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Burden sharing , cosa è?

3 dicembre 2013
Voto:4/5 (5 voti)

Il burden sharing è la ripartizione degli obiettivi energetici nazionali in sotto-obiettivi energetici regionali, ovvero la suddivisione tra le 22 Regioni italiane dell’ obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni e di sviluppo delle rinnovabili e del risparmio energetico.

L’europa impone degli obiettivi a ciascun paese membro ed ogni paese ha il compito di ripartire a sua volta, al proprio interno, i target per il raggiungimento dell’obiettivo nazionale.

Vediamo come nasce e da dove arriva il burden sharing.

 

Come nasce il burden sharing

Gli obiettivi di riduzione delle emissioni, dal Protocollo di Kyoto alla strategia europea 20 20 20, hanno un risvolto diretto sulla politica nazionale di diminuzione dei gas climalteranti, riduzione che deve avvenire per effetto di almeno quattro fattori:

  • efficienza e risparmio energetico
  • sviluppo delle fonti di energia rinnovabile (solare fotovoltaico, solare termico, geotermico, eolico, biomasse, …)
  • agricoltura sostenibile
  • migliore gestione dei rifiuti

Il protocollo di Kyoto, strumento giuridico internazionale per il contrasto dei cambiamenti climatici, prevedeva infatti la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra dell’ 8% entro il 2012 (rispetto ai valori del 1990) per i paesi industrializzati, tra cui l’Italia.

burden sharing

La strategia europea prevede invece, recependo in parte gli obiettivi del protocollo, il raggiungimento di questi obiettivi entro il 2020:

  • riduzione del 20% dei consumi di energia da fonti primarie
  • riduzione del 20% delle emissioni dei gas ad effetto serra (obiettivo che rientra nel protocollo di Kyoto)
  • aumento del 20% di energia prodotta da rinnovabili

La strategia indicata dall’Unione Europea è espressa nella direttiva 2009/28/CE ed è recepita da tutti i paesi membri con criteri diversi: gli obiettivi individuati, differenziati per ciascun paese membro, sono composti da una quota “fissa” ed una quota “variabile” in relazione alla popolazione ed al PIL.

Quali sono gli obiettivi posti all’Italia entro il 2020? All’Italia è assegnato l’obiettivo del 17%. Ovvero: 17% è la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili che dovrà essere raggiunta in rapporto ai consumi totali di energia.

Questo obiettivo nazionale è suddiviso tra le Regioni e questa ripartizione è il cosiddetto Burden Sharing (letteralmente: “ripartizione del carico”). Il raggiungimento dell’obiettivo nazionale deve quindi passare dagli obiettivi posti ad ogni singola Regione.

 

Cosa prevede il Burden Sharing in Italia

Il burden sharing è quindi la ripartizione dell’obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni e di sviluppo delle rinnovabili in altri sotto-obiettivi assegnati dalla politica nazionale alle Regioni, si tratta in pratica di un valido strumento di pianificazione territoriale, con risvolti locali, per il raggiungimento dei target prospettati.

Cosa prevede il burden sharing ad oggi? Il decreto per la ripartizione degli obiettivi regionali definisce e quantifica gli

…”obiettivi intermedi e finali che ciascuna Regione e Provincia autonoma deve conseguire ai fini del raggiungimento degli obiettivi nazionali fino al 2020 in materia di quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia e di quota di energia da fonti rinnovabili nei trasporti”…

Una delle critiche poste all’attuale normativa relativa al burden sharing italiano è l’applicazione di criteri sottostimati rispetto all’attuale livello di sviluppo del fotovoltaico, ovvero: il provvedimento punta ad un target sottostimato rispetto alle reali potenzialità espresse ad oggi dalle Regioni.

Il fotovoltaico e le fonti rinnovabili hanno avuto uno sviluppo più rapido di quanto fosse previsto dalla stessa Unione Europea in sede di definizione degli obiettivi sul clima.

Spieghiamo meglio: per la quantificazione degli obiettivi da assegnare a ciascuna regione (e Provincia Autonoma) si assumono a riferimento gli obiettivi nazionali definiti dal PAN – Piano di Azione Nazionale. Gli obiettivi ivi definiti sono di molto sottostimati, sono anzi già superati, rispetto all’attuale diffusione raggiunta a livello nazionale dalle rinnovabili ed in particolare dal solare fotovoltaico.

Solo per fare due esempi: il PAN – Piano di Azione Nazionale – fa riferimento ad un target per il fotovoltaico di 8,5 Gigawatt (compresi i 500 Megawatt destinati al fotovoltaico a concentrazione).
Quanto si è raggiunto ad oggi in termini di sola potenza fotovoltaica installata in Italia?
Secondo i dati GSE siamo oggi oltre i 18 Gigawatt di potenza elettrica pulita prodotta dal sole.
18 Gigawatt ripartiti tra più di 530 mila impianti fotovoltaici incentivati.

Con la fine delle incentivazioni del Conto Energia (agosto 2013) il fotovoltaico cambia la sua direttrice di sviluppo: i grandi impianti lasciano momentaneamente il posto a numerose piccole installazioni di carattere domestico-residenziale. La nuova forma del fotovoltaico in Italia è quella del solare al servizio delle abitazioni e delle aziende che utilizzano l’energia prodotta per lo più per l’autoconsumo.

Leggi qui tutti i vantaggi del fotovoltaico domestico.

Questo nuovo modello di sviluppo porterà il fotovoltaico in Italia al raggiungimento di nuovi obiettivi: al 2016 le stime parlano di almeno 23 gigawatt di potenza elettrica totale prodotta dal sole, quasi il triplo di quanto previsto nel Piano di Azione Nazionale.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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