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Kit fotovoltaico più accumulo con batteria Tesla Power Wall

Ultimo aggiornamento: 21-9-2016

Con i sistemi di accumulo a costi accessibili ci si prepara alla rivoluzione energetica. Già dai primi mesi del 2016 sul mercato italiano dello storage elettrico sono approdate le batterie Tesla. Nello specifico: le Tesla Power Pack Battery, per le aziende, e le Tesla Power Wall, per la casa. Queste nuove batterie sono state lanciate già nel 2015 sul mercato statunitense e sono approdate in Italia nel 2016 contribuendo a rivoluzionare il mercato dei sistemi di accumulo al servizio del fotovoltaico e delle fonti rinnovabili. La “corsa al ribasso” dei prezzi, in effetti, è già iniziata e non può che procurare vantaggi per gli utenti finali e per la diffusione delle rinnovabili.

Qual è la peculiarità di queste batterie Tesla? Che sono batterie aglio Ioni di Litio, che hanno una profondità di scarica del 100 per cento, che sono integrabili anche con impianti fotovoltaici già esistenti e che sono già vendute sul mercato italiano a prezzi sostenibili. Per “prezzi sostenibili” intendiamo una sola cosa: il costo sostenuto viene recuperato nel giro di qualche anno attraverso il risparmio economico che la batteria genera per l’utente.

 

A cosa serve il sistema di accumulo

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Già più volte in questo sito abbiamo parlato dell’importanza, per rendere vantaggioso l’investimento fotovoltaico, di abbinare al classico sistema domestico o aziendale, un sistema di accumulo in grado di gestire in maniera intelligente l’energia prodotta dal proprio impianto. Gestire l’energia in maniera intelligente significa anche accumularla nelle batterie quando è “in eccesso” per “rilasciarla” quando l’utente ne ha bisogno.

Per avere una casa realmente sostenibile, e per avere un vero vantaggio economico, oggi bisogna immagazzinare energia. L’energia autoprodotta durante le ore diurne, deve essere messa a disposizione di casa anche nelle ore serali, ore in cui il fotovoltaico non produce. Ore in cui, soprattutto in casa, c’è bisogno di energia.

 

La batteria Tesla Power Wall

Power Wall è la batteria domestica di Tesla. E’ una batteria ricaricabile che immagazzina elettricità dai pannelli solari o dalla rete elettrica e funziona come “riserva flessibile” di elettricità al servizio di casa. Nel caso è anche possibile immagazzinare energia dalla rete quando il suo prezzo è minore, ad esempio la notte. In caso di bisogno la batteria può anche funzionare da UPS, cioè da “gruppo di continuità”, in caso di blackout della rete Enel. In questo caso garantisce la continuità della fornitura elettrica alla casa, anche senza tensione di rete. La funzione e l’utilità più importante, però, è quella di massimizzare l’autoconsumo fotovoltaico.

Tra i vantaggi di cui la casa produttrice va fiera è che la batteria Power Wall è facile da installare, è poco ingombrante, automatizzata e soprattutto senza manutenzione. In effetti, si tratta di un “contenitore” rettangolare di circa 90 per 130 centimetri, meno di 20 centimetri di profondità, facilmente applicabile a parete.

 

Quanta energia può immagazzinare?

Veniamo alla domanda più importante per un sistema di accumulo: quanta energia può immagazzinare la Power Wall Tesla Battery? E cosa ci faccio con questa quantità di energia? I consumi elettrici di misurano in kWh (chilowattora) e sono gli stessi che posso leggere in ogni bolletta.

Ogni batteria è dotata di 6,4 kWh di capacità di accumulo. Ogni batteria, se necessario, può essere collegata ad altre formando un sistema di stoccaggio di elettricità completamente scalabile.

In genere, quando si parla di capacità di accumulo delle batterie, si fa riferimento a due tipi di capacità: “capacità nominale” e “capacità effettiva”. La differenza tra le due è la “profondità di scarica” di ognuna, prima di poter essere ricaricata. Spieghiamo, semplificando, con un esempio. Se un accumulatore ha una capacità nominale (ipotetica) di 10 kWh ed una profondità di scarica del 70%, la capacità di accumulo effettiva sarà il 70% di quella nominale, cioè: 7 kWh.

La Powerwall Tesla ha, da scheda tecnica, una profondità di scarica del 100 per cento ed un’efficienza complessiva del 92,5 per cento.

 

6,4 kWh sono sufficienti al mio fabbisogno?

Se parlare di kWh può “dir poco” riguardo all’utilità effettiva delle batterie, parlare di elettrodomestici e consumi di casa può chiarire molto l’effettiva utilità di queste batterie. Il consumo degli elettrodomestici è la giusta “unità di misura”.

Una famiglia di 3-4 persone in Italia consuma mediamente 9-10 kWh di energia al giorno (circa 3.300 kWh/anno). La batteria con capacità di 6 kWh/giorno, quindi, riesce a soddisfare circa i due terzi del fabbisogno giornaliero di energia.
Il rimanente 25-35 per cento del fabbisogno può essere soddisfatto con l’autoconsumo istantaneo dall’impianto fotovoltaico: cioè il consumo dell’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici nel momento stesso in cui questi producono.

Per avere una giusta “unità di misura”, basti pensare che il frigorifero di casa consuma da 1 a 2 kWh al giorno di elettricità, a seconda della classe energetica. Una lavatrice consuma da 2 a 3 kWh a lavaggio. Un’asciugatrice un po’ di più: da 3 a 4 kWh a ciclo. Consumi irrisori, invece, hanno le TV moderne, il Computer, le Luci ed altri piccoli elettrodomestici di uso quotidiano: siamo ben al di sotto di un kWh/giorno.

 

La configurazione tipica del fotovoltaico domestico con accumulatore Powerwall

La configurazione tipica di un sistema fotovoltaico domestico dotato di un accumulatore Tesla è composta da 5 componenti essenziali più uno opzionale:

  • circa 12 pannelli fotovoltaici (che producono una potenza “di picco” di circa 3 kW). I pannelli possono essere sfruttati con autoconsumo istantaneo, oppure per ricaricare la batteria. In alternativa possono immettere energia in rete Enel.
  • La Batteria domestica Powerwall ricaricata dai pannelli e “scaricata” dai consumi serali di casa
  • l’Inverter che converte la corrente continua (prodotta dai pannelli e batteria) in corrente alternata, adatta per essere utilizzata negli impianti elettrici di casa. L’inverter deve essere compatibile con la batteria Tesla e contiene anche un sistema di misurazione dell’energia prodotta
  • una interfaccia che gestisce il flusso di energia in base a criteri definiti
  • un quadro elettrico utilizzato anche per ricaricare la batteria con i kwh di rete
  • un eventuale pannello elettrico per far funzionare il sistema come “sistema di continuità” quando ci sono interruzioni di fornitura di rete.

 

La scheda tecnica della Powerwall

Per i più tecnici ecco qualche informazione un poco più specifica presa direttamente dalla scheda tecnica di questo tipo di batteria.

Scheda tecnica Powerwall di Tesla Energy

  • Tipo di tecnologia: batteria agli Ioni di Litio con controllo termico del liquido
  • Capacità: 6,4 kWh/giorno
  • Efficienza: 92,5% in Corrente Continua in entrata ed in uscita dalla batteria
  • Potenza: 3,3 kW
  • Profondità di scarica: 100%
  • Tensione: 350-450 Volt
  • Corrente: 9,5 Amphère
  • Compatibilità con reti monofase e trifase
  • Temperatura d’esercizio: da -20 a +50°C
  • Installazione in interno o in esterno
  • Peso: 97 Kg
  • Dimensioni: 130 x 86 cm e 18 cm di profondità
  • Certificazioni:
    CE dichiarazione di conformità
    IEC 62619, IEC 62109-1, IEC/EN 61000

 

 

Se ho già l’impianto fotovoltaico posso mettere questa batteria?

Si, con le opportune modalità di configurazione questo tipo di batterie Tesla possono essere integrate ad impianti già esistenti e già in funzione. In ogni caso c’è bisogno della competenza di un installatore qualificato che sia in grado di valutare l’effettiva realizzazione e attuare le eventuali modifiche sull’impianto.

 

I prezzi dei kit completi dotati di accumulatore domestico Tesla

Veniamo ai prezzi. Il prodotto è relativamente nuovo, ma abbiamo informazioni “di listino” riguardo a dei Kit fotovoltaici completi dotati di pannelli fotovoltaici, batterie domestiche Tesla, inverter, interfaccia, quadro e componenti di cablaggio e montaggio. I prezzi rilevati fanno riferimento al solo acquisto del Kit e non al costo di installazione.

Per un Kit fotovoltaico da circa 3 kW più accumulo con batterie al Litio Tesla, con capacità di 6,4 kWh, il costo è di circa 7-8 mila euro + iva.

Per lo stesso tipo di configurazione, ma su un impianto fotovoltaico da circa 4 kW di potenza, i prezzi ruotano intorno agli 8-9 mila euro più iva.

Per un impianto da circa 6 kw, con la stessa capacità di accumulo dei precedenti, il prezzo è di circa 10-11 mila euro esclusa Iva.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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19 Commenti

  1. Mike, il 22 settembre 2016 ore 09:43

    Io preferisco la batteria LG CHEM RESU 7H.

    Capacità utlie: 6,6kWh (Tesla 6,4kWh)
    Assicura una capacità dell’80% dopo 10 anni di utilizzo (Tesla 60%)
    Misure: 74cm x 69cm x 20xm (Tesla 130cm x 86cm x 18cm)
    Peso: 76kg (Tesla 97kg) -> montaggio più faccile
    Prezzo: identico a quello della batteria Tesla
    Cicli di vita: 6000 (Tesla 5000)

    Il DoD è solo un’impostazione. Un DoD da 100% diminuisce il numero di cicli di vita della batteria (ed è un trucco per abbassare i prezzi)

    • Alessandro F., il 22 settembre 2016 ore 11:34

      mmhh.. interessante.

      Una domanda:

      “Il DoD è solo un’impostazione. Un DoD da 100% diminuisce il numero di cicli di vita della batteria”

      In che senso?
      E la profondità di scarica?
      Grazie

    • gipi, il 24 ottobre 2016 ore 16:11

      Ciao Mike & Alessandro F.
      Visto che Mike lancia il sasso nello stagno e poi non si fa più vivo (come molti altri) mi rifaccio a “WIKIPEDIA” (ricordandovi la sua utilissima opera divulgativa) che attualmente richiede piccole donazioni per poter continuare il suo servizio …….
      Dunque , dice WIKIPEDIA :
      ——–La Profondità di scarica (Depth Of Discharge – DOD) è una misura di quanta energia è stata prelevata da una batteria, viene espressa in una percentuale della capacità totale della batteria.
      Per esempio, una batteria da 100 Ah a cui sono stati prelevati 30 Ah ha una profondità di scarica del 30 %.
      La profondità di scarica è lo stato inverso dello stato di carica (State Of Charge – SOC), nell’esempio precedente la batteria ha uno stato di carica del 70%). ———
      Purtroppo anche WIKIPEDIA segue il solito e un po’ fuorviante termine degli “Ah” (Ampere x ora) tanto caro ai Produttori di Accumulatori. Nel nostro caso (Fotovoltaico) si può tranquillamente parlare di kWh con lo stesso concetto.
      Se ho un Accumulatore con Carica Energetica Massima Accumulabile di 1,2 kWh (ovvero da 100 Ah x 12 V / 1000), e caricato a fondo, posso prelevare il 30% di quanto accumulato (1.2 x 0,30 = 0,36 Kwh) prima di smettere di prelevare e potrò dire che utilizzo l’Accumulatore con un “DoD” pari a 30%.
      Detto questo, si osserva che i Produttori di Accumulatori ( in generale tutti) si guardano bene dal fornire tutti i dati che loro conoscono e che permetterebbero, con cognizione di causa, di valutare i loro prodotti e di comprendere il modo migliore di utilizzarli in funzione delle proprie esigenze di impianto e delle proprie propensioni di spesa.
      Nel caso di TESLA, dai prospetti in mio possesso, SEMBRA che loro garantiscano (in modo implicito) di poter scaricare sempre fino a zero il loro accumulatore.
      Tuttavia TESLA fa anche presente che il “POWERWALL” deve disporre anche di una connessione Internet (attraverso l’Inverter dal quale viene gestito) al loro “Sito Web” poichè, solo in questo modo, si potrà USUFRUIRE DELLA GARANZIA sul loro Prodotto. In questo modo il “FIRMWARE” (il Programma di gestione del Accumulatore presente nell’ Inverter ) potrà essere aggiornato, se necessario, e comunque l’Accumulatore potrà essere monitorato/regolato con lo scopo di mantenerlo ai livelli di prestazione garantiti dal Contratto di Vendita nel tempo di vita coperto dalla Garanzia.
      Il tutto può funzionare solo (per ora) con uno specifico Inverter della “SMA”
      Per le più complete notizie tecniche disponibili sull’argomento “Powerwall -Tesla Energy” andare su http://www.solarit.it e poi arrivare a ”Powerwall/Tesla Home Battery” dove ci sono molti utili Files scaricabili togliendo il blocco “Popout” che può comparire tentando di scaricare i Files.

      Ultima considerazione/esortazione : MA NON POTREMMO TUTTI CERCARE DI USARE TERMINI ITALIANI FACILMENTE COMPRENSIBILI (qualora ancora possibile). Es. DoD = PdS (Profondità di Scarica) magari scrivendolo per esteso in modo da parlare anche al “Volgo” ?????

      • Mike, il 25 ottobre 2016 ore 11:07

        Scusatemi, non mi è arrivata la Mail che Allessandro ha risposto al mio comento. È giusto quello che hai scritto. Uttilizzando batterie al PB il DoD e impostabile sul regolatore di carica. I costrutori di batterie riescono a fornire una curva che fa vedere i cicli di vita relativo al DoD impostato (tipo questo https://jumpjack.files.wordpress.com/2015/12/batterie-nimh-cicli-dod.png?w=720). Esempio: 50% DoD -> 1000 cicli di vita, 80% -> 500 cicli di vita, 10% -> 5000 cicli di vita
        In poche parole, se diminuisci la capacità utilizzabile (DoD) si allunga la vita della batteria. Per batterie al litio questo valore normalmente non è impostabile.

        Voglio aggiungere al tuo comento che la Tesla PowerWall è compatiblie non solo col inverter Sunny Boy Storage della SMA, ma anche con il Sistema SolarEdge StorEdge. Entrambi due sistemi sono compatibile anche con le batterie LG ad alta tensione

      • gipi, il 25 ottobre 2016 ore 17:45

        Ciao Mike

        Sei ampiamente scusato. Anche io, talvolta, sono stato vittima delle bizze del ”Sistema”.

        Alla fine mi sembra che ci troviamo in accordo.

        Voglio precisare che io non sono un “partigiano” di un tipo di Accumulatore piuttosto che di un altro, e nemmeno dell’ Accumulo in se e per se. Molto semplicemente tengo il filo delle informazioni di dettaglio sui Sistemi di Accumulo. Nei dettagli, normalmente, si annidano le fregature. I dettagli, in generale, sono molto difficili da trovare. Per gli Accumulatori per FV di ultima generazione (Tesla, LG, e qualche altro) è possibile saperne abbastanza di più ma sempre con lunghi “pellegrinaggi” sulla Rete.

        Io non possiedo nessun Accumulo ma ho 2 distinti FV standard (entrambi di fine 2013) in SSP. Per il momento, non essendo molto chiaro il costo e la complessità tecnica della installazione degli Accumuli su Impianti già attivi, mi sono messo in attesa e valuto le notizie disponibili in modo spassionato e nei limiti delle mie capacità tecniche di base.

        Per quanto riguarda il diagramma (scolastico) scaricabile dal Sito da te indicato, mi sembra si riferisca ad Accumulatori che forniscono prestazioni appena migliori di quelle dei Piombo-Gel (un + 30% ) ma comunque inferiori ancora di 5 o 6 volte quelle prospettate per i nuovi Accumulatori dei quali si parla oggi. Il tutto va comunque rapportato ai prezzi e a vari altri fattori, sia tecnici che situazionali, da ponderare caso per caso.

        Per “prestazioni” io intendo che, se si prende il Grafico da te indicato, con un ipotetico Pacco accumulatori di 6,4 kWh nominali, scaricandolo ad ogni ciclo del 50% mi riprendo 3,2 kWh/ciclo.
        Così facendo, in 1000 cicli di vita del Pacco accumulatori, mi sarà possibile riprendere 3,2 x 1000 = 3200 kWh transitati/vita.

        Allo stesso modo un Tesla Powerwall anch’esso da 6,4 kWh nominali (loro dicono caricabili&scaricabili al 100%, da nuovo) viene garantito dal costruttore per almeno18.000 kWh transitati/vita. Il rapporto tra le due Prestazioni a vita risulta di 18000/3200 = 5,6. Inoltre, sempre secondo “Tesla” e dopo 10 anni di funzionamento, si può contare ancora su una capacità di accumulo del 60% di quella a nuovo, ovvero 6,4 x 0,6 = 3,84 kWh. Forse “LG”, e altre Marche concorrenti sono anche migliori, su questo “Banco di Confronto”, ma non ho ancora dati disponibili a sufficienza per dirlo.

        Il prezzo delle due diverse soluzioni, rapportato alle prestazioni sul “Banco di Confronto”, rappresenterà abbastanza chiaramente per quale soluzione propendere.

        • Luca V., il 18 gennaio 2017 ore 15:10

          Scusate la mia ignoranza,io di corrente non capisco nulla e mai ci capirò,per me è arabo,però per quanto riguarda i conti e risparmio me la cavicchio….di tutti i dati che fornite che suscitano tanto interesse nessuno posta un semplice quesito: conviene? Dai vostri dati riportati che Tesla garantisce 18000kw/h transitati nel ciclo di vita! Ad un costo medio ipotetico della corrente di 0.22€ x kW/h x 18000kw/h = a casa mia fà 3960€… Ma la suddetta batteria comprendendo l’inverter costa 7000€!!! Ma voi dove la trovate la convenienza?

        • gipi, il 25 gennaio 2017 ore 20:39

          Ciao Luca V.

          In effetti è come dici tu: ECONOMICAMENTE NON CONVIENE. Oltre a “cavicchiartela nei conti” vai anche abbastanza a centro bersaglio!!

          Però bisogna anche tenere presente che, per molti, il FV è una passione e per alcuni “Verdi che più verdi non si può” è, praticamente, una religione.

          Colgo l’occasione per esprimere la mia piccola soddisfazione derivante dal fatto che qualcuno (tu) sia riuscito a fare un semplicissimo calcolo “orientativo” utilizzando in modo appropriato un dato puramente tecnico ( i 18.000 kWh/10 anni vita, anche se da non “addetto” scrivi kw/h ).

          Per correttezza tecnica devo però dire che, dopo i primi 10 anni di vita che sono garantiti dal Costruttore ,si può ragionevolmente supporre che una notevolissima percentuale di Batterie esistenti continuerà ancora a funzionare per almeno altri 5 anni o più seppure con prestazioni ridotte. Questo aspetto va tenuto presente ma non saprei come “monetizzarlo” con certezza..

          Attualmente, in questo senso, non vi sono notizie disponibili alle quali fare riferimento per questa seconda parte di vita delle Batterie.
          Comunque Tesla (Ioni di Litio) garantisce il 60% a 10 anni e altri costruttori come la “LG-Chem” per il loro modello “RESU”(Litio Ferro Fosfato) garantiscono l’ 80% a 10 anni.
          Sono, però, garanzie su tempi molto lunghi e che quindi possono essere anche valutate in modo diverso. Se da un lato queste tempistiche possono essere molto incoraggianti dall’altro è ragionevole chiedersi, per “oggetti” molto costosi e NON RIPARABILI MA SOLTANTO SOSTITUIBILI come questi, quale affidamento si può fare su queste Garanzie sul lungo termine.

          Le notizie circa i REALI PREZZI DI QUESTI “KIT” DA INTEGRARE NEGLI IMPIANTI FV GIA’ ESISTENTI sono di difficile reperimento se non ci si mette a chiedere preventivi a destra e a manca con notevole perdita di tempo. Comunque, avendo rovistato alquanto sul WEB, mi sono fatta l’idea che un Accumulo Tesla + Inverter, il tutto chiavi in mano, funzionante e spesato di Pratiche Varie, non possa costare meno di 8000 € sicuramente.

          Il fatto, poi, che il 50% della spesa sostenuta (4000 €) possa rientrare in 10 anni di defalco (400 €/anno) dall’IRPEF, secondo la attuale regolamentazione, sposta comunque decisamente la valutazione complessiva dell’ INVESTIMENTO verso il PAREGGIO ECONOMICO (questo al livello dell’interesse individuale del singolo Cittadino Italiano che si impegna nell’Investimento).
          Tuttavia, astraendo dall’ ”interesse del Singolo” e guardando all’interesse collettivo, personalmente, non sono per nulla d’accordo su questi metodi di azione. I 4000 € che ritorneranno indietro saranno CERTAMENTE attinti dalle CASSE DELLO STATO e quindi in notevole misura dalle tasche di tutti coloro che non partecipano al “gioco”.

          Dunque Luca, come vedi, io per mia scelta tratto possibilmente in modo separato i diversi aspetti di questo Mondo Fotovoltaico tenendo conto anche dello scopo del Sito. Nel limite del possibile rimango nell’ambito tecnico/amministrativo, che è quello che assilla di più i Fotovoltaisti già in servizio attivo, cercando di essere utile (spero). Ogni tanto dico qualcosa, controcorrente, che mi viene perdonato. Devo riconoscere che sul Sito vi è una certa libertà di vedute e anche un apprezzabilissimo “bon ton”…., molto più che da altre parti.

  2. curioso_fotovoltaico, il 25 gennaio 2017 ore 22:49

    ciao Luca V. dimentichi che c’è una detrazione del 50% sulle batterie in 10 anni cioè in 10 anni hai pagato meno tasse per 4 mila euro.
    dove hai letto il dato dei 18 kW/h ?

    • gipi, il 26 gennaio 2017 ore 21:24

      Ciao “curioso_fotovoltaico”

      Luca V. ha scritto 18000 kW/h e non 18 kW/h. Avrebbe dovuto scrivere correttamente 18000 kWh transitati/vita.
      Lui si riferisce a quanto da me scritto nell’intervento appena sopra al suo e dal quale trae le sue considerazioni.

      Penso che ora potrai vedere la mia risposta data a Luca V. praticamente in contemporanea al tuo intervento ma che tu, quando hai scritto, non potevi ancora conoscere.

      Spero che quella mia risposta ti possa andare bene. Altrimenti puoi esporre altri argomenti…..

  3. Nicola, il 22 febbraio 2017 ore 20:38

    Ciao a tutti.
    Ora che è uscita la seconda versione con inverter integrato e piu capienza in termini di Kw il discorso può essere conveniente o siamo ancora lontani?
    Stavo appunto valutando di installare un fv e devo decidere se allacciarmi allo SSP o per conto mio con accumulo.

    I miei consumi sono:

    F1: 1000
    F2: 1200
    F3: 1400
    Tot: 3600

    Che ne dite?

    • Alessandro F., il 23 febbraio 2017 ore 10:56

      Con il powerwall 1 , lo scambio sul posto lo attiverei comunque.
      L’accumulo, infatti, non ti garantirebbe l’accumulo di tutta l’energia prodotta in surplus per tutti i periodi dell’anno. Avresti comunque immissioni in rete per le quali sarebbe vantaggioso tenere lo scambio sul posto.

      Vedo ora, però, che il Tesla powerwall 2 avrebbe capacità d’accumulo di 14 kWh/giorno, che non è poco per un fabbisogno “medio”. In questo caso il discorso cambierebbe.. forse potrebbe in effetti convenire rimanere allacciato in rete solo per i prelievi e non più per le immissioni. In questo caso, in effetti, lo scambio sul posto sarebbe superfluo.

      Questa è la mia opinione, ma sarebbe interessante se qualcuno che utilizza già l’accumulo desse un suo parere e qualche dato..

      • gipi, il 27 febbraio 2017 ore 19:35

        Ciao Alessandro F.
        Io non dispongo di Sistema di Accumulo, però e già da qualche tempo che me ne interesso e raccolgo notizie varie sul tema.

        Sull’argomento “RIMANI ALLACCIATO SOLO PER I PRELIEVI E NON PIU’ PER LE IMMISSIONI” io ci andrei più che cauto poiché non sembra che questo “METODO” risulti ammesso dagli attuali Regolamenti.

        Sulla faccenda sono in corso dispute, molto di parte,dove i vari Produttori di Sistemi di Accumulo (SdA) e anche di Sistemi di Continuità di Emergenza (UPS) vorrebbero forzare la mano.

        Questi, attraverso argomentazioni quasi filosofiche, contrapposte a fumose forme espressive (PROFILO DI SCAMBIO) usate nelle stesure dei Testi Regolamentari emanati delle varie Autorità, ritengono ammissibile la TECNICA DI ALLACCIO IMPIANTO AL CONTATORE, IN SOLO PRELIEVO, QUANDO SERVE.

        Non voglio impantanarmi in sterili discussioni sul sesso degli Angeli e passo l’informazione così come la ho appresa.

        Io, per vari motivi sia tecnici che di INTERESSE ECONOMICO GENERALE DEI PRODUTTORI/TRASPORTATORI DI ENERGIA ELETTRICA, ritengo abbastanza sensato pensare che, AVENDO UN CONTATORE IN CASA E UN IMPIANTO FV + BATTERIE AL SERVIZIO DELLA STESSA, NON SIA AMMESSO IL DISTACCO VOLONTARIO DALLA RETE PER SFRUTTARE L’ACCUMULO.

        Comunque copio & incollo qualcosa trovato in altro Blog e lo metto separatamente in 2 PUNTATE a seguire

    • gipi, il 27 febbraio 2017 ore 19:40

      Ciao a tutti.—1° PUNTATA—

      Fabio ha detto:
      6 AGOSTO 2016 ALLE 1:32
      Suggerisco di leggere la definizione di sistema di accumulo aggiornata uscita ieri nella CEI 0-21 – V2:
      “3.61 bis
      sistema di accumulo
      Insieme di dispositivi, apparecchiature e logiche di gestione e controllo, funzionale ad assorbire e rilasciare energia elettrica, previsto per funzionare in maniera continuativa in parallelo con la rete di distribuzione o in grado di comportare un’alterazione dei profili di scambio con la rete stessa (immissione e/o prelievo), anche se determinata da disconnessioni/riconnessioni volontarie di parte o tutto l’impianto. Sulla base di quanto sopra detto, qualsiasi sistema di accumulo, anche se connesso sul lato dc di un impianto di produzione, è da ritenersi sempre un generatore.
      Non rientrano tra i sistemi di accumulo i soli sistemi che svolgono esclusivamente la funzione di:
       assicurare la continuità dell’alimentazione,
       migliorare la qualità della tensione (buchi di tensione, flicker, armoniche,dissimmetria,
      variazioni rapide)
      quali gli UPS “

    • gipi, il 27 febbraio 2017 ore 19:44

      Ciao a tutti.—2°PUNTATA—

      Fabio ha detto:
      25 AGOSTO 2016 ALLE 10:27
      Pubblico un articolo di QUALENERGIA:

      “QualEnergia.it

      Accumulo o UPS? Quando il sistema non è a norma. Un chiarimento

      Martedì, 5 Luglio 2016
      Redazione QualEnergia.it

      Abbiamo sentito l’ingegner Fabio Zanellini del Gruppo “Sistemi di Accumulo” di Anie Energia per farci chiarire meglio le caratteristiche di un sistema FV con storage presente sul mercato di cui siamo venuti a conoscenza (molti ne stanno spuntando), per capire se conforme alla normativa.

      QualEnergia.it ha già affrontato questo argomento di recente, spiegando cosa significa installare un accumulo a regola d’arte (Gli accumuli per il fotovoltaico e “la terza via” del simil-UPS).

      La proposta commerciale

      Dotazione di un impianto fotovoltaico off-grid, quindi non connesso in rete, con inverter che integra la funzione UPS e collega i carichi inserendo un commutatore di linea a valle del contatore Enel per deviare i carichi.

      Questo dispositivo, che risponde alla norma CEI 62040, non immette energia in rete. Si tratta – a dire del distributore – di un gruppo elettrogeno che può caricarsi, oltre che da fotovoltaico o da un impianto mini eolico, anche, in caso di necessità, dalla rete in CA.

      La risposta dell’ing. Zanellini

      Da un punto di vista tecnico e regolatorio il sistema non è conforme. L’impiego di sistemi di accumulo è stato definito con precisione sia dal punto della normativa tecnica di connessione che della regolazione: l’apparato che viene descritto, e in particolare le modalità di funzionamento, classificano il dispositivo come sistema di accumulo, con l’obbligo di rispondere ai requisiti normativi. Si veda a tal proposito la recente FAQ del CEI.

      Qui vi si legge, ad esempio, che le norme CEI 0-21 e 0-16, nell’attuale formulazione, considerano come generatore indirettamente connesso qualsiasi apparecchiatura in grado di generare energia elettrica collegata alla rete mediante interposizione di sistemi di raddrizzamento/inversione (inverter lato rete di distribuzione).

      Secondo queste norme qualsiasi sistema di accumulo (non riferibile ad un UPS) deve essere considerato come generatore. Infatti la presenza di un sistema di accumulo in un qualsiasi impianto ne comporta la classificazione di impianto attivo.

      Per un funzionamento da UPS si prevede, invece, la separazione dalla rete e il funzionamento dell’UPS in isola sui carichi avviene pertanto solo nel caso di assenza o anomalia della rete stessa.

      Un sistema di questo tipo, quindi, non solo va ad alterare il profilo di scambio con la rete, ma prevede anche la volontarietà del distacco dalla rete. Due aspetti che lo identificano come sistema di accumulo a tutti gli effetti.

      L’unica possibilità di utilizzare questo sistema è staccarsi completamente dalla rete e chiedere contestualmente all’Enel di togliere il contatore.

      Non esiste pertanto una via più conveniente o opportuna, ma la sola via definita dalla norma tecnica di connessione, che, essendo approvata da delibera dell’Autorità per l’Energia, deve essere obbligatoriamente seguita (a breve usciranno norme tecniche ancora più chiare su questi aspetti).

      Chiunque si pone al di fuori di questa strada realizza un impianto non conforme e si espone alle conseguenze del caso.

      Con la diffusione di queste offerte sul mercato non è escluso che le ispezioni possano diventare sempre più frequenti.

      Articolo originale

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      • Alessandro F., il 28 febbraio 2017 ore 11:17

        Capisco, Gipi, sono le solite contorsioni normative per garantire i profitti ad una categoria (in questo caso gli operatori di rete).
        A rigor di logica.. quello che accade dentro casa “mia”, dal contatore in poi, è una cosa che riguarda le mie scelte individuali.
        In particolar modo quando si tratta di piccoli impianti e piccoli accumuli. Se io non interagisco con la rete e mi limito a prelevare quando ne ho bisogno,esattamente come tutte le attuali utenze attive, non vedo perchè non possa utilizzare un impianto + accumulo come se fosse un UPS. L’impianto rimarrebbe comunque autonomo dalla rete.
        Che poi convenga o no, è un altro discorso (personalmente penso che ancora non conviene).

  4. Flavio S., il 28 aprile 2017 ore 19:35

    Ciao a tutti
    Tra 1 mese a giugno sono 5 anni che è in funzione il mio impianto FV 5,750 Kw pannelli 24 Panasonic VBHN240SE10 240w con inverter Powerone Aurora PVI 6000, l’impianto mi produce una media annua di 7000/7500 KWh. tra Enel ed altri rompiscatole continuano a tempestarmi per mettere il Powerwall come accumulo, oltre al costo abbastanza elevato all’inizio che come esemplificato non si ammortizzerebbe anche perchè la corrente non costa 0,22 € al kwh ma siamo più vicini a 0.30/0,32 € comprese le tasse ( il calcolo l’ho fatto semplicemente prendendo le 6 bollette annue e dividendo il costo x i Kwh consumati). Come ha scritto Luca V. 0.22€ x kW/h x 18000kw/h = a casa mia fà 3960€ io farei 0.30x 18000=5400€ a fronte di una spesa di 10.000 12.000 chiavi in mano considerasiderando la detrazione 50% in 10 anni mi rimangono sul gobbo dai 4600€ ai 6600€. Io la stò vedendo puramente economica la situazione.

    Ma la mia domanda è: quando queste batterie al Litio non si ricaricano più dove le porto e soppratutto quanto mi costa lo smaltimento ? Nessuno di quelli che mi hanno telefonato mi ha dato risposta ne sul prezzo di smaltimento ne sul fatto che di contratto spetti a loro di ritirarle. Di sicuro non posso portarle alla discarica del mio paese(mi sono informato sia in comune che parlando con chi ritira le batterie).

    Qualcuno di voi sa la risposta

    • gipi, il 5 maggio 2017 ore 19:37

      Ciao Flavio S.

      Partiamo da : DOVE POTRANNO ESSERE SMALTITE LE BATTERIE ESAUSTE ?

      L’argomento/problema è della stessa natura di quello analogo che riguarda i Pannelli FV.
      Per i Pannelli, sulla carta, sono state previste tutte le Procedure di Smaltimento confidando lo Smaltimento Finale al Consorzio Nazionale “RAEE”(Rifiuti Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), già esistente da molto tempo, ma che non si era mai occupato dei “Rifiuti Fotovoltaici” che non esistevano, massivamente, sino a pochi anni fa.

      Per quanto riguarda i Pannelli puoi leggere qualcosa su:
      https://www.fotovoltaiconorditalia.it/idee/smaltimento-moduli-fotovoltaici-a-fine-ciclo-vita
      e anche su :
      http://www.efficienzaerinnovabili.it/2016/01/02/smaltire-i-pannelli-fotovoltaici-le-cose-che-devi-sapere-per-non-perdere-nemmeno-un-euro-dei-tuoi-incentivi/#comments
      A questo secondo indirizzo potrai trovare altre precisazioni che ti completeranno il panorama.
      Se poi ti leggerai gli Interventi a seguire, magari anche il mio (gipi- 9 gennaio 2016), dove sono stato abbondantemente BACCHETTATO SULLE DITA dal Moderatore del Sito, potrai chiudere il cerchio.
      Credo che, dall’insieme dalle notizie che apprenderai, NON RIMARRAI MOLTO RASSICURATO dato che i tuoi Pannelli dovrebbero datare, come Fabbricazione/Importazione, dai primissimi mesi del 2012 ……..
      Comunque L’ONDA DI MAREA dei Pannelli da smaltire si dovrebbe avere a partire dal 2030 (20 anni dal 2010). Per ora tutti dormono sonni tranquilli ma forse il risveglio sarà traumatico!!!

      Per le Batterie, non dispongo di notizie certe e nemmeno semicerte.
      Posso solo supporre che, in linea di massima, verrà istituito un altro “ENTE” dedicato specificamente al recupero dei nuovi tipi di Batterie ”non al piombo” che potrebbe conglobare sia le Batterie per Fotovoltaico sia le Batterie per l’Ibrido Automobilistico. Sull’argomento “Batterie” sembra che vi siano anche progetti tecnici per la rigenerazione e successivo reimpiego, nel Fotovoltaico, delle Batterie esauste provenienti dell’Ibrido Automobilistico.

      Continuiamo con : QUANTO MI RESTA SUL GOBBO DEL COSTO DELLE BATTERIE ?

      Direi che, rifacendo il tuo semplice calcolo, il risultato da te ottenuto ( -4600/6600 € sul gobbo) non mi sembra giusto.

      Ponendo, per semplificare, al valore medio i dati di base a 0,31 €/kWh e 11.000 €/Impianto il calcolo risulta:
      —Risparmio in Bolletta 0,31 x 18.000 kWh = 5580 €
      —Importo recuperabile da IRPEF……………..= 5500 €
      —Importo residuo da recuperare……………….= 5500 €
      —Risultato Economico Finale +5580 -5500 = +80 €

      Questo per correttezza di calcolo ! Che poi anche questo risultato, ottenibile presuntivamente nei 10 anni di Vita Batteria, sia ancora insufficiente rimane comunque sempre un fatto certo. Questo per tutta una altra serie di considerazioni che ora mi astengo dal fare perché mi dilungherei troppo……

      Ora, però, riguarda la tua prima Bolletta di questo 2017 (suppongo dal 03/01/2017 al 03/03/2017 come è la mia per il mio Contatore da 6 kW- Residente- Bioraria, con S.E.N.-SMT). Credo che il costo medio del tuo kWh dovrebbe essere CALATO DRASTICAMENTE rispetto al corrispondente bimestre del 2016.

      Comunque, nel mio caso specifico, era di 0,310 € nel 2016 e ora, con la 1a bolletta del 2017, è diventato 0,211 €.
      Data la sorprendente diminuzione ho fatto tutti i controlli possibili per accertarmi che non vi fossero errori in entrambe le Bollette ma tutto risulta regolare.
      Naturalmente sono in attesa della successiva bolletta ( dal 03/03 al 03/05/2017) in arrivo tra poco per avere la conferma definitiva della “Nuova Era delle Bollette”.

      Con questo riassetto delle Bollette sarà necessario rivedere tutte le precedenti valutazioni sulla convenienza del FV e naturalmente anche degli Accumuli. VEDREMO I NUOVI SVILUPPI DELLA STORIA…….

    • gipi, il 9 maggio 2017 ore 20:59

      Ciao Flavio S.

      Nell’Intervento qui sopra avevo detto :
      —-Naturalmente sono in attesa della successiva bolletta ( dal 03/03 al 03/05/2017) in arrivo tra poco per avere la conferma definitiva della “Nuova Era delle Bollette”.—-

      Ora sono in possesso della risposta al mio interrogativo sul nuovo andamento delle mie Bollette.

      Nella Bolletta appena letta su “Bollett@online” vedo, come mi attendevo, un bel 107,26 € / 476 kWh = 0,225336 €/kWh che fa bella coppia con il 0,211 €/kWh della Bolletta precedente di cui avevo già detto.

      Con la mia precedente situazione dei costi (ricordo che ho un Contratto Contatore da 6 kW in prelievo-Uso Residente-Tariffa Bioraria, con S.E.N./SMT) che era mediamente di 0,310/0,320 €/kWh, ho migliorato di una percentuale GALATTICA.

      Non so chi pagherà, e quanto “a testa” al posto mio. Bisogna però anche dire che, precedentemente, nessuno si era mai preoccupato del troppo che pagavo io.

      Ora, per i Fotovoltaisti dello Scambio sul Posto (SSP), bisognerà attendere fino a fine Maggio 2018 per capire anche quali saranno i “nuovi ritorni SSP” dal GSE che, ovviamente, diminuiranno e non potranno più essere ai livelli precedenti

      • Flavio S., il 11 maggio 2017 ore 00:18

        Grazie per la risposta e quantaltro, il mio contratto è di 10kW 220V e i conti che avevo fatto si riferivano al 2016, appena ho tempo provo a rifarli con le bollette del 2017

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