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Centrali a carbone o fonti rinnovabili ? Spetta a te scegliere

22 gennaio 2014
Voto:4/5 (5 voti)

Risolvere il dilemma tra centrali a carbone e fonti rinnovabili è sempre più impellente, visto il modello economico sempre più energivoro nel quale ci troviamo ad operare. La nostra economia si fonda sull’energia e questo modello economico imperversa a livello planetario.  Per questo motivo nel mondo c’è la crescente necessità di produrre energia. Tutto è basato sulla capacità di produrre energia in maniera efficace e soprattutto efficiente. Energia vuol dire soprattutto due cose: calore e corrente elettrica.

Calore e corrente elettrica oggi in Italia sono ancora prodotte per la gran parte, esattamente come nei primi anni dell’era industriale,  attraverso le centrali a carbone e centrali a gas. Le fonti primarie per la produzione di energia sono ancora per la gran parte carbone, petrolio, gas. In minor parte incide anche l’idroelettrico, non inquinante, anche se un po’ impattante sul territorio.

Nell’ultimo decennio anche in Italia, sull’onda delle direttive europee sul clima, e sull’onda del famigerato protocollo di Kyoto,  hanno iniziato a svilupparsi e diffondersi le fonti rinnovabili grazie a politiche di incentivazione nazionale, in toto spinte da direttive europee, ma quasi tutte autofinanziate attraverso le nostre bollette.

 

Il nuovo dilemma energetico: centrali a carbone o fonti rinnovabili ?

Centrali a carbone o Fonti Rinnovabili ?

Centrali a carbone o Fonti Rinnovabili ?

E’ solo da pochi anni che anche sulla scena politica nazionale si ragiona su un nuovo dilemma: centrali a carbone o fonti rinnovabili?

Riusciranno le fonti rinnovabili ad essere in grado da sole a sopperire al crescente fabbisogno energetico planetario? Si planetario, perchè quando si parla di energia e del suo impatto sul Pianeta, non si può ragionare su scala locale. E’ un problema che riguarda tutti, anche e soprattutto i paesi emergenti.

E’ fondamentale oggi dare spazio ad un nuovo modello energetico che sia in grado di produrre l’energia sufficiente senza produrre gli impatti devastanti che oggi le tradizionali produzioni energetiche stanno avendo sul Pianeta e sui suoi abitanti.
In tal senso la politica Europa è una buona spinta, per l’Italia e i suoi politicanti.

 

Dunque, dicevamo, è solo da pochi anni che anche in Italia si affronta la questione energetica: innovare ed investire sulle fonti rinnovabili o continuare a puntare sulle centrali a carbone? La scelta, a rigor di logica, apparirebbe scontata, se non fosse per le lobby del gas e del carbone che continuino ad influenzare le politiche in favore delle anacronistiche centrali inquinanti. Purtroppo ancora oggi in Italia, invece di investire fondi pubblici per far decollare definitivamente le fonti rinnovabili, si preferisce continuare a sovvenzionare le vecchie centrali, si preferisce finanziare il carbone, la fonte energetica più nociva per il clima e la salute umana.
Si parla addirittura di “Capacity Payment” finanziato dalle rinnovabili: leggi qui.

 

Gli effetti delle centrali a carbone sulla salute

Gli effetti devastanti delle centrali a carbone sull’ambiente e sulla salute li possiamo ben immaginare. Solo a titolo di esempio, riporto alcuni dati interessanti, quanto sconcertanti, dal sito di Greenpeace.
Si parla qui di Brindisi. Della centrale a carbone di Enel, la Federico II.

L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha indicato nel 2011 la centrale Enel di Brindisi come il sito industriale più inquinante d’Italia. Secondo l’Agenzia le emissioni inquinanti del sito industriale (dati del 2009) causano una mortalità prematura stimabile in 119 casi l’anno. A queste morti premature causate dal carbone andrebbero sommati gli impatti dell’impianto di Brindisi Nord di Edipower, che ha ottenuto l’anno scorso una nuova Autorizzazione Integrata Ambientale per tornare a produrre ed inquinare a pieno regime.

Si legge nel rapporto:

In riferimento alla popolazione di Brindisi, uno studio del 2011 realizzato dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Lecce e di Pisa con l’Unità operativa di Neonatologia dell’ospedale Perrino di Brindisi, la Asl di Brindisi e l’Università di Pisa, segnala un eccesso nelle patologie neonatali riscontrate nel capoluogo pugliese del 18 per cento rispetto alla media europea, con uno scarto che raggiunge quasi il 68 per cento in riferimento alle patologie congenite cardiovascolari.

Gli effetti devastanti delle centrali a carbone, dicevamo, si possono ben immaginare, ma citando i dati è tutto più lampante.
Questi sono i riscontri immediati sulla salute delle persone, ma possiamo immaginare con altrettanta lucidità gli effetti di lungo periodo e su scala globale di questi modelli di produzione energetica: sulle persone, sugli animali, sul Pianeta.

Le zone che accolgono le centrali a carbone sono sotto continuo monitoraggio dalle principali associazioni ambientaliste.
Il carbone risulta essere la tipologia di combustibile fossile più impattante a livello ambientale: i suoi “fumi” che sprigionano biossido di carbonio, sostanza altamente tossica, costituiscono il 43% del totale dei gas serra di tutto il mondo.  Inoltre le polveri ed i residui della combustione che si sprigionano nell’aria attorno alle centrali sporcano le abitazioni, le strade e le colture intorno, minando pesantemente l’ecologia di questi luoghi.

Le centrali di carbone hanno effetti devastanti sul benessere e sulla salute delle persone: molti studi scientifici hanno infatti dimostrato che sono causa di tumori, malattie respiratorie, cardiovascolari e ictus.
La lista potrebbe continuare.

Dunque, cosa contrapporre alle anacronistiche centrali a carbone? A gas o a petrolio?

Le alternative ci sono, sono le fonti rinnovabili. Si tratta di prenderle, studiarle, migliorarle, si tratta di fare (e finanziare) ricerca. Bisogna coniugare la produzione ed il consumo energetico con le nuove tecnologie per ottimizzarne i costi, l’efficienza ed il rendimento. La ricerca in tal senso ha fatto e sta facendo passi da gigante, ma ancora di strada bisognerà farne.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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2 Commenti

  1. Fotovoltaico SR, il 2 febbraio 2014 ore 19:11

    Scegliere il Fotovoltaico e tutte le energie Rinnovabili e la strada giusta che, infine darà a chiunque la certezza di aver scelto bene .

  2. Fotovoltaico SR, il 3 febbraio 2014 ore 11:29

    La scelta è facile! Il petrolio e tutti i derivati non possono considerarsi L’Energia per il Futuro del nostro pianeta!

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