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Cosa è il Cip6 delle bollette elettriche

4 aprile 2012
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Cosa è il Cip6 ?

Quando si parla di Cip 6 si fa riferimento a una delibera del Comitato Interministeriale Prezzi, che garantisce gli incentivi per il fotovoltaico e le rinnovabili. La delibera Cip6 garantisce prezzi incentivati  per la vendita dell’energia elettrica prodotta attraverso l’utilizzo di impianti alimentati dalle fonti rinnovabili. La delibera del Comitato, in altre parole, garantisce che l’energia che io produco con il fotovoltaico o altre rinnovabili possa essere ceduta alla rete (attraverso il Gse) con prezzi maggiori , per es. prezzi minimi garantiti, rispetto ai prezzi di mercato.

Chi finanzia i costi di questi incentivi ?

A finanziare i costi di questi incentivi sono direttamente i cittadini e le imprese attraverso le bollette elettriche, mediante un sovrapprezzo variabile compreso tra il 6 e il 7 % che viene direttamente addebitato ai consumatori nelle bollette. Ogni tre mesi si procede ad aggiornare il valore dell’incentivo CIP 6: tutti gli aggiornamenti sono disponibili sul sito del Gestore dei Servizi Energetici (Gse).

Cip6 e fotovoltaico

Si parla molto di CIP 6, in questi mesi, perché si ritiene che il suo costo aumenti di trimestre in trimestre anche per colpa degli incentivi al fotovoltaico. In realtà, fino a questo momento l’energia solare è risultata meno costosa rispetto ad altre tecnologie che hanno anch’esse un effetto diretto sulle fatture energetiche. Vale la pena ricordare che in bolletta ci sono ancora voci relative allo smaltimento delle vecchie centrali nucleari smantellate in seguito a referendum popolare (le componenti A2 e MCT degli oneri generali di sistema).

Cip6 e “fonti assimilate” alle rinnovabili

L’inganno delle “assimilate”: dal 2001 in avanti i consumatori italiani, per finanziare il sistema CIP 6 (a dire il vero controverso e molto contestato), hanno speso qualcosa come 23 miliardi di euro. Vale la pena ricordare che, oltre a energie pulite come il fotovoltaico, il CIP 6 permette di finanziare anche le fonti “assimilate” alle rinnovabili. Le fonti assimilate comprendono per esempio gli inceneritori, che si occupano di bruciare i rifiuti e che di “rinnovabile” hanno ben poco.

Ecco perché gli operatori del settore fotovoltaico e gli ambientalisti in generale rifiutano in toto le accuse che vengono loro rivolte – e cioè, appunto, che sia colpa del fotovoltaico se il valore del CIP 6 è salito così tanto – . I dati numerici dicono che nel 2010, per le energie rinnovabili (“e assimilate”, viene specificato nella delibera) è stato speso circa un miliardo di euro: una cifra decisamente superiore agli 826 milioni sborsati per il solare. In pratica, a dispetto dell’eliminazione progressiva cui il Cip6 sta andando incontro, sulle bollette degli italiani sono stati spalmati ben 1.8 miliardi, più della metà dei quali per fonti “sporche”, ma …”assimilate”  alle rinnovabili.

Qualche numero per misurare..

La fiscalità generale sulla bolletta elettrica è intorno al 15%. Gli oneri generali di sistema incidono per il 10%.
In questo 10% ci sono
– i costi di smantellamento delle vecchie centrali nucleari, costi che ammontano a circa 20 miliardi per 4 centrali,
– il compenso per il servizio di interrompibilità per 120 soggetti industriali: circa 3 euro a bolletta,
– il meccanismo del Cip6 che costa agli utenti finali circa 8,4 euro all’anno a testa per incentivi alle fonti energetiche assimilate alle rinnovabili. Come detto ciò include per esempio i termovalorizzatori (inceneritori) dei rifiuti, e non solo.

La bolletta elettrica è alta non tanto a causa delle rinnovabili ma per una serie di altri costi e agevolazioni a favore delle grandi industrie energivore e delle fonti assimilate.

Le prospettive (?) del Cip6

L’auspicio dell’Autorità per l’energia elettrica, in ogni caso, è che a pagare i costi necessari alla promozione delle fonti rinnovabili non debbano essere solo i cittadini-imprese, come “consumatori finali” (vale a dire come “clienti”) dei distributori energetici, mediante le bollette elettriche. L’incentivazione alle rinnovabili, che pur deve  rimanere tra le principali priorità, deve rientrare nelle più generali azioni di tassazione su base reddituale e non di consumo, come per ora avviene, attraverso le bollette elettriche.
Le politiche incentivanti devono quindi svilupparsi da una più globale prospettiva sociale, politica ed economica delle tecnologie verdi.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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