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Fotovoltaico in italia, costo o opportunità?

4 dicembre 2013
Voto:4/5 (5 voti)

Il fotovoltaico in Italia è un costo oppure è un’opportunità? La tematica è spesso dibattuta non solo tra gli operatori del settore, ma anche tra privati cittadini minimamente interessanti ad approfondire le tematiche energetiche.

In Italia il fotovoltaico è, certo, un costo. Un costo molto minore rispetto a qualche anno fa, però è un costo recuperabile in pochi anni.

Prendiamo l’esempio di una famiglia media che consuma 3.000 kwh l’anno di corrente elettrica.
Quanto costa la corrente elettrica in bolletta? Dipende dai prezzi di fornitura proposti da ogni operatore (che ormai opera in un contesto di libero mercato).

Mediamente l’elettricità in bolletta costa da 0,20 a 0,30 €/kwh. Il prezzo dell’elettricità dipende da molti fattori, tipo il “profilo di consumo” dell’utente, le fasce orarie di consumo/prelievo, la potenza impegnata, le fasce di consumo, ecc..
Questo prezzo comprende tutto:

  • la “quota energia” (cioè i kwh effettivamente consumati),
  • la “quota servizi” (cioè i costi di funzionamento della rete elettrica di distribuzione, trasmissione, dispacciamento, ecc…)
  • gli oneri generali di sistema pagati in bolletta (le cd. componenti A, UC, MCT, ecc..)
  • imposte, accise, addizionali, iva, ecc…

fotovoltaico italia costo opportunita

Con questo prezzo medio, l’energia costa per una famiglia “standard” almeno 800 euro l’anno in bolletta.
Questa è la spesa media annuale per una famiglia che consuma in Italia circa 3.000 kwh/anno di elettricità. Spesa sostenuta per l’acquisto di tutta l’energia in bolletta.

Di fronte a questa spesa, il fotovoltaico in Italia è un costo o un’opportunità?

Innanzitutto: il fotovoltaico non è un costo ma un investimento. Investire in un piccolo impianto domestico, se ben utilizzato,  ti consente di ridurre, se non azzerare, i prelievi di rete e quindi le bollette elettriche. I risparmi in questo modo generati fanno dell’impianto fotovoltaico domestico un investimento recuperabile in 7-10 anni. Cioè: in 7-10 anni si recuperano i costi di installazione dell’impianto e per i successivi 15-20 anni si continua a beneficiare dei risparmi in bolletta attraverso l’utilizzo dell’energia auto-prodotta.

 

Dunque, fotovoltaico: costo o opportunità per le famiglie?

Se l’impianto fv domestico mi consente di risparmiare in bolletta, con un risparmio che garantisca più delle spese sostenute, allora è un’opportunità.

Riprendiamo l’esempio e vediamo qualche numero.

Dicevamo: una famiglia media spende circa 800 euro l’anno per la corrente elettrica (circa 3.000 kwh/anno).
Una nota importante che bisogna prendere in considerazione: il costo dell’energia in bolletta ogni anno aumenta sia a causa dell’inflazione “fisiologica”, sia a causa delle dinamiche internazionali sul mercato delle materie prime. Dunque: i costi in bolletta sono oggi di 800 euro/anno, tra 20 anni gli stessi chilowatt potrebbero costare intorno ai 1.000 euro.

Un impianto da 3 kw consente di produrre nell’anno in Italia mediamente 3.500-4.500 kwh/anno. Prendiamo una media di 4.000 kwh/anno.

 

Un impianto fotovoltaico da 3 Kw quanto costa, compreso di installazione “chiavi in mano”?

Oggi un impianto da 3 kwh costa mediamente 8.000 euro, anche se si trovano già offerte “all inclusive” a 6.000 euro.
Non solo: con le detrazioni fiscali l’impianto costa, a conti fatti, la metà: 4.000 euro+iva.
Per approfondire sulle detrazioni fiscali per gli impianti fotovoltaici domestici leggi qui.
Dunque: un impianto da 3 kw produce 4.000 kwh/anno e costa 4.000 euro+iva.

Quanto produce un impianto da 3 kw?

Un impianto da 3 kw produce per 25 anni circa 80.000 kwh, perchè il rendimento diminuisce ‘fisiologicamente’ nel tempo (di circa 0,8%/anno).

Quanto costa mantenere un impianto fotovoltaico per 25 anni?

Il fotovoltaico ha costi di manutenzione e di funzionamento particolarmente ridotti: non necessita infatti dell’acquisto della materia prima da trasformare in energia. Tra manutenzione e mantenimento il costo non è maggiore delle 100 euro l’anno più la sostituzione dell’inverter dopo 10 anni (che avrà un prezzo inferiore alle 500€).
Sui 25 anni il costo di mantenimento per un impianto di 3 kw è di 3.000 euro (cioè: 100×25+500).

 

Ricapitolando..

Costo impianto: 4.000 euro + iva
Costo di mantenimento per 25 anni: 3.000 euro
Energia prodotta in 25 anni: 80.000 kwh
Opportunità di risparmio in bolletta: 21/22 mila euro per 25 anni.
(Questo è il risparmio effettivamente ottenibile se si auto-consumasse tutta l’energia prodotta dall’impianto, in questo caso il tempo di rientro dall’investimento sarebbe di 3 anni. Se invece, come è solitamente, si immette energia in rete per poi ri-prelevarla, i tempi di rientro dall’investimento salgono a circa 7 anni).

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3 Commenti

  1. andrea, il 1 maggio 2014 ore 15:32

    nel calcolo presentato ci sono delle ipotesi che non possono essere vere.

    1) La bolletta non puo’ essere azzerata.
    se prendo l’ascensore di notte, consumo energia e i pannelli producono 0.
    idem se piove (in Italia piove mediamente il 50% dei giorni).
    costi di allacciamento, gestione tasse etc, normalmente sono il 50% della bolletta e sono costi fissi ineliminabili.

    2)prendo la mia famiglia come esempio. leggendo le bollette:
    consumo annuale 1740kWh. ben lontano dai 3000kWh ipotizzati.
    spesa bolletta annuale 250euro+120euro di condominio = 370euro. ben lontano dagli 800stimati nell’articolo.

    nessuno mi assicura per 25anni eventuali bonus sulla vendita di energia in eccesso.
    un impianto sotto dimensionato non sarebbe in grado di coprire i picchi di consumo, rendendo impossibile l’azzeramento del consumo energetico, ma eventualmente solo quello totale annuale.

    3) 8000euro per l’impianto.
    devono essere pagati immediatamente e la restituzione degli incentivi arrivano in 10anni, questi si’ soggetti a inflazione. ipotizzando l’inflazione 3%, recupero 3500euro (attualizzati all’anno dell’inizio uso impianto). la differenza 4500euro (non 4000euro) fa parte giustamente dei costi.

    in economia, dato che qui si parla di investimento, per capire se conviene, si deve fare il confronto con un altro investimento di pari rischio.
    diciamo che prendo dei BTPi a 25anni (tale e’ la durata dell’impianto) con indicizzazione all’inflazione, giusto per mettermi al riparo da rischi. si ottengono circa 4%/anno al netto dalle tasse, cioe’ 320euro anno, cioe’ 8000euro di interesse +8000 euro di capitale iniziale = 16000euro. se invece continuo a reinvestire gli interessi arrivo a 21300 euro in 25 anni. queste sono la stima di minimo e massimo che posso ottenere da due tipologia di investimenti finanziario.
    come si vede il guadagno stimati per eccesso nell’articolo non sono cosi’ diversi da quelli che normalmente si otterrebbero con un banale investimento sull’Italia/Europa stessa.

    la differenza fondamentale tra le due tipologie di investimento e’ dunque il rischio!
    se in 25anni dovessi aver bisogno immediato di denaro (in 25 anni un rischio deve essere contemplato), potrei disinvestire i BTPi, mentre non posso vendere l’impianto (il quale potrebbe anche danneggiarsi…)

    4) costi di dismissione e riciclo impianto?
    diciamo che questo e’ il punto critico di tutti gli impianti energetici (termici, nucleari, idroelettrici… e anche fotovoltaici!)
    perche’ non sono citati?

    conclusione.
    inserendo numeri realistici nei costi di bolletta (che non puo’ essere azzerata), NON conviene economicamente fare un impianto.
    sono convinto che ci serva l’indipendenza energetica e che la chiave venga dal sole.
    Tuttavia, il fotovoltaico NON e’ la via.
    gli incentivi sono piu’ efficaci se usati sull’abbattimento di costi fissi e consumi, ad es. sull’isolamento termico o sul risparmio energetico (lampadine ed elettrodomestici piu’ efficienti)

    esistono altri impianti solari ben piu’ efficienti e meno costosi. perche’ non vengono contemplati?

    • Alessandro F., il 5 maggio 2014 ore 12:07

      Ciao, secondo me:
      1) la bolletta può essere azzerata, e questo è vero, solo staccandosi dalla rete enel e utilizzando opportuni accorgimenti di consumo e di accumulo. Mantenendo la connessione enel le bollette possono essere comunque drasticamente ridotte, ma ovviamente dipende dal tipo di consumi.
      2) io la corrente la pago circa 0,26 €/kwh (0,26 x 3.000 kwh = 780 €) (costo lordo incluse iva, imposte, oneri, ecc..)
      3) l’inflazione c’è, è vero, come c’è sul costo dell’energia in bolletta.
      Il fotovoltaico si fa per risparmiare e per aiutare l’ambiente. Per chi cerca il mero guadagno ci sono modi molto più redditizi (e con rischi maggiori).
      Una nota sul cd. “rischio”: io non farei troppo affidamento sulle norme e “convenzioni” dello Stato visto che continua a cambiare le regole del gioco (a giochi iniziati). Questo vale per il fotovotlaico come per qualsiasi altro settore, soprattutto in ambito economico.
      Ad esempio, vista la situazione energetica ed economica (anche a livello internazionale) nulla ci garantisce che le bollette elettriche non raddoppino entro i prossimi 5 anni.
      Oppure: crisi russa, la russia chiude i rubinetti del gas, il prezzo del gas sale alle stelle. Sono scenari del tutto verosimili.
      Qual è il vero rischio? L’Italia è a rischio insolvenza. Siamo così sicuri dei titoli di stato?
      4) I costi di smaltimento/riciclo sono pagati dall’utente al momento dell’acquisto moduli. I produttori devono infatti per legge aderire ad un consorzio di smaltimento certificato a livello europeo.

      Infine, ovviamente, il fotovoltaico “è nulla” senza gli opportuni accorgimenti di consumo e di risparmio energetico. Per una corretta prassi bisogna intervenire prima di tutto sull’efficienza, poi sull’autoproduzione.
      (anche lo Stato, ovviamente, deve fare la sua parte affinchè i costi rendano sempre più convenienti le nuove tecnologie).

      Penso che oggi è solo un buon inizio.

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