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Come fare un business plan fotovoltaico

17 dicembre 2013
Voto:4/5 (5 voti)

Il business plan fotovoltaico permette di avere un’anteprima dei rendimenti economici derivanti dall’installazione di un impianto fotovoltaico. Cosa è un ‘piano di business’? E’ un documento che riassume il calcolo economico di un progetto: identifica in maniera più dettagliata possibile tutti i costi connessi ad un progetto e ne stima i rendimenti nel tempo calcolandone il periodo di ammortamento ed i successivi ricavi.

Un buon business plan deve essere al contempo sintetico ma esauriente, deve contenere grafici e dati concreti con stime più realistiche possibile.

Il business plan deve dimostrare come l’investimento sia conveniente nel tempo. Parlando di fotovoltaico: il bp deve identificare il costo totale di realizzazione del progetto e le spese di mantenimento, da un lato, e gli introiti complessivi generati dall’installazione nel tempo; introiti anche indiretti, in termini di ‘risparmio economico generato dall’utente’.
Confrontando costi e benefici dell’investimento si stima la reale convenienza dell’intera operazione e il business plan è lo strumento utilizzato.

Come fare, dunque, un business plan fotovoltaico?

 

Spese

La prima cosa è la stima dei costi.
Ci sono due tipi di costi: costi di realizzazione dell’impianto “chiavi in mano” ed i costi di “mantenimento” negli anni.

come fare il business plan fotovoltaicoSui costi di realizzazione si va oggi, per i piccoli impianti domestici, dai 2mila ai 2 mila 500 euro per kw installato (chiavi in mano e tutto incluso). Un impianto standard da 3 kw costa oggi verosimilmente intorno ai 6-7mila euro.

Grazie alle detrazioni fiscali del 50%, sgravi fiscali riservati ai soli impianti domestici installati al servizio di casa, un impianto fotovoltaico oggi, e per tutto il 2014, costa la metà. L’agenzia delle entrate, infatti, da la possibilità di portare in detrazione il 50% delle spese sostenute (detrazione fiscale ripartita in 10 anni). Questo vuol dire che se pago l’impianto 7mila euro, nei 10 anni successivi mi vengono restituiti 3mila 500 euro sotto forma di detrazioni d’imposta.

Leggi qui per vedere come portare un impianto fv in detrazione.

I costi di mantenimento e di funzionamento impianto sono estremamente limitati in quanto il fotovoltaico non ha parti meccaniche in movimento e per questo non è soggetto ad usura. Avrà solo i costi di assicurazione, di un eventuale finanziamento, di un’eventuale pulitura annuale e della sostituzione dell’inverter (dopo circa 10 anni) a non più di 400 euro.

 

Ricavi

Sui ricavi, da quanto non ci sono più gli incentivi, non c’è molto da considerare: il ricavo principale è quello derivante dall’autoconsumo.

Se con il mio impianto riuscissi ad autoconsumare tutta l’energia prodotta, risparmierei circa 0,25 €/kw delle bollette elettriche.

Se, ad esempio, consumo in casa 3.000 kwh/anno di corrente elettrica. L’utilizzo dell’impianto in autoconsumo mi farebbe risparmiare la quota che evito di prelevare dalla rete. L’energia prelevata dalla rete costa mediamente 0,21-0,27 €/kwh. Con il fotovoltaico potrei auto-produrla senza inficiare sulle bollette elettriche.

Vediamo coi numeri: se il mio impianto produce 3.500 kwh/anno e se fossi in grado di utilizzarli tutti al momento della produzione (senza utilizzare la rete come un ‘serbatoio’) potrei risparmiare più di 850 euro l’anno. Il costo medio di produzione dell’energia prodotta dal fotovoltaico è infatti di  0,09 €/Kwh, se l’impianto fotovoltaico usufruisce degli sgravi fiscali, il costo di produzione si dimezza: arriva a 0,05 €/kwh.

 

L’altra fonte di ricavo è quella dell’ scambio sul posto, meccanismo che ‘premia’ lo scambio di energia tra impianto fotovoltaico e rete: quando l’impianto produce in eccesso immette in rete. Quando l’utenza domestica ha bisogno di energia ulteriore rispetto a quella autoprodotta, preleva dalla rete, pagando le normali bollette. Con lo ‘scambio sul posto’, durante l’anno il gse rimborsa parte delle bollette pagate.

I ricavi derivanti per tutta l’energia immessa in rete da fotovoltaico saranno, in questo caso, di due tipi:

– per l’energia immessa e poi riprelevata il ricavo è di circa 0,14 €/kwh (è un prezzo variabile)
– per l’energia immessa in rete e non successivamente riprelevata, il ricavo è pari al prezzo di mercato dell’energia elettrica: circa 0,10 €/kwh, prezzo variabile in base alle fasce orarie, ai periodi dell’anno ed alle dinamiche di mercato.

Per approfondire lo scambio sul posto leggi qui.

 

 

Il rapporto tra spese e ricavi determinano la validità del business plan fotovoltaico

Ricapitaolando:

1) Spese:

– installazione, 7.000€-50% di detrazioni fiscali: 3.500 €
– manutenzione, circa 100 euro l’anno per 25 anni: 2.500 €
– sostituzione inverter: 400 €

Costi totali: 6.400 euro

2) Ricavi:

Ipotizzando un autoconsumo del 50% ecco una stima dei ricavi nei 25 anni di funzionamento dell’impianto fotovoltaico:

– energia prodotta:3.500 kwh
– energia autoconsumata: 1.750 kwh
– energia immessa in rete: 1.750 kwh
-energia riprelevata per i propri consumi: 1.000 kwh

Ecco i valori in euro:

– risparmio diretto in bolletta: più di 11.000 euro in 25 anni (cioè: 1.750 kwh x 0,27 € x 25 anni)
– valorizzazione dell’energia immessa in rete: più di 4.300 euro (cioè: 1.750 kwh  x 0,10 € x 25 anni)

(abbiamo considerato il ‘prezzo’ dell’energia immessa in rete a 0,10 €/kwh, in realtà per l’energia immessa e poi riprelevata il prezzo di riconoscimento è maggiore).

Questi dati bastano per capire come il business plan permette di stimare il rientro economico dell’investimento fotovoltaico: a fronte di una spesa di 6.400 euro, il progetto restituisce sui 25 anni oltre 15.000 euro (considerando una quota di autoconsumo del 50%).

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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4 Commenti

  1. Fulvio, il 25 agosto 2014 ore 17:34

    Per una valorizzazione finanziariamente completa occorrerebbe inserire l’inflazione perchè l’impianto viene pagato (quindi costa) immediatamente ed il risparmio arriva lungo l’arco di 25 anni.

    • Alessandro F., il 2 settembre 2014 ore 19:00

      Sono d’accordo, ma teniamo presente che l’inflazione vale anche per i risparmi indiretti sull’energia autoprodotta ed autoconsumata. Quanto costerà l’energia nei prossimi 25 anni?

      • pippo pelo, il 2 aprile 2015 ore 18:01

        di meno

        • Alessandro F., il 3 aprile 2015 ore 10:29

          se si utilizza gas e carbone non credo proprio, visto che lo shale gas è praticamente antieconomico e le riserve sono sempre più costose da estrarre.

          E poi in Italia c’è l’inflazione, imposte, addizionali, costi di distribuzione, dispacciamento e trasmissione. Tutti costi che vengono addebitati in bolletta e aumentati in maniera discrezionale dalle varie legislazioni.

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