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Comuni rinnovabili: l’Italia è verde

20 maggio 2015
  - Articolo scritto da  Miriam Perani

L’Italia è un paese sempre più verde per quanto riguarda l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili. A dirlo è il rapporto Comuni Rinnovabili 2015 diffuso da Legambiente, un dossier con un’approfondita mappatura delle fonti non esauribili utilizzate nel territorio italiano.

 

Lo scenario nazionale

Il primo dato che emerge dal rapporto è quanto sia cambiato l’utilizzo dell’energia nel nostro paese. Secondo i dati di Legambiente negli ultimi dieci anni i consumi di energia sono calati del 2,3%, rispetto ad una crescita complessiva del 28,7% nel decennio precedente. Una forbice del 31% causata in gran parte dalla contrazione dovuta alla crisi economica in atto. Ancora più significativo il calo dell’utilizzo dell’energia termoelettrica, sceso del 34,2% nell’ultimo decennio.

Se la crisi spiega questa contrazione, sono però le fonti rinnovabili a contribuire al cambiamento maggiore, quello relativo al mix energetico nazionale. Dal 2005 ad oggi infatti l’energia elettrica derivante da fonti non fossili è passata dal 15,4% al 38,2%, con un importante incremento del 22,8%.

Questo incremento ha portato l’Italia al primo posto per utilizzo del fotovoltaico rispetto alla totalità dei consumi di energia elettrica. Il dato da solo mostra come i timori verso tutte le fonti rinnovabili fossero quindi infondati.

 

comuni rinnovabili

L’Italia vista dal basso: i comuni

Legambiente ha deciso di realizzare questa ricerca partendo dalle unità territoriali più piccole: i comuni. La scelta ha permesso di comprendere fino in fondo al situazione energetica del paese, dove, se i dati aggregati sono significativi, lo sono ancora di più quelli relativi ai singoli comuni. La presenza di impianti alimentati con energia rinnovabile, siano essi fotovoltaici, eolici, idroelettrici, geotermici o a biomasse è infatti capillarmente diffusa su tutto il territorio, senza eccezioni.

L’enorme presenza di impianti è significativa non solo dal punto di vista numerico, ma anche da quello della tipologia degli impianti stessi. A fronte delle centrali a cui altre forme di produzione di energia ci avevano abituato, molta parte degli impianti rinnovabili è di piccole o piccolissime dimensioni. 800 mila impianti dimostrano come dallo scenario gestore-consumatore si stia passando sempre di più alla figura del prosumer, un produttore consumatore che utilizza un’energia prodotta dagli impianti di cui è proprietario.

Rilevante tra i panorami ritratti dal rapporto è anche la presenza dei comuni 100% rinnovabili, in grado di fornire l’energia necessaria alla comunità locale prodotta utilizzando solo fonti rinnovabili.

Il modello dei piccoli comuni, se applicato sul larga scala, sembra essere quindi la soluzione per uno scenario energetico sostenibile economicamente, in grado di creare occupazione e sviluppo, e soprattutto sostenibile dal punto di vista ambientale. Il futuro delle fonti fossili è quindi definitivamente segnato?

Il rapporto è disponibile sul sito Legambiente Comunirinnovabili.it

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Un commento

  1. Pier Luigi Caffese, il 21 maggio 2015 ore 10:50

    L’Italia non è verde perchè Confindustria non vuole decarbonizzare e il Comune di Milano è contro l’energia verde al Post Expo.Gurdate la battaglia che fanno al mio progetto verde.
    1.”la città della scienza” sostenuta da politici per essere rieletti e dal Rettore Vago di Unimi
    2.”la città della industria digitale” che ho chiamato Resilience Smart Community Milan che è il test di applicazioni industriali digitali per altre 19 RSC Regionali per 800.000 posti lavoro.
    3.che cosa c’è dentro il parolone “città della scienza” a Milano:
    -un trasloco di facoltà da città Studi a Rho per 15.000 studenti che costa 650 milioni
    -un danno al Commercio e Affitti a Città Studi a Milano per 1 miliardo
    -nessuna discussione del Vicesindaco ADC con il Comitato dei Cittadini di Città Studi che sono nettamente contrari al trasloco universitario
    -una speculazione immobiliare con 100 milioni di ricavi se vendono gli appartamenti contro i 650 milioni di costi del trasloco che è una cifra enorme
    -un collider tipo CERN proposto da Vago di 28 km come tunnel sotto Milano che costa 4,5 miliardi(citato su Repubblica da Statera)
    -un minicollider sui 3-4 km sempre tunnel consistemi laser FEL che costa 2 miliardi(citato su Repubblica e Corsera)
    -In totale la città della scienza costerebbe da 2,650 miliardi se si costruisce solo il FEL a 7,150 miliardi se si costruiscono tutti e due ,piu’ i danni di 1 miliardo che procura ai milanesi di città studi per il trasloco a Rho.Come minimo un tale trasloco va discusso.No Il Vicesindaco lo vuole imporre ai milanesi perchè sa benissimo che con un progetto approvato città della scienza la rieleggono, ma non dice minimamente chi paga.La Moratti facendo approvare l’Expo,si credeva rieletta ma i milanesi la punirono per Stanca messo all’Expo e per il fatto che non si interessava di smog e strade
    -Lo Stato che ha investito 15 miliardi nell’Expo e dovrebbe esporsi per la città della scienza per altri 7 miliardi,senza avere alcuna sicurezza sui ricavi che ad oggi sarebbero solo i 100 milioni di speculazione immobiliare a Città studi abbattendo le Facoltà trasferite a Rho.Ma la De Cesaris non pensa minimamente al danno di 1 miliardo che procura a Città studi dove falliranno le attività collegate a studenti.La De Cesaris ha questa mentalità di far costruire non solo dove prima c’erano Università,ma anche dove sussistono beni archeologici come al Ticinese dove il MIbac ha vinto la causa alle Collonne ma la De Cesaris,vuole costruire lo stesso.
    -Vago oltre ai colliders ha effettuato proposte sul digitale dicendo che vuole una piattaforma e farebbe una biblioteca digitale dove uno paga per entrare.Ho detto chiaramente che questa soluzione è vecchia di 30 anni fa ed era patrocinata da IBM stessa,ma oggi la rivoluzione industriale digitale si costruisce attraverso labs digitali che Vago non ha e con incubatori industriali che voglio mettere al Post Expo e poi in altre 19 RSC Regionali.Mi dispiace dirlo ma sul digitale industriale,Vago rettore è molto arretrato ed il Governo non puo’ affidarsi ad una vecchia tecnologia che non apporta jobs
    -la rivoluzione digitale industriale,sanitaria,pubblica oggi si affronta mettendo assieme piu’ tecnologie che poi è quello che fanno in Asia ed anche a Silicon Valley.Qui si apre una controversia non da poco con il Presidente Rocca di Assolombarda che vorrebbe una silicon valley a Milano.Impossibile non abbiamo i 20 miliardi annui che servono a farla funzionare bene a livelli eccelsi.Allora come si fa.Si introducono incubatori,alcuni labs vitali e poi si mettono tecnologie in sinergia tra loro.Diciamo che cosi facendo chiedo 1,5 miliardi di investimenti per 5 miliardi di ricavi annui,cosi’ ripartiti:
    Ricavi annui per settore Jobs
    -energia digitale…………………………………………….1,5 miliardi 20.000
    -agricoltura……………………………………………………1,0 miliardi 10.000
    -app digitali manifattura industriale……………………1,0 miliardi 8.000
    -sanità……………………………………………………………0,5 miliardi 2.000
    -sistemi trasporto e acqua…………………………………0,5 miliardi 5.000
    -rifiuti,plasma waste,laser…………………………………0,5 miliardi 5.000
    -Totale……………………………………………………………5,0 miliardi 60.000
    NB.Nel Progetto RSC Milan è incluso il piu’ grande Progetto di Museo Digitale di Europa che regalo al Mibac per 100 milioni ma dove vorrei la collaborazione di ogni Museo Italiano per i reperti che tengono in cantina.
    Il ROI atteso dal Progetto Caffese è del 20%,cioe’ 1 miliardo con cui devo ammortizzare il debito di 1,5 miliardi con Bei-Fondi Juncker e CDP.Dedotti gli interessi passivi,il resto è destinato al Museo Digitale,ai nuovi Incubatori regionali ed iniziative per i Comuni di Lombardia.Per i trasporti prevedo per 150 milioni il people movers Malpensa-Post Expo-Milano-Linate che supera i nodi trasporti.

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