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Pannelli Suniva, economici perché prodotti da detenuti

29 giugno 2015
  - Articolo scritto da  Luana Galanti

Il gruppo Suniva è uno dei più importanti produttori di pannelli fotovoltaici degli Stati Uniti. Lo scorso anno l’azienda ha fatturato più di 100 milioni di euro e si è posizionata al terzo posto tra quelle che producono pannelli. Cosa rende particolare la società? La sua forza lavoro, composta anche da detenuti.

Negli Stati Uniti i condannati rinchiusi nelle carceri federali possono essere reinseriti nel mercato del lavoro. A garantire il recupero sociale dei condannati che stanno ancora scontando la loro pena è il programma Unicor, avviato negli anni ’30. Attualmente il programma coinvolge 12.000 detenuti, in gran parte impiegati nella produzione di beni per il settore pubblico. Ma a causa del taglio dei fondi pubblici, negli ultimi anni parte di questi detenuti è stata impiegata da aziende del settore privato, tra cui il gruppo Suniva che ha approfittato di questo programma di recupero sociale per fare fortuna.

 

pannelli fotovoltaici suniva

Alla produzione dei pannelli Suniva sono destinati centinaia di dipendenti, alcuni dei quali provenienti dalle carceri USA. Si tratta di forza lavoro a basso costo, dal momento che i condannati ricevono un salario minimo, molto più basso rispetto al salario di mercato. In questo modo l’azienda è in grado di presentare sul mercato pannelli fotovoltaici a prezzi concorrenziali. Tanto concorrenziali da riuscire a competere con i pannelli di fabbricazione cinese.

Stati Uniti e Cina si contendono da tempo il primato come produttori di pannelli fotovoltaici. E lo fanno a colpi di quote di mercato e di prezzi. La soluzione adottata dal gruppo Suniva sembra essere vincente, dal momento che contenere i costi per il personale permette, di riflesso, di tenere basso il costo finale dei pannelli, senza dover andare a sacrificare la qualità dei materiali e dei componenti. I pannelli “made in USA” da Suniva presentano livelli di efficienza e di qualità più elevati rispetto a quelli cinesi, con prezzi concorrenziali. I produttori cinesi, inoltre, sono stati accusati di attuare pratiche commerciali scorrette, come il dumping, o azioni di concorrenza sleale. A queste pratiche gli Stati Uniti hanno risposto con l’imposizione di dazi doganali, dovuti a partire dal 2012 per l’importazione di pannelli solari provenienti dalla Cina.

Il risparmio dei costi garantito dall’impiego di detenuti ha permesso a Suniva di concentrare negli Stati Uniti tutte le fasi produttive, parte delle quali erano realizzate in precedenza in Asia. I pannelli Suniva sono stati accolti favorevolmente dai consumatori americani, da sempre propensi a preferire i prodotti realizzati nel Paese. Inoltre, la scelta di assumere dipendenti provenienti dal carcere fa di Suniva un’azienda ben vista dalle istituzioni. Ciò la favorisce nell’accesso ai lavori pubblici, con un conseguente aumento del volume d’affari. La politica aziendale sembra insomma avere effetti positivi su più piani: da un lato, aiuta i condannati a ritrovare un proprio spazio all’interno della società (permettendo loro tra l’altro di acquisire competenze in un settore in grande espansione) e, dall’altro lato, permette a Suniva di conquistare nuovi consumatori e di trarre profitto dalla vendita di pannelli fotovoltaici a basso costo.

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Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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