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DDL Ecoreati: storico sì del Senato, ora si va alla Camera

Ultimo aggiornamento: 18-03-2015

Siamo talmente abituati al peggio, che quando arriva una bella notizia dobbiamo rileggerla due volte, prima di crederci. Premessa a parte, il Senato italiano ha dato il via libera al cosiddetto DDL Ecoreati, ritenuto sia da Legambiente che da Libera un’ottima legge, che la Camera non deve modificare ma approvare al volo.

La maggioranza è stata ampia e compatta, con 165 voti favorevoli e si sta per mettere finalmente in piedi una legge di cui l’Italia aveva assolutamente bisogno. Una legge che va oltre gli schieramenti ideologici e che ha come primi firmatari parlamentari del PD, del M5S e di SEL. Una legge che va a porre rimedio ad assurde impunità nel campo dei reati ambientali e include anche situazioni mai prese in considerazione, come l’uso delle tecniche esplosive per le attività legate alla ricerca e all’ispezione dei fondali, tanto per citarne una.

Sono state poste delle basi importanti, che mostrano finalmente il desiderio di contrastare gli ecoreati, e questi sono i principi su cui si basa il DDL. Innanzitutto viene finalmente definito in maniera chiara cosa s’intende per inquinamento ambientale e disastro colposo. Nel primo caso parliamo di compromissione significativo di acqua, suolo, aria o sottosuolo, che viene punito con pene fino a 6 anni e sanzioni fino a 100.000 euro. Il secondo caso è ovviamente più pesante, e considera l’equilibrio naturale irreversibilmente compromesso: gli anni di carcere sono fino a 15. Altro reato punito è quello di omessa bonifica: se hai commesso un reato ambientale, sei stato obbligato da un giudice a riparare e non l’hai fatto, rischi fino a 4 anni di carcere e 80 mila euro di sanzione.

ecoreati

I tempi di prescrizione, cosa fondamentale, sono stati raddoppiati, ma è stato anche inserita una cosa che farà discutere: chi infatti cerca di porre rimedio al danno, può avere uno sconto della pena.

Altra novità, ma sicuramente positiva, è quella del controllo impedito: si tratta in pratica della condanna di chi ostacola la possibilità di controllo dei luoghi inquinati da parte delle attività che invece devono andarne a verificare lo stato. Il prodotto e il profitto, guadagnato da chi ha realizzato il reato, può essere ripagato anche attraverso confische equivalenti, anche se la regola non vale per chi s’impegna nel contenimento del danno.

Se infine un fatto è già considerato reato, l’aggravante ambientale renderà la pena più pesante.

Il percorso però non è finito qui: il DDL deve passare alla Camera, ma ci si augura che vista la delicatezza della materia e la forte necessità di regolamentarla, tutti si mettano una mano sulla coscienza e rendano l’iter il più veloce possibile.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda

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