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L’ autorizzazione per gli impianti fotovoltaici, Comune o Modello Unico?

22-6-2016
Voto:4/5 (7701 voti)

L’autorizzazione per gli impianti fotovoltaici in Italia è materia a volte semplice, a volte molto complessa. Può essere una semplice comunicazione preventiva al Comune di installazione, ma può divenire anche una faccenda burocratica assai macchinosa: tutto dipende dalle normative regionali che regolamentano i permessi, ognuna secondo propri criteri, che devono comunque rimanere coerenti alle linee guida nazionali. Non solo, dipende anche dal territorio in cui viene installato l’impianto e dalle dimensioni dell’impianto stesso.

Per vedere le linee guida nazionali per l’autorizzazione per gli impianti fotovoltaici leggi qui.

Nonostante ci siano delle linee guida nazionali per autorizzare gli impianti fotovoltaici, l’autorizzazione in Italia a volte può divenire un vero e proprio “rompicapo normativo”.

 

Ogni tipo di impianto fotovoltaico richiede la sua autorizzazione

Per installare un impianto fotovoltaico sul tetto di un edificio, a terra o in qualsiasi altro contesto, l’amministrazione pubblica richiede sempre la sua autorizzazione o una semplice comunicazione da parte dell’utente. Il primo ufficio comunale di riferimento a cui rivolgersi  è l’ufficio tecnico del comune in cui viene realizzato l’impianto. Per i casi più complessi, per i grandi impianti o impianti che coinvolgono aree sottoposte a tutela, la competenza passa alla Provincia, alla Regione o direttamente alla Soprintendenza.

autorizzazione impianti fotovoltaici
Nonostante per i grandi impianti fotovoltaici realizzati a terra o in zone vincolate l’iter autorizzativo possa diventare lungo e complesso, in genere, per i piccoli impianti domestici o piccolo industriali la semplice Comunicazione al comune, che è una comunicazione “preventiva”, è già sufficiente per avviare i lavori di realizzazione impianto.

Non solo, da novembre 2015 un’ulteriore semplificazione burocratica facilita e velocizza di molto l’iter burocratico per la realizzazione di molte piccole installazioni. Si tratta della Procedura Semplificata per la realizzazione, la connessione e l’avviamento di piccoli impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici”. La procedura si serve, in questi casi, di un Modello Unico che ottempera a tutti gli obblighi di legge: dalla autorizzazione comunale, alla richiesta ad Enel per la connessione in rete, fino all’invio delle pratiche per lo Scambio sul Posto al GSE (il Gestore dei Servizi Energetici).

Più avanti vediamo in cosa consiste e chi può beneficiare di questa procedura unica semplificata.

 

Cosa è la Comunicazione al Comune per l’autorizzazione?

E’ il titolo autorizzativo, più semplice ed immediato. E’ previsto dalla normativa per gli impianti assimilati ad “attività di edilizia libera” e può essere inviato in molti Comuni anche solo per via telematica. La comunicazione preventiva al Comune gode del principio del silenzio-assenso ed in genere è una pratica molto veloce in quanto si tratta di una mera comunicazione di inizio lavori.

In genere è richiesta per tutti i piccoli impianti che non beneficiano già della procedura unica semplificata ed in ogni caso l’Ufficio Tecnico del Comune di riferimento saprà dare le giuste indicazioni.

 

Per quali impianti fotovoltaici è sufficiente la semplice Comunicazione al Comune?

Per tutti i piccoli impianti su tetto che non beneficiano già della procedura semplificata.

In genere la comunicazione preventiva, che può avere un nome diverso in ogni Comune, è sufficiente per gli impianti fotovoltaici aderenti o integrati nei tetti degli edifici con la stessa inclinazione ed il medesimo orientamento della falda su cui vengono installati.  I componenti dell’impianto non devono modificare la sagoma degli edifici che ospitano i pannelli fotovoltaici. Questi criteri ovviamente sono validi se l’impianto non viene installato in aree tutelate o sottoposte ai vincoli del codice dei beni culturali e del paesaggio. In tal caso sono necessarie altre procedure e non sempre le autorizzazioni vengono concesse dagli enti di riferimento preposti (Comune, Provincia o Regione).

La semplice comunicazione preventiva al Comune è l’autorizzazione sufficiente anche nel caso di tutti gli impianti da fonti rinnovabili, inclusi quindi gli impianti fotovoltaici, che sono compatibili con il regime dello Scambio sul Posto. In tal caso, però, gli impianti non devono:

  • alterare i volumi dell’edificio (leggi qui cosa si intende esattamente per “edificio”)
  • alterare le superfici dell’immobile
  • alterare la destinazione d’uso dell’edificio
  • alterare il numero delle unità immobiliari di cui l’immobile è costituito
  • implicare un incremento dei parametri urbanistici
  • intaccare parti strutturali dell’edificio
  • essere su edifici situati all’interno di centri storici (cioè: zona A dei Piani Regolatori Generali).

Per far bastare la comunicazione preventiva al Comune come unico tipo di autorizzazione, in ogni caso, il titolare dell’impianto deve avere pieno titolo sulle aree o sui beni interessati dai lavori di realizzazione dell’impianto.

Se l’impianto fotovoltaico da installare è oltre ai 20 kW (e fino ai 50 MW) o se il proponente non ha pieno titolo sulle aree o sugli immobili interessati allora dovrà ottenere un altro tipo di autorizzazione: l’ Autorizzazione Unica. In questo caso la competenza non è più Comunale, ma, a seconda dei casi, Provinciale o Regionale (guarda cosa è l’ AU – Autorizzazione Unica).

Al di sotto dei 20 KW di potenza impianto è sufficiente la Comunicazione al Comune oppure, nei casi che andremo a vedere, la Procedura Autorizzativa Semplificata.

 

Cosa è la Procedura Autorizzativa Semplificata

In questo caso il referente per le autorizzazioni non è più il Comune dove viene installato l’impianto, ma il solo Gestore di Rete che, nel caso specifico, è Enel Distribuzione. Enel distribuzione diventa l’unico interlocutore del richiedente.

La Procedura Autorizzativa Semplifica è una procedura messa in campo dal novembre 2015 per semplificare ulteriormente e velocizzare l’iter di installazione dei piccoli impianti fotovoltaici su tetto. L’iter burocratico richiede solo la compilazione e l’invio (in due fasi) di un Modello Unico.

Il Modello Unico è disponibile solo in forma telematica sul portale produttori del gestore di rete, Enel Distribuzione. Dal Portale è possibile compilare una Prima Parte del Modello, prima di iniziare i lavori, e poi, una Seconda Parte, a lavori conclusi.

Con questa procedura unica, divisa in due step, viene comunicato al Comune “l’inizio lavori”, viene inoltrata la richiesta di allaccio impianto alla rete Enel e viene inoltrata al GSE l’istanza per accedere allo scambio sul posto. Il Modello Unico, dunque, assolve anche alla funzione autorizzativa per determinati impianti fotovoltaici.

Il vantaggio principale della semplificazione del Modello Unico è che consente al richiedente di interfacciarsi solo con Enel Distribuzione per la gestione di tutti gli aspetti amministrativi e burocratici. Come detto consente al richiedente di presentare, con tempistiche differenti, due soli moduli per ottemperare alla richiesta di autorizzazione, di realizzazione e di allaccio in rete dell’impianto fv.

La Prima Parte del Modello, da inoltrare prima di iniziare i lavori, identifica la comunicazione di inizio lavori al Comune,  comunica i dati catastali dell’impianto e l’anagrafica del richiedente.

La Seconda Parte del Modello, da inoltrare a lavori conclusi, identifica la comunicazione di fine lavori, comunica i dati tecnici dell’impianto, la dichiarazione di conformità e l’istanza per l’avvio dello Scambio sul Posto.

 

Chi può beneficiare di questa procedura semplificata?

La procedura semplificata non è per tutti, ma tocca la gran parte dei nuovi piccoli impianti domestici e piccolo industriali. L’Iter semplificato può essere adottato da chi installa un impianto fotovoltaico con le seguenti caratteristiche:

  • deve allacciarsi ad un punto di prelievo in bassa tensione, già esistente, e che non abbia già collegati altri impianti di produzione elettrica,
  • deve essere di potenza inferiore o uguale alla potenza già impegnata sul punto di prelievo,
  • deve essere, in ogni caso, un impianto fino a massimo 20 KW di potenza,
  • deve essere realizzato su tetto,
  • dovrà allacciarsi in rete con la modalità di “Scambio sul Posto” col Gse.

Le tipologie di installazione che fanno capo a queste casistiche sono la gran parte dei nuovi piccoli impianti realizzati sui tetti di case, piccole aziende, laboratori, piccoli capannoni o condomini.

Scarica la guida completa al Modello Unico Semplificato.

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20 Commenti

  1. Ramon, il 25 aprile 2017 ore 12:55

    Alessandro, compimenti per l’articolo.
    Una domanda: nel caso di installazione su tetto piano, con inclinazione dei pannelli minima (entro 5 gradi), dove il pannello resta nascosto sotto la tangente della balaustra, posso utilizzare iter semplificato?
    O devo necessariamente installare i pannelli con la stessa inclinazione del tetto (i.e. 1 grado circa)?

    grazie

    • Alessandro F., il 26 aprile 2017 ore 12:13

      Ciao Ramon, no non è necessario installare i pannelli con la stessa inclinazione del tetto. In ogni caso per gli impianti di questa taglia la normativa è regolamentata dal Comune. Dovrebbe andar bene una CEL (Comunicazione di Inizio Lavori in Edilizia Libera) o la PAS (Procedura Abilitativa Semplificata). (Le sigle possono cambiare da Comune a Comune).
      Questo è un esempio di come funziona la cosa in Provincia di Monza: quadro sinottico autorizzazioni fotovoltaico.

  2. bia, il 16 maggio 2017 ore 11:03

    salve ma su una casetta di campagna in fase di costruzione con concessione edilizia, posso montare un impianto da 3kw autonomamente acquistato in kit senza dare comunicazione a nessuno visto che la casetta non essendo ultimata non è ancora accatastata?? sul terreno esiste un contatore enel da 3kw fatto anni fa per usi diversi.

  3. Paolo, il 16 giugno 2017 ore 10:49

    Buongiorno,
    nel caso di Comunicazione semplice di inizio lavori al Comune è necessario comunicare anche la “fine lavori” ?

    Grazie
    Paolo

    • Alessandro F., il 16 giugno 2017 ore 15:53

      che io sappia dipende dal Comune. Alcuni la richiedono altri no.

  4. Monica, il 3 luglio 2017 ore 22:45

    Nel caso di installazione di un piccolo impianto domestico, sarei obbligato a fare lo scambio sul posto? Oppure posso anche non cedere l’energia in esubero?

    • Alessandro F., il 4 luglio 2017 ore 11:09

      Ciao Monica. No, non sei obbligata a fare lo scambio sul posto e non sei obbligata ad allacciare l’impianto per l’immissione in rete. Puoi decidere di accumulare l’esubero di energia in accumulatori, ma senza mai immettere in rete. Il prelievo da rete, invece, lo puoi fare come le normali utenze.

  5. paul dorfmann, il 19 luglio 2017 ore 19:16

    abbiamo a disposizione una copertura 200 mq ca. a pergolato posti machine non accatastata. Sarà possibile fare domanda per un impianto fv 20kw con procedura semplificata, opure bisogna prima chiedere al comune l`autorizzazione di cambiare da copertura pergolato in tettoia per poi accatastare il tutto come tettoia?

    • Marco Camilloni, il 14 settembre 2017 ore 12:55

      Dipende dal Comune dove realizzi l’opera e se intendi lasciare la caratteristica del pergolato (copertura fatta con solo moduli senza tenuta all’acqua) oppure se vuoi effettivamente fare una tettoia con un impalcato impermeabile.

  6. Apemaya, il 22 settembre 2017 ore 17:26

    Buongiorno e grazie per l’utilissimo articolo! Vorrei installare dei pannelli “solar tracker” con struttura MOBILE autocostruita, max 6kw (forse anche meno), su terreno di piena proprietà adiacente alla mia casa indipendente in zona non soggetta a vincoli paesaggistici. NON intendo fare collegamenti al gestore dell’energia elettrica, probabilmente però accumulerò in batterie. Potrebbe essere fattibile con una semplice comunicazione al Comune? Grazie mille!

    • Alessandro F., il 25 settembre 2017 ore 10:41

      Se si tratta di impianto a terra, in ogni caso dovrai richiedere al Comune il tipo di autorizzazione necessario.

  7. Apemaya, il 25 settembre 2017 ore 13:32

    OK, grazie!

  8. Matteo, il 25 settembre 2017 ore 13:45

    Certo che qui in Italia non si può proprio fare un cxxxx (come dice la canzone di Fabry Fibra).
    Ma ci rendiamo conto che siamo in un paese per vecchi!
    Non si capisce niente… regole regole regole… ci sarà un motivo perchè siamo ultimi in europa!
    Pergolato con apertura dell’acqua piovana… ma a che pro? serve all’ambiente? Magari ai vermi di terra per farsi il bagno….
    Nel proprio terreno non può mettere i pannelli… e dopo vedo spuntare centrali biogas enormi che si prendono campi interi agricoli cementizzandoli ed inquinando falde e terreni con microorganismi che solo Dio sà che cosa usano… per produrre energia per il singolo.. ed in più gli danni botte di incentivi per costruirli… e dopo uno che vuole realizzare un piccolo impiantino solare da 3kw deve informare il mondo.
    Dove mai andremo? Ogni cosa che si fà in Italia è soggetto a regole… ma lasciateci in pace.
    Secondo me si sta veramente esagerando! Bisognerebbe fare una bella rivoluzione come si faceva una volta!
    Matteo

    • gipi, il 3 ottobre 2017 ore 20:46

      Ciao Matteo

      L’ argomento (il tuo finale) non è tecnico e quindi dovrei astenermi dal commentarlo……..

      Tuttavia ti voglio dare un supporto morale : Quello che tu ti aspetti arriverà sicuramente, basta avere ancora un po’ di pazienza.
      Succederà come per il muro di Berlino, la Glasnost ecc..ecc.. arriverà quando meno te lo aspetti !!!!
      Sono fatti storici ripetitivi che, con il velocizzarsi dei tempi di ciclo, hanno tempi di maturazione sempre più brevi…….

      • Matteo, il 4 ottobre 2017 ore 12:50

        Ciao Gipi, grazie per la solidarietà… si ho voluto sfogare un pò di rabbia che ho dentro… abbiate pazienza
        Troppa burocrazia inutile e senza senso… capisco il buon senso ma dove ti giri giri c’è sempre il furbetto che trova la legge per romperti le scatole.
        Ma insomma… sempre a far cassa… non se ne può più…
        Spero che un giorno succederà come giustamente dici tu.. il ciclo finisca e si riparta facendo ‘tabula rasa’…
        Ci vorrebbe un bel ‘Re Artù’ che riporti un pò equilibrio tra le parti…
        grazie per il passaggio Gipi!
        Matteo

        • gipi, il 10 ottobre 2017 ore 18:10

          Ciao Matteo

          Di più non posso proprio fare, a parole.
          Vedremo magari quando dovesse succedere….. io avrei dei bellissimi piani già pronti all’uso su vasta scala….
          Purtroppo, non fosse altro che per la mia età, dubito di poterli mettere in pratica.
          Però chissà mai che faccia ancora in tempo a levarmi qualche soddisfazione !!!

  9. roberto, il 25 settembre 2017 ore 17:43

    Salve e grazie per l’articolo decisamente chiaro,
    solo una cosa mi suona strano e cioe’, istallare un impianto di potenza inferiore o uguale alla potenza già impegnata sul punto di prelievo non puo’ usare la procedura semplificata.

    Quindi io che voglio istallare un impianto di 6kw in un contatore che e’ limitato ai 3kw canonici non posso utilizzare la procedura semplificata?

    grazie

  10. gipi, il 10 ottobre 2017 ore 17:51

    Ciao Roberto

    L’Articolo di testa della “Striscia” dice :

    Chi può beneficiare di questa procedura semplificata?

    La procedura semplificata non è per tutti, ma tocca la gran parte dei nuovi piccoli impianti domestici e piccolo industriali. L’Iter semplificato può essere adottato da chi installa un impianto fotovoltaico con le seguenti caratteristiche:

    — 1) deve allacciarsi ad un punto di prelievo in bassa tensione, già esistente, e che non abbia già collegati altri impianti di produzione elettrica,
    — 2) deve essere di potenza inferiore o uguale alla potenza già impegnata sul punto di prelievo,
    — 3) deve essere, in ogni caso, un impianto fino a massimo 20 KW di potenza,
    — 4) deve essere realizzato su tetto,
    — 5) dovrà allacciarsi in rete con la modalità di “Scambio sul Posto” col Gse.

    Le tipologie di installazione che fanno capo a queste casistiche sono la gran parte dei nuovi piccoli impianti realizzati sui tetti di case, piccole aziende, laboratori, piccoli capannoni o condomini.
    — —- —-

    Successivamente tu commenti:

    Salve e grazie per l’articolo decisamente chiaro,
    solo una cosa mi suona strano e cioe’, istallare un impianto di potenza inferiore o uguale alla potenza già impegnata sul punto di prelievo non puo’ usare la procedura semplificata.

    Quindi io che voglio istallare un impianto di 6kw in un contatore che e’ limitato ai 3kw canonici non posso utilizzare la procedura semplificata?
    — — —

    La risposta che tu stesso ti dai è quella giusta : Tu puoi usare la procedura semplificata SOLO SE installi un FV sino a 3,00 kWp.

    Per quanto riguarda la tua premessa—“istallare un impianto di potenza INFERIORE o uguale alla potenza già impegnata”— ti sei certamente sbagliato a scrivere. La giusta scrittura sarebbe—“istallare un impianto di potenza SUPERIORE o uguale alla potenza già impegnata”—

    Detto questo c’è solo da aggiungere che Enel (probabilmente e anche se non lo dice), oltre a dover seguire nuove normative Governative è anche tecnicamente d’accordo perché, piccole “iniezioni di energia”, e molto diffuse nella Rete, possono essere di giovamento a tutto il Sistema Rete.

    Se invece gli impianti diventano troppo grandi rispetto al consumo delle singole Utenze (consumo definito presuntivamente dalla Potenza di Contratto del Contatore) allora possono generarsi problemi tecnici sulle Linee di Distribuzione di Zona.
    Per questo motivo ENEL concede “d’ufficio” il benestare a tutti gli Impianti FV sino ai 3,00kWp e si riserva di esaminare la accettabilità di quelli di maggior Potenza rispetto alla Potenza del Contatore.

    Comunque, prescindendo da qualsiasi normativa, la dimensione giusta di un Impianto FV (al Nord Italia) e salvo piccoli aggiustamenti in rapporto a specifiche condizioni meteorologiche locali è :

    Consumo annuale attuale di Utenza (kWh/anno) / 1150 (kWh anno / 1 kWp) x 1,10 (margine di sicurezza 10%).
    Nel caso di consumo annuo di 3600 kWh : 3600 /1150 x 1,10 = 3,44 kWp impianto.
    In zone “migliori” si potrà stare a 3,00 kWp, in quelle “peggiori” si dovrà salire sino a 4,00 kWp.

    Tutto questo anche tenendo conto che, se il FV supera i 3,00 kWp si devono pagare 30€ + 22% IVA = 36,6 €/anno di gestione Conto Impianto al GSE.

    Poi, se uno vuole, può farsi un FV anche grandissimo (fino a 20,00 kWp) che non potrà sfruttare e ci metterà una vita a rientrare dalla spesa sostenuta.

    Con l’Impianto “giusto a misura” , attualmente, si può rientrare dalla spesa in 5/7 anni di esercizio. Dipende da quanto si è speso per l’Impianto…..
    Il costo attuale di un Impianto (accettabilmente buono, ben costruito, chiavi in mano, e da 3 kWp), può essere di 6000/7000 € al Nord Italia. Quelli al Sud, molto al Sud, si dice che costino sensibilmente meno…….però sono situazioni “del Sud”…….

    A parte quest

  11. Pierluigi, il 25 novembre 2017 ore 16:15

    Buongiorno desideravo sapere in quanto tempo risponde E distribuzione alla presentazione del Modello Unico ( primo step ).
    Grazie

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