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L’Uranio non è una fonte rinnovabile, il nucleare ha costi troppo elevati

16 marzo 2011
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Le alternative al petrolio sono l’ efficienza ed il risparmio energetico e le fonti rinnovabili.

L’opzione nucleare per l’Italia non ha senso alcuno. Oltre ai rischi ambientali e per la salute della popolazione il nucleare ha costi troppo elevati. Questa prospettiva non crea poi l’indipendenza energetica né, tanto meno, “sicurezza”. I fatti del Giappone lo stanno drammaticamente confermando.

L’uranio non è una fonte rinnovabile, è fonte esauribile, è un elemento che può essere estratto al massimo per qualche decennio, rischiando, nel caso in cui si costruissero in Italia decine di centrali nucleari, di non riuscire a ripagare neanche gli investimenti fatti.

Se poi consideriamo che le centrali nucleari possano costituire obiettivi “militari” o “terroristici” sensibili, si capisce bene come rappresentino un ulteriore rischio per la popolazione.

In Italia, con un referendum popolare dell’87 si era deciso di dire No a questa forma di approvvigionamento energetico. Oggi, solo 14 anni dopo, la classe politica è già pronta a rilanciarlo come se a nulla fosse servito tutto ciò che è stato vissuto e capito all’epoca di Cernobyl.

Anche molte Regioni hanno recentemente espresso il loro dissenso alla eventualità, o alla possibilità, di vedere realizzate centrali nucleari sul proprio territorio. Ma il governo, da un lato, pone obbligatorio il parere delle Regioni in merito, dall’altro dichiara che tali pareri non potranno essere vincolanti.

Guardiamo alla situazione Mondiale: oggi il nucleare contribuisce al fabbisogno energetico per solo il 2 per cento del fabbisogno totale. L’Italia ad oggi importa più dell’80 per cento dell’energia che utilizza (compreso il petrolio per la mobilità e per la produzione). Con le centrali nucleari non diminuirebbe questa dipendenza energetica dell’estero in quanto non detiene particolari riserve di uranio. Il prezzo dell’uranio è già iniziato a salire, e, come se non bastasse, l’uranio è un “elemento finito e non rinnovabile” in natura, anzi molto poco abbondante al punto che, se si sostituisse tutta l’attuale produzione fossile con la produzione nucleare, le riserve di uranio si esaurirebbero in pochi anni. Già oggi la produzione di uranio è inferiore al reale fabbisogno degli impianti in funzione.

E’ d’obbligo qui una breve digressione sulla questione economica del nucleare in relazione alle fonti rinnovabili. Il governo taglia le rinnovabili per i suoi “elevati costi sulla collettività”.

Vista la totale dipendenza dell’ italia per l’approvvigionamento dell’uranio, quale fonte energetica, in realtà, graverà maggiormente sulle casse dello Stato (alias: sui cittadini?): l’uranio o il sole? L’uranio o il vento? L’uranio o gli scarti vegetali? L’uranio o ….?

Stiamo parlando qui dei costi sulla bolletta elettrica: il governo oggi promette, con il taglio degli incentivi alle rinnovabili, una diminuzione dei costi in bolletta. Dove andranno addebitati, invece, i costi delle centrali nucleari? Chi pagherà la loro costruzione? E chi ci guadagnerà? Per una centrale atomica si parla di cifre esorbitanti intorno ai 5 miliardi di euro con tempi di entrata in esercizio dai 5 ai 10 anni. In 5-10 anni avremmo una centrale che produrrebbe circa 1600 Mwe. Il solo solare fotovoltaico, nel solo 2010, è passato dai 1200 ai 4000 Mwp di potenza totale installata.

La differenza tra le due è che nel primo caso i soldi “investiti” (a carico della collettività) finirebbero nelle tasche dei mega fondi di investimento costituiti dalle lobby del nucleare. Nel secondo caso, invece, quello delle rinnovabili, i soldi investiti per il pagamento degli incentivi finirebbero, almeno in parte, per l’ autoproduzione / autoconsumo energetici e per la produzione energetica. In questo caso le grosse compagnie energetiche avrebbero molti meno acquirenti, molto meno business.

Ciò che fa paura è la reale possibilità di autoproduzione energetica.

Penultimo problema irrisolto: quello delle scorie radioattive.

Il ciclo produttivo delle centrali nucleari genera delle scorie radioattive, che ad oggi non si sa ancora dove stoccare e “mettere in sicurezza”. Le scorie radioattive sono il prodotto del combustibile esausto che si genera all’interno dei reattori nucleari. Il plutonio rimane attivo per circa 250 mila anni. Noi abbiamo ancora le scorie nucleari attive delle ultime centrali italiane chiuse in seguito al referendum del 1987. Questo problema non è ancora stato risolto in maniera definitiva.

Ultimo problema irrisolto: quello della sicurezza

Gli incidenti occorsi alle centrali nucleari, sempre tenuti abbastanza sottosilenzio o di gravità sottostimata, sono stati numerosi nella storia del nucleare. Solo per dare un dato: ci sono stati oltre 130 incidenti nucleari in 50 anni. Incidenti più o meno gravi, ma che sicuramente dimostrano come

la tecnologia non può e non potrà mai prevedere un’errore umano (come è stato a Cernobyl nel 1986) né eventi naturali in grado di mettere a rischio la sicurezza dei reattori (come è oggi per il terremoto in Giappone), né eventuali altri eventi di carattere politico-militare che potrebbero mettere a rischio la sicurezza dell’intera collettività.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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Un commento

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