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UE: un piano in 5 punti per l’indipendenza energetica

27 giugno 2014
  - Articolo scritto da  Luana Galanti

La dipendenza energetica dai Paesi extra-UE è un problema da affrontare urgentemente a livello europeo. L’Europa da sempre deve fare i conti con la scarsità di risorse fossili e dipende in gran parte dalle importazioni per soddisfare il suo fabbisogno di energia. L’UE ha emanato una serie di raccomandazioni e di indicazioni che suggeriscono la strada da percorrere per aumentare il proprio grado di indipendenza energetica e l’efficienza dei consumi.

 

I 5 temi sui quali intervenire

L’UE suggerisce 5 temi sui quali intervenire in relazione al problema della dipendenza energetica dei Paesi membri.

 

L’efficienza energetica

Il primo, importantissimo, punto da affrontare è quello dell’efficienza energetica che deve essere migliorata a tutti i livelli. Secondo i suggerimenti emanati dalla Commissione, sono in particolare i settori edile e industriale a dover migliorare le loro abitudini di consumo energetico. Il primo consuma circa il 40% dell’energia europea, mentre il secondo ne assorbe circa un quarto del totale. È importante anche rendere più efficiente l’utilizzo dell’energia a livello dei consumatori finali. A questo proposito, l’Unione suggerisce l’introduzione di bollette semplificate e dei cosiddetti contatori intelligenti.

 

piano in 5 punti per indipendenza energetica

Aumento della produzione interna di energia

Oltre a rendere più efficienti i consumi, per migliorare il profilo energetico a livello europeo è fondamentale agire anche sul fronte produttivo. Da questo punto di vista, per ridurre la dipendenza dagli altri Paesi, è necessario investire sulla produzione interna. In particolare, la Commissione suggerisce di puntare sulle energie rinnovabili, sul nucleare e sulle fonti fossili più sostenibili.

 

Diversificare e rinnovare le fonti di approvvigionamento

Anche se la produzione di energia interna aumentasse, l’Europa rimarrebbe comunque parzialmente dipendente dalle fonti fossili estere. Basti pensare che attualmente l’Europa importa oltre l’80% del petrolio che consuma, oltre il 66% del gas, circa il 40% dei combustibili fossili e ben il 95% dell’uranio di cui ha bisogno. In uno scenario di questo tipo è importante riuscire a ottenere energia a prezzi convenienti e a stabilire relazioni strategiche con i Paesi produttori. Il documento pubblicato dalla Commissione indica la necessità di trovare fornitori alternativi agli attuali, che possano contribuire a diversificare i rischi e ad aumentare il bacino di offerta. Tra gli scenari suggeriti dall’istituzione europea vengono citati i negoziati con l’Arabia Saudita, la Russia, la Norvegia e l’area del Mar Caspio, Paesi ricchi di giacimenti di gas naturale e petrolio.

 

Infrastrutture a livello comunitario

L’efficienza energetica non si può raggiungere senza delle infrastrutture adeguate e all’avanguardia. Per questo l’Unione sottolinea la necessità di completare diverse opere che fungano da vie di comunicazione e di collegamento energetico tra i Paesi membri e migliorino le modalità di distribuzione dell’energia.

 

Armonizzazione delle politiche energetiche europee

Un’altra tappa del percorso che porterà l’UE a una minore dipendenza dalle fonti fossili e a una maggiore efficienza sotto il profilo energetico – anche in vista del traguardo del 2030, data entro la quale ci si è prefissati di ridurre le emissioni di CO2 e i consumi e aumentare la quota di energia prodotta tramite fonti rinnovabili – è l’armonizzazione delle politiche energetiche nazionali.

I punti suggeriti dal documento della Commissione, elaborato lo scorso maggio, saranno analizzati e dibattuti dal Parlamento europeo che deciderà come regolamentare una materia cruciale per lo sviluppo economico dell’Europa.

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