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Matteo Renzi e lo spalma incentivi al fotovoltaico, ci risiamo

25 giugno 2014

Matteo Renzi, neo primo ministro, rischia di affossare definitivamente le rinnovabili con il decreto spalma incentivi.

Il decreto prevede la possibilità di spalmare gli incentivi ricevuti per aver installato un impianto fotovoltaico: anzichè 20 anni, 25 anni.
Spalamare gli incentivi su un periodo più lungo di quello previsto dai contratti metterebbe a rischio molti piani di business previsti in fase di progettazione degli impianti.

In fase di progettazione ogni impianto prevede costi e benefici. I costi devono essere ripagati dai benefici apportati nel tempo dal funzionamento stesso dell’impianto. Tra i benefici, nei piani di business, venivano conteggiati anche gli incentivi che, a seconda del periodo di installazione, remuneravano attraverso le tariffe incentivanti tutta l’energia prodotta dal proprio impianto, ad un prezzo alquanto conveniente.

Sulla base di questi incentivi, dunque, molti impianti sono stati installati con la previsione di ritorni economici nel giro di qualche anno. Molti piani di business hanno fatto affidamento agli incentivi per rientrare dai costi in tempi utili e sancire la convenienza dell’investimento.

Matteo Renzi, oggi, vuole spalmare gli incentivi su un periodo più lungo: da 20 a 25 anni.

soglie di potenza incentivabile per i grandi impianti

Vorremmo ricordare al primo ministro che le fonti rinnovabili sono una risorsa per il paese, non un costo. Non solo per il Paese, ma anche per l’Ambiente e per i lavoratori occupati nel settore. Intraprendere azioni dannose vuol dire danneggiare non solo l’ambiente, ma anche l’economia ed i lavoratori del comparto afferente alle rinnovabili elettriche.

Il governo, che parte dalla motivazione di voler abbassare le bollette elettriche gravate dal peso degli incentivi al fotovoltaico, ha varato un decreto retroattivo ai danni delle persone che hanno investito sul fotovoltaico in questi anni. Ricordiamolo: si tratta di persone che hanno investito capitale proprio.

Il decreto spalma incentivi porterà a far fallire numerose aziende e sarà causa del licenziamento di molti lavoratori occupati nel settore.

Le rinnovabili, al contrario di quanto si creda (o meglio: di quanto è stato volutamente diffuso), hanno portato ad una riduzione del costo dell’energia all’ingrosso, sul libero mercato, grazie ad un aumento della disponibilità, in alcune fasce orarie, di energia elettrica  a basso costo.ù

Sarebbe stato sufficiente trasferire questi benefici agli utenti finali, invece di accusare gli incentivi di “gonfiare le bollette”.

Ciò che bisognerebbe colpire non sono gli utenti che hanno deciso di investire sulle rinnovabili, ma gli speculatori del mercato energetico che non producono (a differenza di chi ha investito negli impianti), ma fanno pura speculazione.

Gli incentivi sono contratti firmati tra proprietari degli impianti e Gse (il gestore dei servizi energetici). Sono contratti ventennali e non possono essere modificati in maniera univoca e unilaterale come il decreto andrebbe a prevedere. Il gse è l’ente preposto dallo Stato alla gestione degli incentivi alle rinnovabili.

Agli occhi dei numerosi investitori (esteri e non solo) l’Italia rischia di perdere definitivamente quel poco di credibilità che gli è rimasta.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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Un commento

  1. Giovanni Barba, il 6 luglio 2014 ore 16:20

    Una follia , faremo causa allo stato e vinceremo . Un governo di cialtroni .

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