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I benefici dell’autoconsumo fotovoltaico

22 gennaio 2016
Voto:4/5 (9 voti)

Una delle prerogative di chi ha un impianto fotovoltaico sul proprio tetto è quello di rendere massimo l’autoconsumo.
In questo articolo vediamo quali sono i benefici dell’autoconsumo. Autoconsumare “in sito”  l’energia prodotta dal proprio impianto fotovoltaico comporta una serie di vantaggi economici per il titolare dell’impianto. Vantaggi che si traducono in un immediato risparmio in bolletta. La parte di energia non autoconsumata viene immessa in rete per essere valorizzata con lo scambio sul posto (in questo link la guida completa).

 

Quali i benefici dell’autoconsumo istantaneo?

Prima di rispondere a questa domanda vediamo di capire cosa si intende esattamente con autoconsumo “in sito” dell’energia prodotta. Un utente autoconsuma l’energia prodotta dal proprio impianto quando l’energia prodotta viene utilizzata direttamente, passando “dal tetto” alla “rete domestica”, senza passare dalla rete Enel. L’energia prodotta viene, in questo caso, utilizzata nel momento stesso sua produzione o, nel caso di un sistema con accumulo fotovoltaico, viene stoccata nelle batterie per essere utilizzata in seguito. L’utilizzo di batterie è comunque “autoconsumo”, ma, anzichè essere un “autoconsumo istantaneo” è “autoconsumo differito”. L’autoconsumo differito comporta, com’è ovvio, il costo delle batterie.

Un impianto fotovoltaico in funzione, infatti, produce kWh: in genere si producono, in condizioni ottimali, circa 1.100 kWh/kWp/anno nel nord Italia, 1.300 kWh/kWp/anno nel centro Italia e fino a 1.500 kWh/kWp/anno nel sud Italia.

Questi kWh di corrente elettrica hanno tre possibili “modalità di utilizzo”: possono essere utilizzati direttamente e istantaneamente dall’utenza, possono andare a ricaricare degli accumulatori elettrici, oppure possono venire immessi nella rete elettrica nazionale. Con la “terza via” i kWh prodotti vengono messi a disposizione di altri utenti che si trovano sulla rete Enel. La rete Enel, in presenza di molte fonti di immissione in rete, fa in modo che tutti i piccoli auto-produttori possano immettere in rete la propria energia senza causare sbalzi di tensione e garantendo in ogni momento del giorno il corretto dispacciamento dell’energia.

Dunque, l’energia elettrica prodotta da un impianto senza batterie non viene immagazzinata, viene autoconsumata o, in alternativa, immessa nella rete Enel.

 

autoconsumo fotovoltaico

Dicevamo quindi: quali sono i benefici dell’autoconsumo istantaneo?

Tra i benefici dell’autoconsumo fotovoltaico, il primo e più importante per chi fa l’investimento è quello economico. Beneficio che deriva dalla possibilità di ridurre immediatamente le bollette elettriche. In alcuni periodi dell’anno, sfruttando un autoconsumo intelligente, è possibile ridurre le bollette anche del 80-90 per cento.

Non solo: con un accumulatore è possibile arrivare, in alcune situazioni, ad azzerarle completamente. Ovviamente non si tratta di un obbiettivo facile da raggiungere, vista le forte intermittenza produttiva della fonte solare, ma in determinati periodi dell’anno con un minimo accumulo è possibile ottenere delle bollette “a saldo zero”.

Autoconsumando il più possibile, infatti, si avrà la possibilità di ridurre drasticamente i prelievi dalla rete e quindi l’acquisto di energia dal proprio operatore. A tal proposto, una nota è d’obbligo.

 

Autoconsumo vs Bolletta elettrica

Quando si acquista energia elettrica dalla rete, quando si pagano le bollette, in fattura vengono addebitate non solo le quantità effettive di energia prelevata, ma anche (e soprattutto) una moltitudine di altre voci di costo: dagli oneri di rete, ai costi legati ai servizi di fornitura, distribuzione, trasmissione, dispacciamento. Non solo: a questi costi “accessori” vengono aggiunte Iva, Accise, Addizionali ed altri costi aggiuntivi.

In definitiva, se il prezzo dell’energia “alla fonte”, sul mercato elettrico, va dai 4 ai 10 centesimi per kWh, l’energia pagata in bolletta viene a costare almeno il doppio (a volte anche il triplo) del suo costo effettivo. Basti pensare, per esempio, che solo l’Iva aumenta il costo all’utente finale del 10 o del 22% (gli utenti domestici pagano l’iva al 10 per cento).
Non solo: gli oneri generali di sistema costituiscono ben il 25 per cento della bolletta, i servizi di rete incidono per più del 17 per cento e le imposte nazionali pesano sulla bolletta per più del 13 per cento (fonte Aeegsi).
Generalmente in bolletta paghiamo l’energia ad un costo lordo che va da un minimo di 0,20 €/kWh, fino ad oltre 0,27 €/kWh. Come detto, il prezzo della sola energia è di pochissimi centesimi di euro/kWh. Questo è sommariamente il valore che viene dato all’energia venduta alla rete.

Questo è il primo motivo, dunque, per il quale ad ogni “utente finale” conviene sfruttare il più possibile i benefici dell’autoconsumo fotovoltaico: perchè l’energia autoprodotta ed autoconsumata evita il prelievo dell’energia dalla rete, con tutti i costi aggiuntivi che comporta. L’energia acquistata dalla rete e pagata in bolletta, infatti, risulta molto più onerosa dell’auto-produzione: ha un costo molto maggiore del valore assegnato dal Gse all’energia immessa in rete.

L’energia che non viene autoconsumata, infatti, viene immessa in rete e viene comunque “pagata” dal Gse.  Il valore assegnatole, però, è inferiore al prezzo dello stesso quantitativo acquistato dalla rete.

In altre parole:

  • tra autoconsumo e prelievo da rete la priorità va data all’autoconsumo;
  • tra autoconsumo e immissione in rete, la priorità va data, anche in questo caso, all’autoconsumo.

Per questo motivo, nel momento i cui si ha un impianto fotovoltaico, conviene molto di più utilizzare l’energia auto-prodotta, piuttosto che prelevarla dalla rete.

 

I benefici dell’autoconsumo “differito” con batterie

Quali sono, invece, i benefici dell’autoconsumo “differito”? L’autoconsumo differito, quello che avviene accumulando nelle batterie l’energia prodotta per utilizzarla in momenti successivi, ha il vantaggio di rendere disponibile la “propria” energia in qualsiasi momento, anche quando l’impianto non produce. In questo modo si ha la possibilità di sfruttare al massimo il proprio impianto per ridurre le bollette.

Utilizzando gli accumulatori si ha la possibilità, in alcune situazioni ed in alcuni periodi dell’anno, di azzerare completamente la bolletta elettrica.

Un’attenzione particolare, però, va data ad almeno questi tre aspetti:

  • il costo delle batterie,
  • la capacità di accumulo e la “profondità di scarica” delle batterie,
  • la loro durata nel tempo (o i “cicli di ricarica” garantiti dal costruttore).

Un accumulatore può garantire l’80 per cento di autoconsumo, ma deve “fare i conti” con i costi e con l’efficienza: il prezzo aggiuntivo delle batterie è in grado di garantire all’investimento l’adeguato ritorno economico? Il ritorno economico, come detto, dipende dal risparmio accumulabile nel tempo sulla bolletta elettrica.

Il prezzo degli accumulatori si è già molto ridotto nell’ultimo anno ed in molti casi è già un investimento sostenibile economicamente. Le batterie al Piombo Acido hanno prezzi molto più accessibili rispetto alle batterie al Litio. Nonostante ciò le prime hanno nel complesso molta meno efficienza e durata rispetto agli accumulatori agli Ioni di Litio. Le batterie al Piombo, inoltre, hanno una “profondità di scarica” intorno al 50 per cento. Ciò significa che, per durare nel tempo, possono essere scaricate solo al 50 per cento della loro capacità nominale prima di essere ricaricate. Questo limite è meno impattante nelle batterie al Litio che hanno invece profondità di scarica tra il 70 e l’80 per cento.

 

I benefici dell’autoconsumo sulla rete Enel

Finora abbiamo visto i benefici dell’autoconsumo “lato utente”. Quali sono invece i benefici sulla rete elettrica? I benefici dell’autoconsumo sulla rete elettrica di Enel rappresentano uno dei motivi per i quali i sistemi di accumulo dovrebbero essere incentivati dallo Stato, come già da parecchio avviene in Germania.

Tanti piccoli produttori domestici, nelle ore “di picco” della produzione fotovoltaica, producono molta più energia di quella necessaria al proprio fabbisogno. Così, nella fascia centrale della giornata, immettono in rete molta energia. Il gestore di rete, per garantire la gestione ottimale di tutta questa energia “in più” immessa in rete, ha bisogno di onerosi adeguamenti strutturali per evitare sbalzi di tensione e “stacchi” dovuti ai carichi eccessivi di alcuni momenti.

L’immissione diffusa ed irregolare di elettricità nella rete elettrica nazionale crea scompensi e costi di adeguamento infrastrutturale necessari alla sicurezza della rete stessa.

La diffusione dei sistemi di accumulo, invece, riducono di molto i carichi di rete ed hanno l’enorme beneficio di diminuire, regolarizzare e stabilizzare i flussi di energia “in entrata” nella rete Enel.

L’incentivazione dell’autoconsumo, di fatto, agevolerebbe il gestore di rete nel dispacciamento dell’energia, eliminerebbe i costi di adeguamento infrastrutturale e, soprattutto, eliminerebbe gli “stacchi da sovratensione”, frequenti in alcuni periodi dell’anno nelle aree in cui sono presenti numerosi impianti fotovoltaici.

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20 Commenti

  1. Sole Siciliano, il 22 gennaio 2016 ore 10:40

    E ad esempio come si può accumulare e quanto incide il costo? Buona serata

    • Alessandro, il 22 gennaio 2016 ore 16:45

      Con un sistema d’accumulo di circa 9 kwh si può arrivare ad un ottimo livello di autonomia energetica (anche oltre l’80% media annua). Ovviamente d’estate si avrà probabilmente una autosufficienza totale, d’inverno no, però tutto dipende da quanto ammontano i consumi e dalle loro fasce orarie. Come anche la zona di installazione.
      Sui costi: iniziano a farsi largo delle soluzioni economiche che a livello domestico sfruttando le detrazioni fiscali irpef 50% consentono di ottenere interessanti ritorni economici. Per un impianto da 3 kw con un piccolo accumulatore ci sono prezzi intorno ai 7.000-9.000 euro che con gli sgravi fiscali sono di circa 4.000 effettivi.

  2. Daniela, il 22 gennaio 2016 ore 11:28

    Buongiorno, premetto che sono assolutamente ignorante in materia quindi perdonatemi per la domanda “sciocca”. Abbiamo appena messo in funzione i pannelli fotovoltaici da 1.5 kw nominali, acquistati insieme alla casa di nuova costruzione. Io ho sempre utilizzato l’energia nelle fasce F2 e F3 ma come descritto in numerosi post e come suggerito dall’ENEL stessa, con i pannelli dovrebbe essere più conveniente l’autoconsumo e quindi utilizzare l’energia prodotta nella fascia diurna, corrispondente alla F1. Dal momento che la potenza nominale massima prodotta dai miei pannelli è di solo 1,5 Kw è davvero conveniente per me consumare in fascia F1? Accendendo ad esempio la lavatrice a 60° oppure la lavastoviglie (anche non contemporaneamente) non rischio di richiedere un assorbimento che va oltre quando prodotto dai pannelli, pagando quindi la differenza a tariffa più elevata di quanto avrei pagato in F2 o F3, pur senza utilizzare l’autoproduzione? Spero di esser stata chiara..
    Grazie a chi potrà rispondermi.
    Daniela da Torino

    • Alessandro F., il 22 gennaio 2016 ore 12:15

      Nel tuo caso specifico il dubbio è legittimo.
      Se c’è differenza, in positivo o in negativo, dipende comunque dalla tua attuale condizione tariffaria. In ogni caso credo che la differenza sia minima e bisognerebbe fare due conti.
      Comunque lo scambio sul posto non credo che risulti, neanche in questo caso, più conveniente rispetto all’autoconsumo diurno, seppur come semplice integrazione del prelievo di rete.

      • Daniela, il 22 gennaio 2016 ore 14:41

        Grazie mille per la risposta..e per aver considerato legittimo il mio dubbio! ;-)

    • gipi, il 23 gennaio 2016 ore 22:54

      Gentile Daniela di Torino

      Titolo intervento : Daniela,la lavatrice e il suo FV da 1,5 kWp .

      Il sunto dell’intervento è : NON SI PREOCCUPI DI NULLA PERCHE’ SI PREOCCUPA DEL NULLA . Spiegazione condensata da “prendere o lasciare”secondo i gusti : IL SUO IMPIANTO E’ TALMENTE MINIMO (UNA FORMICA) CHE NON VALE LA PENA DI INSEGUIRLO PER MUNGERLO DELL’ULTIMO DECIMO DI Kwh . FACCIA LAVORARE LA FORMICA SENZA DISTURBARLA E DISTURBARSI LEI . LA FORMICA LAVORA SEMPRE E COSTRUISCE FORMICAI ENORMI RISPETTO ALLE SUE DIMENSIONI . IN PRATICA IL SUO FV ,SE FUNZIONA CORRETTAMENTE, LE DARA’ TUTTO QUELLO CHE PUO’ ATTRAVERSO IL RITORNO DEL “GSE” .

      Il discorso tecnico sarebbe lungo e difficilmente comprensibile senza una sfilza di premesse tecniche e di calcoli tecnico/economici . I tecnici installatori ai quali lei potrebbe rivolgersi, in genere, sono preparati sull’aspetto tecnico e normativo degli impianti, ma non capiscono niente della gestione economica . I discorsi sono del tipo : ci guadagni/ci rimetti, ti conviene/non ti conviene, un mio amico esperto mi ha detto, si lamentano in molti/nessuno si è mai lamentato….Di cifre non si parla mai ma, se si parla, sono abbastanza da Pescatore/Cacciatore (Lei comprende) .
      Il suo impianto è talmente piccolo che, rovinandosi la vita, forse potrebbe recuperare 20 o 30 € in un anno.
      Il mio avviso è : Se proprio non può fare a meno di un bel bucato fotovoltaico allora lo faccia solo in Giugno/Luglio nelle ore 11/14 solo se è in casa ed è matematicamente sicura che il sole duri per il tempo del bucato (spesso arriva la nuvoletta di Fantozzi e ti guasta la festa ). Altrimenti,specialmente in Inverno, lo può fare nelle ore notturne(non molesti però i vicini) e nei festivi a tutte le ore.

      • Alessandro F., il 25 gennaio 2016 ore 12:32

        con un piccolo impianto spendi poco ed hai un piccolo ritorno.
        Il ritorno, però, non è dal Gse, ma dalla quota di autoconsumo che riesci ad ottenere.
        Per i piccoli consumi i piccoli impianti sono spesso quelli che riescono ad ottenere un autoconsumo del 100% (che è la condizione ideale nel rapporto costi-benefici).
        In altre parole: se si consumo poco è meglio un piccolo impianto (che costa poco) perchè riesce ad avere quote maggiori di autoconsumo.

      • Daniela, il 6 febbraio 2016 ore 10:35

        Gibi, voto 10 e Lode al Suo commento!
        Effettivamente immaginavo che, essendo il costo dei pannelli incluso nel prezzo di vendita della casa, non ne avrei ricavato un granché.. :-)
        Grazie a Lei e a tutti coloro che hanno lasciato un commento!

      • gipi, il 11 febbraio 2016 ore 20:37

        Calcoli di gestione economica Impianto di Daniela di Torino.

        Giusta la precisazione di Alessandro(a me il 10 ma a lui la Lode) e, per chiarire meglio i “Flussi di Cassa” che si genereranno ad ogni annualità dal Suo Impianto, sarà meglio fare qualche calcolo e fornire qualche precisazione. Altrimenti con il “ritorno” dal GSE Lei rischierà una brutta arrabbiatura (ingiustificata). Dovrò essere un po’ PERENTORIO per forza di cose……

        COSTO TOTALE IMPIANTO E RIPARTIZIONE RIENTRI :
        Costo impianto finito funzionante (ipotesi) : 1,5kWp x 2800 €/kWh = 4200 €
        Valore di rientro IRPEF in 10 anni : 4200/2 = 2100 €
        Valore di rientro da gestione : 4200/2 = 2100 €

        DATI FONDAMENTALI :
        Produz. annua Imp. FV 1,5 x 1200 = 1800 kWh/anno
        Autoconsumo 1800 x 0,75 = 1350 kWh/anno
        Scambio con rete 1800 x 0,25 = 450 kWh/anno (gestione GSE )
        Consumo totale della utenza : NON INTERESSA purchè superiore ai 1800 kWh/anno del FV
        Costo medio stimato (2015) del kWh in Bolletta ENEL = 0,21 €/kWh
        Ritorno medio stimato (2015) dal GSE per ogni kWh “SCAMBIATO” = 0,16 €/kWh

        CALCOLI ECONOMICI :
        ——Ritorno totale dal GSE : 450 kWh x 0,16 = 72 € . Per il 2015, e per la intera annualità di funzionamento, il GSE emette 2 acconti e un saldo finale. Ogni acconto è di 18,48 € e il saldo sarebbe di 72 – (2 x 18,48) = 35,04 € (non ci sono spese di “tenuta conto” sino a 3,00 kWp) .
        ——Risparmio in Bolletta : 1350 kWh x 0,21 = 283,5 €/anno . Se i 1350 kWh attinti direttamente dal FV fossero stati presi dalla Rete allora sarebbero finiti in Bolletta e sarebbero stati pagati i detti 283,5 € .
        —— Il “ritorno complessivo di gestione annuale “ risulta : 72 €(GSE) + 283,5 (risp. Bolletta) = 355,5 €/anno.

        TEMPO DI RIENTRO INVESTIMENTO DA GESTIONE IMPIANTO :
        ——Anni richiesti per il rientro : 2100€ / 355,5 €/anno = 5,91 anni (6 anni)

        NOTA IMPORTANTE : il tempo di rientro presuppone che, dopo l’ avviamento dell’Impianto, non vi sia NESSUNA ULTERIORE SPESA DI NESSUN TIPO . Il calcolo del ritorno deve essere rifatto ogni anno aggiornando il valore €/kWh desunto dalle Bollette e attendendo di sapere il dato effettivo di quanto viene liquidato dal GSE per la singola annualità . Il GSE presenta una contabilità in generale giusta, ma in una forma talmente sciatta e criptica che se fosse un Compito in Classe il Professore gli rifilerebbe un bel 4 menomeno. Bisogna, quindi, tenere dietro alla contabiltà per riuscire a capire dove ci si trova andando avanti nel tempo. Per i Disoccupati che non sanno come ammazzare il tempo può essere un buon diversivo.

      • gipi, il 11 febbraio 2016 ore 20:57

        P.S.

        Io mi sono espresso per un costo impianto nell’anno 2014 che potrebbe anche essere ad un massimo di 5000€…..
        Avendo Lei comprato il tutto in un Pacchetto Unico con la casa mi sembra difficile che lei possa sapere quale valore è stato attribuito dal venditore di casa al Suo impianto. Poi non mi è nemmeno chiaro se lei ha accesso al ritorno IRPEF sulla metà del valore Impianto. Questo aspetto della Sua situazione esula dalle mie nozioni. Se lo riterrà puo’ farci sapere qualcosa….
        La sola cosa abbastanza sicura è che Lei può contare (attualmente) su un risparmio annuo di 355€. Qualora i costi dell’Energia aumentassero nel futuro il suo risparmio/ritorno dovrebbe aumentare. Semprechè il Governo non se ne accorga e questo è molto improbabile……PERCHE’ SIAMO TUTTI GIA’SCHEDATI .

        • Daniel, il 13 febbraio 2016 ore 10:38

          Nessun ritorno IRPEF per me ma tutto per l’impresa di costruzione.. Dunque posso contare solo sul ritorno dal GSE e sul risparmio in bolletta.. Considerato che in casa siamo solo in 2 (quando presenti..) e che il consumo medio è molto basso, anche il risparmio sarà proporzionale.. In ogni caso, Gipi e tutti, non ho parole per la vostra competenza e precisione! Grazie!

  3. Francesco, il 4 febbraio 2016 ore 19:10

    Salve, mi piacerebbe avere dei chiarimenti su degli impianti in comodato d’uso, ed in particolare sui termini del contratto che riportano la seguente parte: “Il prezzo di fornitura include un importo corrispondente a quello per il contributo dello scambio sul posto erogato a favore del cliente da parte del Gestore Servizi Energetici (GSE, una società controllata interamente dallo stato) per ciascun anno di competenza (“corrispettivo per il recupero del contributo GSE”), con il limite minimo di 0,25 euro al giorno per ogni kW di potenza installata dell’impianto. Qualora il corrispettivo per il recupero del contributo GSE di ciascun anno di competenza risulti superiore a 0,46 euro al giorno per ogni kW di potenza installata dell’impianto (la “Soglia Massima”) si applicherà comunque la Soglia Massima e l’eventuale eccedenza rimarrà a vantaggio del Cliente”.
    Grazie anticipatamente

  4. Francesco, il 10 febbraio 2016 ore 14:24

    Ciao Alessandro, potresti dirmi quanto incide la componente energia in percentuale sulla bolletta Enel?

    • Alessandro F., il 10 febbraio 2016 ore 17:15

      indicativamente:
      44% servizi di vendita
      18% servizi di rete
      25% oneri di sistema
      13% imposte

      I “servizi di vendita” è il prezzo dell’energia elettrica consegnata al cliente finale.

      • Francesco, il 11 febbraio 2016 ore 13:26

        Grazie Alessandro, i servizi di rete essendo proporzionati al consumo d’energia si possono considerare parte della componente energia prevista in bolletta?

        • Alessandro F., il 11 febbraio 2016 ore 14:11

          no in bolletta i servizi di rete vengono separati dalla componente energia. Stessa cosa nei calcoli del gse per lo scambio sul posto.

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