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Energy manager : 5 cose da sapere

Ultimo aggiornamento: 18-1-2016
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L’ energy manager è una figura professionale, introdotta in Italia con la legge n.10/1991, che si occupa di gestire l’energia e razionalizzarne al meglio la gestione nelle grandi aziende. Si tratta di un responsabile, nominato dalle grandi aziende energivore, per la conservazione e l’uso razionale dell’energia. Il 30 aprile di ogni anno queste aziende sono tenute a comunicare al Ministero dell’Industria e dell’Artigianato il nominativo del tecnico nominato come responsabile energetico. Il Fire-Italia raccoglie e custodisce l’elenco dei professionisti nominati e, dal 2014, gestisce le nomine in maniera del tutto digitalizzata tramite posta elettronica certificata aziendale.

 

L’energy manager in tre parole

Il ruolo dell’energy manager, in estrema sintesi, può essere riassunto in tre attività cicliche:

  • monitoraggio e raccolta dati,
  • analisi dei dati di consumo,
  • investimenti ed ottimizzazione

Nella prima attività il professionista raccoglie e tiene monitorati tutti i dati di consumo individuando gli andamenti ed eventuali punti critici. Nella seconda attività i dati oggetto di monitoraggio vengono analizzati per individuare le giuste strategie (il “cosa fare”). Nella terza attività si mettono in atto le strategie atte ad eliminare i punti critici e soprattutto ad ottimizzare i consumi per conseguire il miglior livello di risparmio energetico. In questa fase ci sono gli eventuali investimenti da attuare in ambito energetico.

Nello specifico ogni energy manager deve occuparsi principalmente di diagnosi energetica aziendale e gestione dei “titoli di efficienza energetica”.

 

Per chi opera l’energy manager?

L’energy manager è una figura obbligatoria solo per alcuni tipi di realtà aziendali.
L’energy manager opera presso realtà produttive ed enti pubblici e privati caratterizzati da livelli di consumo energetico importanti. Le soglie di consumo energetico delle aziende sono misurate in “tonnellate equivalenti di petrolio”: Tep. L’energy manager opera obbligatoriamente all’interno di aziende del settore industriale con consumi energetici corrispondenti a più di 10mila Tep/anno, ma non solo. Il professionista opera anche in aziende di altri settori con almeno 1.000 Tep di consumo di energia l’anno. I consumi energetici considerati ai fini della nomina dell’energy manager fanno riferimento sempre all’anno solare precedente a quello di nomina.

Ma a quanto corrispondono 1.000 e 10.000 Tep, tonnellate equivalenti di petrolio?

energy manager 5 cose da sapere

Per avere un’idea delle soglie di consumo previste:

  • 1 Tep/anno (1 tonnellata equivalente di petrolio l’anno) corrisponde a circa 4.347,83 KWh l’anno;
  • 1.000 Tep corrispondono a circa 4.347.000 KWh/anno (circa 4.300 MWh/anno)
  • 10.000 tep corrispondono a circa 43 GWh/anno di consumo rilevati nell’anno precedente.

Si parla decisamente di grandi aziende energivore.
Per tutte le altre aziende e realtà produttive la nomina dell’energy manager non è obbligatoria, ma consigliata per ridurre ed efficientare al massimo i consumi energetici.

 

 

Gli energy manager operanti in Italia sono circa 2.650 , di cui oltre 500 sono responsabili locali di aziende operanti in diverse sedi in Italia con consumi energetici che superano le soglie indicate.

 

Chi è l’energy manager?

Innanzitutto non è un professionista iscritto ad un albo, anche se da luglio 2016 ogni Energy Manager deve essere obbligatoriamente un EGE, cioè: un “Esperto in Gestione dell’Energia” (figura professionale certificata ai sensi del d.lgs 102/2014).

Ancora non esiste un albo ufficiale degli energy manager, ma solo un elenco curato e gestito dal FIRE (Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia). La federazione opera su incarico del Ministero dello Sviluppo Economico e delle Attività Produttive. Per diventare energy manager e per essere inseriti in elenco occorre essere nominati da un soggetto, non per forza sottoposto all’obbligo di nomina, secondo quanto indicato sul sito della FIRE.

Le funzioni che deve svolgere l’energy manager per conto delle aziende dalle quali è nominato sono sintetizzate nella individuazione degli interventi e delle procedure necessarie a realizzare la “massima e migliore efficienze energetica” dell’azienda. Si tratta di garantire e gestire misure volte a promuovere l’uso razionale ed efficiente dell’energia e di predisporre i bilanci energetici aziendali. In una parola: diagnosi energetiche aziendali.

Il bilancio energetico è uno strumento di analisi che permette all’azienda di identificare il proprio “profilo di consumo”. Con questo l’azienda potrà intervenire sui propri consumi di energia con interventi in grado di garantire sensibili risparmi energetici e benefici economici.
L’analisi derivante dal bilancio energetico serve all’azienda ad individuare le migliori opzioni di risparmio ed efficientamento energetico. Oltre al risparmio energetico (ed economico) le misure sono volte all’implementazione di fonti energetiche rinnovabili o al recupero dell’energia termica residuale degli stessi processi produttivi.

 

Le 5 cose da sapere sull’ Energy Manager

  1. Entro il 30 aprile di ogni anno le imprese del settore industriale con più di 10mila Tep di consumi (nell’anno precedente) e le imprese degli altri settori con più di 1.000 Tep devono comunicare al ministero dell’industria e sviluppo economico l’ Energy Manager nominato per razionalizzare l’uso dell’energia;
  2. la mancanza di questa comunicazione annuale per i soggetti obbligati esclude le imprese dagli incentivi riservati dalla legge n.10/1991 alle grandi imprese energivore;
  3. gli Energy Manager individuano le azioni, gli interventi e le procedure per attuare l’uso razionale dell’energia, fanno i bilanci energetici e predispongono i dati energetici per far ottenere gli incentivi alle imprese energivore (L.10/91) e per beneficiare del meccanismo dei titoli di efficienza energetica;
  4. l’energy manager si serve delle apposite schede informative di diagnosi energetica predisposte dall’Enea e differenziate in base al tipo di azienda;
  5. spetta all’Enea il compito di promuovere direttamente ed indirettamente la figura dell’energy manager e la sua formazione. La Fire, invece, raccoglie e gestisce gli elenchi degli energy manager.

 

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4 Commenti

  1. Luigi, il 18 gennaio 2016 ore 17:20

    ciao Alessandro ti volevo domandare una cosa:sono un agente di commercio nel settore energia e gas da anni e seguo anche az. energivore. Sono diplomato e gradirei sapere se possibile se anche solo siplomato posso seguire un corso per diventare un energy manager abilitato a tutti gli effetti, e se eventualmente segnalarmi dove poterlo seguire. Io sono di viterbo. Un saluto e un ringraziamento per il sempre aggiornatissimo sito. Ciao

    • Alessandro, il 18 gennaio 2016 ore 17:28

      Ciao Luigi, la normativa non specifica la laurea tra i requisiti per essere nominato energy manager dalle aziende.
      Sul sito fire-italia.it trovi tutto..
      ..per esempio:

      L’idoneità a svolgere il compito di responsabile non viene specificata in dettaglio dalla normativa, sebbene la formazione tecnico-scientifica venga indicata come la più appropriata.

      Il comma 17 della circolare del 2/3/1992 indica infatti, come figura ideale, un ingegnere con pluriennale esperienza nel settore della gestione dell’energia, dotato di competenze tecniche nel settore in cui opera, esperienza nel campo degli studi di fattibilità, buona conoscenza delle tecnologie avanzate e di una capacità organizzativa della propria struttura.

      Nelle nomine per l’anno 1998, ad esempio, considerando sia i responsabili principali sia quelli locali, si evidenziava una presenza del 64% di laureati in materie tecniche/economiche, del 1% in umanistiche , del 30% di diplomati, del 1% di individui con licenze medie, mentre il 4% non ha fornito indicazione

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