

      ciao, i 36 cent/kwh è l’incentivo del conto energia che c’era nel 2011 e rimane valido per 20 anni. Lo scambio sul posto, invece, (se non sei con il quinto conto energia) è una cosa ulteriore rispetto all’incentivo.
      Questo dura invece per tutta la durata in vita dell’impianto, ma può cambiare nel tempo col cambiare delle normative.
      Probabilmente non trovi più la dicitura “scambio sul posto” in bolletta perchè non è più gestito dall’operatore elettrico (enel o altro), ma dal Gse (inizialmente era gestito dal enel).

  25. Alessandro il 13 gennaio 2014 ore 22:33

    Ciao Alessandro, vedo che sei molto esperto, mi serve un chiarimento oggettivo, e non dei soliti venditori a tutti i costi.

    IL MIO OBBIETTIVO:
    Ho un capannone di mq 1.000 con tetto in eternit, ho già comprato il tetto nuovo. Smantellare la vecchia copertura, smaltirla e montare il nuovo tetto mi costa 15.000 euro più iva, vorrei istallare sul tetto un piccolo impianto che mi rendesse oltre la somma spesa per l’impianto fotovoltaico anche i 15.000 euro più iva. (non consumo corrente, devo solo venderla)
    Per avere 1)più possibilità di affittare il capannone 2)lo sgravio del 50% sull’Irpef 3)rientrare dei costi sostenuti per smaltire l’eternit.

    LA PROPOSTA CHE MI HANNO FATTO:
    Impianto di 6kwp = 8.280 kwh/anno (località Pescara)
    GSE 8.290x 0,22= 1.820 euro/anno (scambio sul posto)
    costo impianto (chiavi in mano) 14.900 euro

    Cosa ne pensi? Ho già dei dubbi sulla “rendita” che verrà tassata…

    • Alessandro il 14 gennaio 2014 ore 15:43

      Ciao Alessandro, tre cose:
      - primo: lo sgravio 50% Irpef non vale per aziende e attività commerciali. Al limite per imprenditori individuali, ma non per immobili strumentali all’attività. Verifica col tuo commercialista
      - secondo: senza autoconsumo diretto, alle aziende in questo momento non conviene molto (per questo si attendono i SEU). L’energia ha un valore di circa 0,22 se viene autoconsumata. Ma, non essendoci autoconsumo, lo scambio sul posto remunera l’energia a circa 0,10 (ma anche meno) Lo 0,22 sarebbe quello che si paga in bolletta con tasse, servizi, oneri, ecc…
      - terzo: i proventi annuali, che sarebbero di circa 820 euro, verrebbero sommati al tuo reddito e tassati.
      .
      Alle condizioni attuali ritorni comunque dall’investimento, ma in molti anni.
      Poi dipende anche se porti l’impianto in ammortamento come bene strumentale all’attività, o altro..
      .
      Diverso è il discorso, invece, se dentro al capannone si svolge un’attività che consuma energia..

  26. gianluca il 15 gennaio 2014 ore 22:13

    Buonasera. volevo chiederle una cosa. mi è stato detto che per una miglior scambio,se ho un impianto fotovoltaico da 6 kw anche il contratto con il gestore (enel) della mia utenza dovrà essere di 6 kw, in modo da scambiare totalmente quanto produco. è vera questa cosa ?

    • Alessandro il 16 gennaio 2014 ore 12:33

      Ciao Gianluca, no non è corretto.
      Sono due cose diverse:
      la potenza del contatore enel della tua utenza deve essere coerente con i tuoi consumi domestici (per la casa in genere è ok 3 Kw, ma dipende dai tuoi consumi (NON dall’impianto fv).
      Puoi tranquillamente installare un impianto da 6 kw, e fare un contratto da 3 kw per i prelievi dalla rete.
      6 kw è la potenza massima di immissione nella rete.
      3 kw è la potenza massima di prelievo dalla rete (salta il contatore se hai accesi contemporaneamente: frigo, lavatrice, lavastoviglie, phon, forno elettrico, tv)

  27. Mansoor il 16 gennaio 2014 ore 12:18

    Hello Alexander,

    My Italian is bad, so I write in English. I have trouble understanding the calculation of the new SSP rules. I know that,

    Cs = min(Oe, Cei) + Cusf*Es

    Oe = Energy prelevata * PUN
    1. Do I get PUN values from GME website?
    2. Is PUN the end customer price (Including energy,tax,levy costs?)

    Cei = Energy immessa * Zonal market price
    1. Zonal market price is just the cost of energy generation on the market?

    Cusf:
    1. Where can I find the value for this?

    Es:
    1. Is this (Energy immessa – Energy prelavata) or min (Energy imessa, Energy prelevata)

    I am sorry if my questions sound stupid :) Feel free to answer in italian! But please answer :)

    Best regards,
    Mansoor
    Bremen

    • Alessandro il 16 gennaio 2014 ore 13:20

      Hi Mansoor,
      you can see PUN (National Unique Price) values on the GME website, PUN Index section. It’s an average and it is not end customer price, but at wholesale market price. This value also exclude tax, levy and service costs.
      .
      Zonal market price is “at the day before” market price. You can see this value on Gme web site too.
      .
      Cusf: there are Aeeg resolutions for this. I dont remember witch now.
      .
      Important: Es (Energia scambiata) is min(energy immessa;energy prelevata) (not difference!, I made a mistake)
      Hope I was helpful for you.

      • Marco il 21 gennaio 2014 ore 15:54

        Marco il 21 gennaio 2014 ore 14:55

        Ciao Alessandro ti volevo chiedere se il contributo in conto scambio si basa sul prezzo che io pago l’energia (ho un contratto da 6 kw) oppure sul prezzo di mercato che con 3 kw è quasi la metà.
        Grazie.

        • Alessandro il 21 gennaio 2014 ore 16:09

          Il contributo in conto scambio rimborsa:
          - l’energia immessaeriprelevata al suo prezzo di mercato + la quota servizi (rimborsa a circa il 70% del prezzo in bolletta);
          - l’energia immessaeNONriprelevata al suo prezzo di mercato, che è circa la metà del prezzo in bolletta.
          .
          Il prezzo che tu paghi in bolletta include infatti imposte, tasse, oneri, servizi, ecc..

      • Moghul Mansoor il 21 gennaio 2014 ore 17:35

        Hi Alessandro,

        First of all thanks for the reply. Just after I had posted this question, I read your other articles. The new articles cleared most of my doubts. Just some clarifications.

        1. So basically the PUN is the “national average” of the wholesale market price (electricity) and the Zonal market price is the wholesale market price of the corresponding zone where the PV plant is installed?

        2. If I go by this assumption, then for tomorrow(22.1.2014), the PUN is 0.0578 €/kWh and the zonal selling price(of my plant) in Zona Nord is 0.05639 €/kWh? Arent the values too close?

        source: http://www.mercatoelettrico.org/It/WebServerDataStore/MGP_ReportGiornalieroEn/20140122MGPReportGiornalieroEn.pdf

        Thanks and looking forward to your reply!

        With best regards,
        Mansoor
        Bremen

        • Alessandro il 22 gennaio 2014 ore 11:48

          Hi Mansoor,
          1) exactly..
          2) Yes, values ​​can also be equal,
          but sorry these types of technical arguments are beyond the scope of this blog..

          good day

        • Moghul Mansoor il 29 gennaio 2014 ore 10:47

          Thanks for the clarification Alessandro!

  28. Marco il 21 gennaio 2014 ore 17:01

    Quindi se ho ben capito il gse mi rimborsa circa il 70% della mia bolletta anche se ho un contratto da 6 kw?

    • Alessandro il 21 gennaio 2014 ore 19:36

      si la potenza in prelievo non c’entra

  29. Vincenzo il 21 gennaio 2014 ore 21:05

    Ciao Alessandro, complimenti per le spiegazioni date sono molto chiare precise, essendo che sono in fase di realizzazione di un impianto FV da 6,5 Kw e non avendo ancora l’allaccio alla rete ENEL avremmo pensato di effettuare un’unica richiesta di nuovo allaccio e connessione dell’impianto FV per evitare ulteriori ed inutili spese aggiuntive, ma non riusciamo a trovare nessuno che ci indichi cosa fare neanche chiamando ad ENEL servizio elettrico.
    Inoltre mi vogliono far fare un contratto di prelievo da 6Kw essendo che l’impianto immeterà 6,5Kw, quando in realtà la mia abitazione necessita di 3Kw, come posso fare per attestare questo?
    Grazie per l’interesse

    • Alessandro il 22 gennaio 2014 ore 11:31

      Bisogna capire perchè ti propongono il contratto da 6 kw per un nuovo allaccio.. prova a sentire altri installatori

    • ligabue82 il 22 gennaio 2014 ore 12:02

      Affidati ad un installatore competente.
      Innanzitutto non effettuare un impianto da 6,5 kWp perchè per soli 500W (cioè superati i 6 kWp in immissione) Enel chiede la trifase, nonchè l’interfaccia esterna di protezione (con conseguente inutile aggravio dei costi). Puoi chiedere contestualemnte 6 kW in prelievo e immissione, tramite domanda di connessione.
      In che zona ti trovi?
      Se sei interessato puoi contattarmi in privato per il disbrigo di queste pratiche.

      saluti

  30. Patrizio Vito Saccomanno il 23 gennaio 2014 ore 17:25

    Ciao Alessandro, da poco tempo mi sono inserito nel settore del fotovoltaico quale rappresentante di un giovane installatore della mia zona (Novara). Ti faccio i complimenti per la tua pubblicazione circa lo ssp. Entro subito nel merito chiedendoti: qual’è la percentuale di autoconsumo da calcolare nel piano economico, sia per i privati che per le aziende? ovvero se il consumo è composto dall’energia prodotta e autoconsumata + quella immessa in rete e successivamente ripresa in consumo senza eccedere la produzione, dovrei avere un autoconsumo del 100%? correggimi se sbaglio. grazie e complimenti ancora.

    • Alessandro il 24 gennaio 2014 ore 11:59

      Ciao, la percentuale di autoconsumo dipende dal tipo di utenza, e dalla dimensione dell’impianto.
      Per autoconsumo, però, si intende l’uso diretto dell’energia al momento della produzione.
      L’energia che immetto e poi riprelevo è invece energia ‘scambiata’.
      L’energia che immetto e NON riprelevo è l’eccedenza.

      Il solo autoconsumo per i privati-domestici in genere è intorno al 30% della produzione. Con gli opportuni accorgimenti (cambio delle abitudini di consumo + ottimizzatori + sistemi di accumulo temporaneo) si può arrivare al 100% del fabbisogno.
      Ovviamente tutto dipende da: impianto, consumi, batterie, abitudini di consumo, stagione.

  31. Patri Vito Saccomanno il 25 gennaio 2014 ore 21:03

    Grazie per il chiarimento.
    ciao

  32. Annalisa Venturi il 28 gennaio 2014 ore 16:28

    Gent.mo’
    Come faccio a capire se mi conviene far liquidare le eccedenze oppure mettere a credito per l’anno prossimo?
    Un cordiale saluto e grazie!

    • Alessandro il 28 gennaio 2014 ore 17:17

      Se è poca roba ti conviene mettere a credito per l’anno prox.
      Se chiedi la liquidazione poi ci paghi le tasse.

  33. Fotovoltaiconorditalia il 31 gennaio 2014 ore 18:12
  34. ale il 2 febbraio 2014 ore 12:20

    Ciao Alessandro e complimenti per il sito,io vivo in Sardegna e ho deciso di montare un impianto fv da 6kw a 12 mila euro,potrebbe sembrare una follia visto che il mio consumo annuo della mia famiglia cioe 2 adulti e una bambina e di max 3000kw,ma di solito e rimango sconvolto mi sembra che i conti o meglio le proposte di chi vende siano fatte un po cosi,diciamo seza molti calcoli.Mi spiego meglio di solito ci viene chiesta l ultima bolletta per visualizare il consumo annuo e da li si risale al tipo di impianto da installare,secondo me niente di piu sbagliato,certo per prima cosa bisogna vedere il consumo annuo e poi chiedere al cliente quanto ci si limita con la corrente per non pagare cifre enormi,poi bisogna capire come si produce l acqua calda nel mio caso scaldino a gas(600euro al anno di gas e un consumo enorme d acqua)e i il tipo di riscaldamento sempre nel mio caso (1100 euro all anno di pellet) solo dopo aver capito questi consumi si puo creare un fv a misura….Secondo i miei calcoli e spero di non sbagliare con un impianto da 6kw ed elimando per primo lo scaldino a gas e quindi passando ad uno scaldabagno eletrico con un consumo di circa 2500kw all anno vado a risparmiare 600 euro per secondo riducendo almeno a metta il consumo del pellet(usando i climatizzatori almeno di giorno nelle ore di max produzione)vado a risparmiare circa 500 euro l anno quindi sempre secondo i mie calcoli il mio risparmio annuo dovrebbe essere cosi calcolato -600 detrazioni -600gas -550 pellet per un totale di 1750 poi a tutto questo il risparmio del 70 per cento sule bollette,spero che si capisca cioe che intendo dire e che sia giusto come calcolo…..Volevo aggiungere che e un investimento come tale si deve vedere cioe secondo me conviene solo nel caso di investimento senza finanziamenti da parte di terzi,considerando che con 12mila euro in banca o poste che siano gli interessi annui sono di circa 40 euro….quindi mi sembra che la convenienza ci sia.

    • Alessandro F. il 3 febbraio 2014 ore 19:36

      ciao, sicuramente per quantificare il risparmio generabile, come tu dici, bisogna prendere in considerazione molti fattori: dalle bollette dell’ultimo anno, agli apparecchi che utilizzi per il riscaldamento o per l’acqua sanitaria. Ovviamente per sfruttare al massimo il fotovoltaico si potranno sostituire apparecchi tradizionalmente a gas con apparecchi elettrici.
      Non sottovaluterei, infine, (ma dipende dai costi), un sistema di accumulo domestico che ti consente di arrivare almeno al 70% di autoconsumo.
      Cioè: se riesco ad utilizzare tutta la “mia” energia prima di immetterla in rete, la convenienza sarà massima. Le batterie servono a questo.

  35. Alberto il 3 febbraio 2014 ore 23:48

    Solo per ringraziarti dell’articolo.. finalmente ho capito il meccanismo. Nessuna omanda, solo grazie!
    Ciao
    Alberti

  36. Andrea Carretti il 6 febbraio 2014 ore 19:32

    Ciao e complimenti, finalmente ho capito qualcosa… Vorrei realizzare un impianto da 5 kw visto che consumo circa 5.500 kw annui, puoi indicarmi aziende a cui chiedere preventivi od in alternativa quanto sarebbe “giusto” spendere per un impianto simile e se secondo te ho davvero bisogno di 5 kw per i miei consumi?
    Grazie
    Andrea

    • Alessandro F. il 7 febbraio 2014 ore 16:55

      ciao Andrea, sui costi calcola (chiavi in mano) circa 2.300 – 2.700 €/kw, ma ovviamente dipende dal costo dei moduli (sunpower, per es., sono tra i più costosi, ma di miglior qualità, altri moduli sono più a buon mercato.. confronta le garanzie di produzione sui 20 anni e fatti fare un chiaro piano di rientro dall’investimento calcolando un autoconsumo di circa il 30%.
      Ovviamente considera le detrazioni fiscali 50% che dimezzano i costi sul lungo periodo (10 anni).
      faccia sapere ciao

    • ligabue82 il 10 febbraio 2014 ore 14:41

      Ciao Andrea. In che zona ti trovi? c’è parecchia differnza sui prezzi per un’installazone al sudItalia, rispetto al nord.
      Saluti

  37. Massimo il 7 febbraio 2014 ore 12:06

    Ciao Alessandro , complimenti per le spiegazioni sul FV e SSP, precise e chiare, dovrei farti una domanda anche io, lunedì prossimo dovrebbe venirmi l’enel ad avviarmi un impianto FV da 4 kwp, ho già il contatore bidirezionale ma a quanto pare dal 1/1/2014 non basta più, mi fanno montare un secondo contatore non so per cosa, ho chiesto anche al tecnico Enel ma neanche lui aveva le idee molto chiare, tu ne sai qualcosa? Vorranno misurare la quantità di kw in autoconsumo?
    Grazie
    Massimo

    • Alessandro F. il 7 febbraio 2014 ore 16:57

      ciao massimo, anch’io per ora non ti so dire niente.
      Anzi, se c’è qualche tecnico all’ascolto, rigiriamo a lui la domanda.

      • Massimo il 7 febbraio 2014 ore 18:43

        Domani ho qui il mio tecnico installatore che gli prepara montato a fianco dell’inverter la basetta per agganciare il contatore, vediamo se ha qualche novità.

        Massimo

        • Alessandro F. il 7 febbraio 2014 ore 19:49

          perfetto facci sapere, grazie!

        • Massimo il 8 febbraio 2014 ore 13:43

          Niente, il mio installatore non è riuscito ad avere altre info riguardo la funzione del secondo contatore, a questo punto aspetto il tecnico enel per l’avvio e chiedo a lui sperando che mi sappia dire qualcosa…

      • Massimo il 7 febbraio 2014 ore 18:45

        Comunque risulta anche a te che va montato un secondo contatore?

        Massimo

        • ligabue82 il 10 febbraio 2014 ore 14:40

          Il secondo contatore è obbligatorio per tutti gli impianti allacciati dal 01/01/2014; stabilito da una delibera AEEG.
          Servirà per misurare la produzione e quindi l’autoconsumo di ognuno di noi, forse in vista di una tassa sull’autoconsumo…

          saluti

        • Alessandro F. il 10 febbraio 2014 ore 18:31

          Si confermo, la delibera AEEG in questione è la 578/2013 (uscita in dicembre 2013).

    • Massimo il 18 febbraio 2014 ore 04:09

      Ieri abbiamo fatto partire l’impianto ed ho chiesto ancora al tecnico Enel il motivo del secondo contatore, la risposta è stata che il contatore bidirezionale che normalmente è già montato, è certificato solo per l’energia che utilizzo, quindi quella in ingresso e non quella in uscita, mentre il contatore che fanno montare in più da quest’anno è certificato in uscita, serve quindi per misurare l’energia che produco, con questo sistema hanno un controllo sull’energia auto consumata preciso, o quantomeno “certificato”, probabilmente hanno avuto dei problemi in passato sui calcoli energia immessa, auto consumata e prelevata.

      • Alessandro F. il 18 febbraio 2014 ore 12:56

        ah ok serve per calcolare l’autoconsumo. Cioè: energia prodotta meno energia immessa in rete uguale energia autoconsumata..

        • Massimo il 22 febbraio 2014 ore 13:18

          sicuramente è come cici tu,
          che tu sappia c’è in giro un misuratore o analizzatore da poter montare sulla rete in qualche maniera e che vada a misurare proprio quelle letture privatamente senza dover dipendere dall’Enel? così poi alla fine sarebbe bello fare qualche confronto.

        • Alessandro F. il 24 febbraio 2014 ore 14:04

          io non ne conosco.. se qualcuno …

  38. moreno il 9 febbraio 2014 ore 23:27

    STO VALUTANDO LA REALIZZAZIONE DI UN IMPIANTO FOTOVOLTAICO DA 100 KW IN AUTOCONSUMO NELLA MIA AZIENDA AGRICOLA. IL CONSUMO ANNUALE E’ DI 165.000 KW QUINDI CONSUMERO’ SICURAMENTE TUTTI I KW PRODOTTI. ATTUALMENTE IL COSTO MEDIO E’ DI 193 EURO MWh, MA IL COSTO PURO DI ENERGIA, IN FATTURA, E’ DEL 47% MENTRE X I SERVIZI DI RETE, LE IMPOSTE, L’IVA E’ IL RESTANTE 53%. IL 50% DEL MIO CONSUMO AVVIENE NELLE ORE NOTTURNE. CONSIDERANDO CHE UN KW DI FOTOVOLTAICO DOVREBBE PRODURRE NELLA MIA ZONA CIRCA 1000/1050 KW IN UN ANNO, COSA MI RENDERA’ ANNUALMENTE L’IMPIANTO?

    • Alessandro F. il 10 febbraio 2014 ore 18:05

      La domanda giusta è: “quanto mi farà risparmiare..”
      Mi lascia un po’ dubbioso il 50% di consumo notturno.
      Ovviamente devi farti fare un prospetto preciso di consumi e stime di risparmio.
      Fai valutare, eventualmente, anche la spesa per un sistema di accumulo temporaneo dell’energia prodotta.

  39. Massimo il 10 febbraio 2014 ore 20:38

    …forse in vista di una tassa sull’autoconsumo… grazie Ligabue e Alessandro, una tassa sulla quantità di kw autoconsumi è la prima cosa che mi è venuta in mente anche a me, speriamo non sia così altrimenti sarebbe un bel incentivo per non montare il FV e visto che il settore non va proprio a gonfie vele sarebbe assurdo…

    • Alessandro F. il 11 febbraio 2014 ore 12:21

      nel caso , mi sa che l’unica soluzione sarebbe il totale distacco dalla rete con autonomi sistemi di accumulo (rinunciando ahimè alle immissioni in rete) o la vendita diretta ad altro utente.

      • Massimo il 11 febbraio 2014 ore 12:55

        Il mio impianto inizialmente era progettato con accumulo a batterie da 6/8 kw da poter utilizzare nelle ore notturne, con potenza installata 6 kwp proprio per utilizzare al massimo l’energia autoprodotta ma dopo aver visto i prezzi degli accumulatori ho calcolato che per ora non conviene, almeno fino a quando non calano un po i prezzi o aumenta la resa/durata degli accumulatori.
        Ripensandoci un po sarebbe assurdo tassare l’energia utilizzata autoprodotta, fino a ieri tutti hanno spinto per quella direzione e ora me la vengono a tassare? Secondo me sarebbe la fine del FV…
        Massimo

        • Alessandro F. il 11 febbraio 2014 ore 15:33

          mmhh… non so.. qui si entra nell’ambito privatistico.
          Se io produco l’energia di casa mia con una dinamo a pedali ;-) sono affari miei. Cosa fanno? Si mettono a fare i controlli casa per casa?
          Diverso è, invece, se per questa energia autoprodotta ricevi incentivi o qualsiasi altra forma di agevolazione pubblica…

  40. william il 12 febbraio 2014 ore 11:52

    buongiorno,
    ho installato ad Agosto dell’anno scorso, per sopperire in parte ai consumi elettrici di casa mia, un impianto fotovoltaico di 10,14Kwh (produzione stimata circa 11.000/11.500kwh)
    I suddetti consumi derivano dall’utilizzo di una pompa di calore per il riscaldamento ed il condizionamento, dal piano cottura ad induzione e dalle varie utenze domestiche (circa 18.000 kwh annui)
    L’energia autoconsumata si aggira sul 48% quella scambiata sul 52% dalla differenza tra produzione e consumi si evince che non ho alcuna eccedenza.
    ho letto attentamente il “Calcolo economico su base annuale con ssp” riportato e sono a chiedere chiarimenti sulla veridicità di quanto affermato.
    Chiedo questo perchè dal primo acconto ricevuto dal GSE mi viene riconosciuto attraverso il parametro “alfa” solo il 16% di coefficiente scambio a fronte del 52% reale ( 1/3).
    A questo punto sono curioso di vedere se con il conguaglio del GSE l’energia che ho immesso in rete mi verrà riconosciuta o perderò definitivamente il 36% della mia produzione (11.500 X 0,36= 4140kwh sono soldoni)
    Se così fosse il messaggio che verrebbe dato a chi crede nell’utilizzo delle energie rinnovabili e come me progetta la sua casa e quella degli altri con uno spirito ecologico è estremamente negativo e finirebbe ancora una volta con disincetivare l’utilizzo di queste risorse.

    • Alessandro F. il 12 febbraio 2014 ore 13:25

      aspetta i conguagli, ciao. I conti devono tornare

      • William il 12 febbraio 2014 ore 21:16

        Grazie Alessandro, spero tu abbia ragione.

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