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Fotovoltaico in autoconsumo : quanto si risparmia?

17 aprile 2013
Voto:4/5 (5 voti)

 

Con un’autoconsumo del 50 per cento si risparmia tanto da portare l’impianto fotovoltaico già in grid parity. In questo articolo vediamo perchè.

 

Chi ha un impianto fotovoltaico, o chi è interessato ad installarlo, deve sapere un principio fondamentale: la fetta più grande del risparmio che può generare è legata alla quota di autoconsumo.

Se fino a ieri i benefici degli incentivi garantivano un guadagno sui 20 anni in grado di ripagare abbondantemente le spese fatte per l’impianto. A breve, con la fine degli incentivi, il ritorno economico dell’investimento è lasciato “nelle mani” di due fattori principali:

  • il prezzo di installazione chiavi in mano
  • la quota di autoconsumo in sito generata dall’utenza

Sul primo punto abbiamo già scritto, in abbondanza. Il concetto è semplice ed è sempre lo stesso: la convenienza del fotovoltaico è sempre un rapporto tra costi e benefici. Se i costi, i prezzi chiavi in mano, diminuiscono nel tempo aumenta in proporzione la convenienza dell’impianto fotovoltaico. Ugualmente: se il prezzo dell’energia acquistata dalla rete lievita negli anni (energia non prodotta dall’impianto, ma pagata in bolletta), il fotovoltaico risulterà proporzionalmente sempre più conveniente.

grid parity fotovoltaicoPer dare un’immagine chiara, ci troviamo di fronte a due opposte curve di prezzo: una che sale, ed è il costo dell’energia legata al petrolio ed ai combustibili fissili, e l’altra che scende, che è il costo dell’energia fotovoltaica (e delle fonti rinnovabili). Il punto di incrocio tra la due curve è la grid parity e da questo punto in poi il fotovoltaico risulta di per sè più conveniente rispetto alle fonti fossili.

Il punto di pareggio (grid parity) varia da impianto ad impianto perchè dipende dal rendimento generato, dal modo in cui si utilizza l’impianto (autoconsumo, vendita, …) dalle condizioni di consumo e da altri fattori.

A questo proposito: vale la pena spendere qualche parola in più sulla variabile più importante per generare il miglior ritorno economico dall’investimento: la quota di autoconsumo.

Per autoconsumo, si intende autoconsumo in sito, cioè effettuato nel momento stesso della produzione dell’impianto. Nel momento in cui l’impianto fotovoltaico è in funzione, l’elettricità generata ha due possibili vie: o l’autoconsumo istantaneo (se al momento c’è una richiesta di corrente dall’utenza) o l’immissione in rete (se al momento non c’è richiesta di energia dall’utenza). Autoconsumare conviene di più che immettere in rete.

fotovoltaico autoconsumo quanto si risparmia

Parlando di impianti in scambio sul posto: con il 50 per cento o più di autoconsumo il fotovoltaico è già oggi, con i prezzi di oggi ed anche senza incentivi, più conveniente rispetto all’acquisto di energia dalla rete.

Ovvero: con almeno il 50% di autoconsumo già oggi l’impianto è in “grid parity”, grazie alla minore quantità di energia acquistata dalla rete ed al risparmio generato.

In linea generale i benefici dell’autoconsumo sono legati a “doppio filo” ai benefici derivanti dalla diminuzione dei costi. Con l’ininterrotta diminuzione di tutti i costi della filiera, dalla lavorazione del silicio fino all’installazione “chiavi in mano”, si stima che a fine 2013 per le famiglie e le PMI il costo del chilowattora prodotto dal fotovoltaico potrà eguagliare a pieno titolo il costo dell’energia pagata in bolletta dalla maggior parte delle utenze in Italia.

Il nuovo modello di sviluppo del settore, si sposterà quindi dal business dei grandi investimenti (come è stato fino al 2012) al modello incentrato sul concreto risparmio in bolletta legato all’autoconsumo e da sistemi di accumulo in grado di aumentare per quanto possibile la quota di autoconsumo in sito dell’energia auto-prodotta.

Quali sono, in definitiva, le reali prospettive per il mercato del fotovoltaico non incentivato?

Secondo diversi studi il mercato del fotovoltaico non incentivato crescerà nei prossimi anni, in virtù dei risparmi che potrà generare sulle singole utenze. Si svilupperà, in maniera più graduale di ciò che è stato fino ad ora, e senza prospettare i grandi margini di guadagno che ha avuto fino ad oggi. Per Germania, Spagna e Italia si prospetta dunque un mercato solido che, secondo le stime di alcuni studi di settore, raggiungerà nel 2020 circa i 45 Gigawatt di potenza installata, pari a circa il 10% della domanda elettrica.

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6 Commenti

  1. Kurt Mayr, il 19 aprile 2013 ore 12:39

    Cosa vuol dire un’autoconsumo al 50% con il sistema dello Scambio sul posto (SSP).
    Si intende l’energia prodotto e consumato allo stesso tempo? Allora a cosa serve lo SSP?
    O è riferito al consumo annuo in relazione alla produzione annua, però senza incentivo nessuno fa un impianto che produce il doppio di ciò che consuma, per poi vendere l’esubero a 8 centesimi.

    • Alessandro, il 21 aprile 2013 ore 16:58

      L’energia prodotta al momento dall’impianto ha due possibili vie:
      – l’autoconsumo istantaneo
      – oppure: l’immissione in rete
      Nel primo caso eviti di acquistare l’elettricità dalla rete (che pagheresti almeno 0,20 € lordi in bolletta)
      Nel secondo caso ti viene valorizzata al suo prezzo di mercato (in genere 0,08 – 0,10 €, dipende dal mkt). Questo valore ti viene dato a titolo di rimborso (parziale) delle bollette pagate e solo se le immissioni sono maggiori dei prelievi complessivi.
      Lo SSP serve per trarre vantaggio dalla produzione dell’impianto anche senza avere dei sistemi autonomi di accumulo, usando la rete come se fosse un grande serbatoio.
      La convenienza dipende sempre da due cose: i costi impianto e la quota autoconsumata in sito

  2. marco, il 22 aprile 2013 ore 17:31

    Buonasera
    volevo capire quale di queste due ipotesi è operativa con lo scambio sul posto abbinato alla detrazione fiscale:
    A consumo meno di quanto produco, immetto l’esubero in rete e quando ho bisogno lo richiedo alla rete; la rete non me lo fattura fino a quando compenso l’esubero per equivalente e poi me lo vende a prezzo normale; l’eventuale produzione che non consumo e neanche poi richiedo in restituzione mi viene pagata poco, 0,08

    B consumo meno di quanto produco, immetto l’esubero in rete e quando ho bisogno lo richiedo alla rete; la rete conteggia 0,08 quanto le do io e me li conteggia in compensazione solo quando me li restituisce al prezzo però di 0,20.

    chiaramente ho semplificato troppo ma preferirei che fosse operativa la ipotesi A, potete darmi il vostro parere?

    • Alessandro, il 22 aprile 2013 ore 20:10

      L’ipotesi A non è esatta perchè la rete (es. Enel) ti addebita tutta l’energia prelevata. Poi il Gse ti rimborsa parte delle spese.
      Proviamo a dirla così.
      Innanzitutto i soggetti sono due:
      – Enel (o altro operatore)
      – Gse

      Ad Enel pago le normali bollette, da Gse ricevo contributi e rimborsi ssp

      Quando l’impianto produce l’energia ha due possibili strade:
      – o viene autoconsumata al momento
      – oppure viene immessa in rete. In questo caso ti viene valorizzata da gse in euro.

      Quando l’impianto NON produce pago ad Enel le normali bollette (nel tuo esempio: 0,20 €/kwh)

      Nei limiti dell’energia immessa in rete il Gse ti rimborsa parte delle bollette valorizzando l’energia al suo prezzo di mercato (diciamo circa 0,08 €/kwh + alcune quote servizi). Questo almeno fino a compensare immissioni e prelievi.

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