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Fotovoltaico a casa, quanto può farti risparmiare ?

12 novembre 2013
Voto:4/5 (5 voti)

Installare il fotovoltaico a casa, può far risparmiare? Quanto?
La risposta è ovviamente: sì, altrimenti nessuno lo farebbe.
Sul “quanto”, invece, è un po’ più complesso dare una risposta univoca. Il risparmio dipende infatti da molti fattori, in primis: quanto pago l’installazione completa “chiavi in mano” e quanta energia riesco ad auto-produrre ed autoconsumare in 25 anni.

Vediamo di spiegare meglio.
Installare il fotovoltaico a casa è un piccolo investimento domestico. Come ogni investimento richiede un iniziale esborso di denaro che col tempo verrà recuperato. Oltre al recupero dell’esborso iniziale si ottiene un guadagno nel tempo. Questo guadagno è il fattore che spinge ad effettuare l’investimento.

Oggi installare un impianto fotovoltaico non è più un investimento oneroso: i prezzi delle installazioni residenziali, che solo qualche anno fa raggiungevano i 20mila euro per 3 kw di impianto, oggi sono sotto gli 8mila euro. Un investimento di 8mila euro è meno di quanto si spende per l’acquisto di una macchina. Con un’unica differenza: la macchina è un costo, ed ha elevati costi di mantenimento. Il fotovoltaico è invece un investimento (recuperabile nel tempo) ed ha bassissimi costi di funzionamento. Sui 20 anni il fotovoltaico ti restituisce più di quanto hai speso per acquistarlo.
Per questo motivo il fotovoltaico a casa può farti risparmiare.

Dov’è il risparmio? Risparmiare su cosa? Senza più i lauti incentivi statali (terminati ormai da parecchi mesi) dove sta il guadagno?

fotovoltaico casa risparmiare

Chiariamo subito una cosa: non si tratta più di un guadagno esplicito, come poteva essere quando si ricevevano gli incentivi del conto energia, ma di un guadagno indiretto, ovvero un guadagno attraverso il risparmio generato sulla bolletta elettrica negli anni.

Dunque: un impianto fotovoltaico, durante i suoi 25 anni di funzionamento, genera un risparmio in bolletta attraverso tutta l’energia prodotta ed autoconsumata. Tutta l’energia non autoconsumata dal titolare dell’impianto fv, viene immessa in rete e scambiata con la rete attraverso il meccanismo di rimborso dello scambio sul posto.

Lo scambio sul posto, cosa ben diversa dagli incentivi, è un meccanismo secondo il quale tutta l’energia immessa in rete dall’utente viene conteggiata e “pagata” dal Gse (il Gestore dei Servizi Energetici) come forma di rimborso (parziale) delle bollette pagate.

Tutto ciò che serve per avere un’idea di quanto può rimborsare lo scambio sul posto è il valore dell’energia immessa ed il valore dell’energia prelevata e pagata in bolletta (attenzione: in bolletta paghi: energia, servizi, oneri, imposte, ecc…  con lo scambio sul posto ricevi invece solo il rimborso sull’energia immessa e su alcuni servizi associati). Lo scambio sul posto non rimborsa dunque il 100% delle bollette.

Per capire meglio come funziona lo scambio sul posto leggi qui.

 

Il vero risparmio è l’autoconsumo…

Al di là del meccanismo di rimborso dello scambio sul posto, la vera fonte di risparmio è l’autoconsumo elettrico, cioè l’utilizzo dell’energia autoprodotta dal proprio impianto, senza passare per la rete, nè per la bolletta.

Nella misura in cui si riesce ad utilizzare l’energia elettrica autogenerata, si massimizza il risparmio economico che va a ripagare l’investimento.

Se ipotizzassimo di autoconsumare il 100% dell’energia generata da un impianto domestico da 3 kw avremmo, per il primo anno di funzionamento, i seguenti risparmi economici:

  • nel nord italia, con una produzione di 1.100 kwh/kwp/anno, circa 700 euro
  • nel centro italia: con una produzione di 1.300 kwh/kwp/anno, circa 850 euro
  • nel sud italia: con una produzione di 1.500 kwh/kwp/anno, circa 1.030 euro

(questo considerando un prezzo medio dell’energia in bolletta di circa 0,22 €/kwh).

In realtà mediamente per un impianto domestico l’autoconsumo è di circa il 30% dell’energia prodotta, questo vuol dire che il rimanente 70% non è sprecato, ma viene valorizzato dal Gse ad un prezzo quasi dimezzato.

Con un sistema d’accumulo, invece, si può raggiungere mediamente il 70-80% di autoconsumo. Le batterie sono un costo in più, dunque, però possono apportare benefici maggiori della spesa grazie all’innalzamento della quota di autoconsumo fino ad oltre il 70%.

 

…e la detrazione fiscale

Per tutto il 2014 pare verrà prolungata la detrazione fiscale Irpef con aliquota al 50%. Questo vuol dire che, sotto forma di sgravio fiscale, viene restituita la metà della spesa sostenuta.

Esempio: se un impianto domestico da 3 Kw costa 8.000 euro, lo Stato ti restituisce 4.000 euro in 10 anni sotto forma di sgravi fiscali. In questo caso il titolare dell’impianto ottiene uno sgravio fiscale dall’Irpef di 400 euro l’anno per 10 anni, pagando di fatto l’impianto fotovoltaico 4.000 euro anzichè 8.000 (ricordiamo che anche l’iva è al 10% anzichè al 22%).

Con questo prezzo effettivo il rapporto costi-benefici dell’investimento va decisamente verso una maggiore convenienza: con questo rapporto tra costi e benefici si ottengono tempi di rientro dall’investimento di 6-8 anni, in base al luogo di installazione ed in base a quanto si riesce ad autoconsumare.

Leggi qui per ulteriori info sulle detrazioni fiscali.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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