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Scambio sul posto: è meglio consumare energia o metterla in rete?

Ultimo aggiornamento: 5-2-2014
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Chi ha un impianto fotovoltaico, o vuole metterlo a breve, ha la possibilità di scegliere l’opzione dello “scambio sul posto”. Questa è l’opzione in genere  più diffusa. Lo scambio sul posto è un contratto stipulato col gse (il gestore dei servizi energetici) per valorizzare tutta l’energia che l’utente scambia con la rete.

Cioé: quando l’impianto genera energia, ma non viene utilizzata al momento dall’utente, tutta l’energia prodotta viene immessa in rete. Tutta l’energia viene immessa in rete, ma non viene regalata, nè venduta: viene scambiata. Questo è il principio dello scambio sul posto, anche se il termine “scambiata” non è propriamente adatto a descrivere il meccanismo.

Vediamo perchè.

In realtà quando si parla di scambio sul posto, non si parla di kwh elettrici, ma dei relativi valori in euro: all’utente viene riconosciuta una somma in euro per tutti i kwh rilasciati sulla rete. Il meccanismo dello scambio sul posto riconosce infatti un contributo su tutta l’energia prodotta e immessa nella rete elettrica. Questo contributo, espresso in euro, è un rimborso parziale delle bollette elettriche pagate sull’energia prelevata.

Per capire il concetto è importante capire il funzionamento di un impianto fotovoltaico allacciato alla rete elettrica di enel.

L’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici ha due possibili utilizzi: l’autoconsumo diretto ed immediato (nel momento stesso della produzione), oppure la cessione alla rete elettrica di enel.

 

Con lo scambio sul posto, è meglio consumare energia o metterla in rete?

Scambio sul posto consumare energia o metterla in reteVeniamo alla nostra domanda iniziale: se metto il fotovoltaico in scambio sul posto, è meglio consumare energia o è meglio metterla il più possibile in rete?

Ecco la risposta: l’energia in autoconsumo rappresenta il maggior fattore di convenienza per chi utilizza il fotovoltaico. Cioè: “è meglio consumare energia piuttosto che immetterla in rete”. L’energia autoconsumata, infatti, ha come effetto il ridurre i prelievi di rete e quindi il pagamento delle bollette elettriche.

Vediamo perchè conviene di più autoconsumare piuttosto che immettere in rete l’energia prodotta.

L’energia che non viene auto-consumata nell’immediato viene immessa in rete. L’immissione in rete viene conteggiata da un contatore (quello tra impianto domestico e rete enel) e, in base ai kwh immessi in rete, verrà poi riconosciuto un contributo che remunera non solo l’energia immessa al suo prezzo di mercato, ma anche alcuni altri servizi che in genere vengono pagati in bolletta. Ecco perchè lo scambio sul posto rappresenta una sorta di rimborso parziale delle bollette elettriche. Ecco perchè lo scambio sul posto conviene rispetto alla “mera” vendita di energia alla rete.

Anche se lo scambio sul posto conviene rispetto alla vendita (in gergo tecnico: “ritiro dedicato”), non conviene rispetto all’autoconsumo immediato. Perchè? Perchè attraverso l’autoconsumo immediato si utilizza l’energia autoprodotta, elettricità (pulita) a costo zero, che va ad ammortizzare in maniera ottimale i costi di realizzazione impianto.

Due parole per spiegare il concetto: se l’energia acquistata dalla rete enel costa 0,25 €/kwh, usufruendo della ‘propria’ energia si risparmiano 0,25€ per kwh consumato. Con lo scambio sul posto, invece, l’energia viene valorizzata con cifre che vanno tra gli 0,09 e 0,17 €/kwh.

 

Come comportarsi, dunque, per sfruttare al massimo il risparmio generabile col fotovoltaico?

In ordine di priorità conviene:

  • rendere, per quanto possibile, massimo l’autoconsumo immediato;
  • ridurre i prelievi dalla rete sfruttando l’impianto fotovoltaico
  • spostare in consumi nelle ore di produzione dell’impianto
  • immettere in rete l’energia prodotta

Leggi qui tutti i benefici dell’autoconsumo.

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4 Commenti

  1. Luigi Lovat, il 8 febbraio 2017 ore 22:38

    Caro Alessandro,
    ho un Pv e sono anche un progettista di impanti PV.
    è vero quello che dici. Ma, andando oltre, ho riflettuto per perecchio tempo sulla cosa e alla fine ho progettato un sistema di utilizzo del “surplus” che si è dimostrato eccezionale in tutte le mie installazioni.
    Per farla breve quando c’è energia in più in quell’istante, immediatamente viene riversata su un boiler (progettato da me) che ha 3 resistenze da 1200W ciascuna e queste si attivano mano a mano che l’energia in surplus in quell’istante supera 1200, 2400, 3600 W. Ovviamente se il ferro da stiro (o il forno o ecc…) viene acceso in quell’istante allora il surplus cala e si disattivano una ad una le resistenze, cioè do priorità al consumo casalingo.
    Sarei felice di condividere con te il progetto in quanto il primo installato ha già 4 anni e tutti funzionano perfettamente. Penso che questa tipologia di sfruttamento del surplus debba essere diffusa il più possibile soprattutto per coloro che hanno il riscalddamento a gasolio.

    Ora sto applicando il dispositivo per la formazione di pellet con un pellettatore DIY. Quando c’è surplus il pellettatore funziona e mi produce pellet.
    Il sistema l’ho già provato anche alzando un peso (cioè creo Ug energia potenziale usando il surplus) con un moto-riduttore e quando c’è necessità di energia, la scheda elettronica sgancia il blocco del peso (relay) e questo inizia a scendere su una barra filettata, girando fa girare un alternatore di auto ecc. ecc. Insomma funziona!

    Il sistema NON assorbe neppure un watt dall’ENEL.
    Ovviamente può essere applicato anche a fan coil per rinfrescare d’estate, ma l’accendi e spegni di questi oggetti potrebbe, per come sono stati concepiti, creare problemi alla pompa di calore.
    L’uso del surplus è assolutamente possibile soprattutto per abbattere i costi del metano e del gasolio per l’ACS. Il rendimento dell’intero sistema è del 99,9% ( infatti l’energia elettrica si trasforma in calore senza perdite)

    Poiché ho constatato che 200L di acqua sanitaria vengono portati a 70 °C mediamente in 3ore con impianto familiare di 4kW il resto del surplu viene immesso in rete.
    Mi sembrerebbe corretto che invece di immettere il surplus residuo verso la MT ( nel senso che: una volta che la BT, cioè tutte le abitazioni collegate su quella fase, ha assorbito quello che serve per l’uso normale, rimane ancora del surplus residuo) questo possa essere utilizzato dalle famiglie allacciate ala stessa fase utilizzando lo stesso sistema di ACS.

    Praticamente è una estensione a più famiglie del concetto di surplus sopra descritto per la sola famiglia prodruttrice. Ovviamente il distributore dovrebbe fare a queste famiglie un prezzo concorrenziale con il rispettivo gas o gasolio.
    Cosa ne pensi di quest’ultima idea?
    (tutta la parte di gestione avviene attraverso la rete dati tra la schede a casa del produttore e la scheda a casa delle altre famiglie. queste si parlano tra loro scambiando in tempo reale i valori di potenza in quel momento in uso e del surplus. Io sto già costruendo un piccolo simulatore al computer per effettuare delle prove in tal senso )
    ciao Luigi

    • Alessandro F., il 9 febbraio 2017 ore 10:41

      Ciao Luigi complimenti per le idee. Massimizzare l’autoconsumo rende il sistema veramente conveniente. Utilizzare tre resistenze per consumare parte del surplus è un’ottima soluzione. Bisognerebbe trovare un sistema di autoconsumo altrettanto efficiente anche per l’estate.
      Non ho ben capito il funzionamento della barra filettata col peso.. si tratterebbe, di fatto, di un piccolo sistema di accumulo di energia..
      Ottima idea, anche, sarebbe quella di poter condividere il surplus produttivo con altre famiglie o piccole imprese del territorio, ma su questo le normative, ancora, mettono “i bastoni tra le ruote”.

      • gipi, il 9 febbraio 2017 ore 20:45

        Ciao Luigi Lovat

        Lasciamo perdere il Boiler che può, a determinate condizioni, essere effettivamente di qualche utilità. Magari poi, se vorrai, si potrà vedere meglio…..

        PER QUANTO RIGUARDA LE REGOLE FONDAMENTALI DELLA NOSTRA FISICA :

        Tanto per darti un solo punto, facile facile, sul quale riflettere, cominciamo a fare un esempio CON I NUMERI sul tuo PROTOTIPO DI ACCUMULATORE ENERGETICO A GRAVITA’ (ovvero a SOLLEVAMENTO DI PESO). E’ utile ,tuttavia, una premessa di carattere storico.

        Tanto per tua conoscenza tali accumulatori, A SOLLEVAMENTO DI PESO, sono in uso da lungo tempo (direi da non meno di 150 anni) anche se normalmente venivano utilizzati per immagazzinare olio o acqua in pressione (racchiusi in un cilindro “tuffante” disposto verticalmente) da utilizzare successivamente come Fonte Energetica di “restituzione”.
        Il volume di olio o acqua in pressione poi poteva (può) essere usato per qualsiasi impiego. Chi non entrava nelle fabbriche poteva comunque vedere questi “strani oggetti” disseminati nelle Stazioni Ferroviarie. Servivano generalmente per azionare, a distanza, gli scambi delle rotaie. Volendo si può anche usare il liquido a disposizione per azionare qualsiasi tipo di motore ad olio o a acqua che, a sua volta, può trainare qualsiasi “ macchina elettrica” o di qualsiasi altro tipo.
        Quelli di TIPO MECCANICO erano realizzati, a partire dalla antichità, nelle forme costruttive più disparate, li puoi vedere ancora oggi, nei film storici, nella forma di CATAPULTA A CONTRAPPESO.

        Comunque, prima di tutto, devi renderti conto di che cosa rappresenta un kWh di Energia racchiuso nella forma di un PESO SOLLEVATO AD UNA CERTA ALTEZZA. Per inciso è la prima volta che vedo usare il termine “Ug” a indicare Energia Potenziale(o Energia di Posizione) per casi “terrestri” come il nostro. “Ug” (Universale gravitazione), pur non essendo sbagliato mi sembra esagerato nel nostro caso. Riprovevolmente io sono rimasto ancorato a vecchi contesti…… e preferisco un bel “Ep = Energia potenziale”.

        Cominciamo con il fatto che 1 KW (Potenza) corrisponde al LAVORO di 102 Kgmt/sec (Kilogrammetri al secondo) ovvero al Sollevamento o Abbassamento di un peso da 102 kg per 1 mt (in verticale) e il tutto eseguito nel tempo di 1 sec.

        Supponiamo pure, per semplificare, che il meccanismo di Sollevamento/Abbassamento abbia il Rendimento Energetico = 1.

        Immagazzinare 1 kWh di Energia vuole dire che si devono immagazzinare :
        102 Kgmt/sec x 3600 sec = 367.200 Kgmt………(1 kWh = 367.200 Kgmt)

        Se il Peso fosse di 1000 Kg. lo dovresti alzare di : 367.200/1000=367.2 mt.
        Se il Peso fosse di 10.000 Kg lo dovresti alzare di…………………….36,72 mt.

        Ti puoi sbizzarrire con tutte le combinazioni possibili. Il prodotto Peso(Kg) x Spostamento (mt) deve sempre dare il risultato 367.200 Kgmt.

        Non dici il genere di meccanismo (di recupero, suppongo!) che usi per le tue prove. Forse un APRICANCELLO A CORSA RETTILINEA o qualcosa di analogo?.
        Comunque il meccanismo, che risulta bene o male reversibile, potrebbe avere un rendimento totale di non più di 0,60. Pertanto il rendimento totale del ciclo ACCUMULO/RESTITUZIONE potrebbe essere, al massimo, di 0,6×0,6=0,36 (resa del 36%). ORA VEDI TU……

    • gipi, il 9 febbraio 2017 ore 12:17

      Ciao Luigi Lovat

      Vedo il tuo intervento all’insegna di “PICCOLI INVENTORI CRESCONO”.

      Molto immodestamente posso dirti che “IO GIA’ LO FUI”.
      Tu arrivi, per forza, dopo di me e di una infinita schiera di nostri predecessori.

      Qualsiasi cosa tu possa pensare di inventare, al tuo livello di possibilità tecnica ed economica, stai sicuro che è già stata “inventata” e messa da parte perchè non conveniente, sia nel rendimento di trasformazione dell’Energia, sia per la non convenienza economica.

      Comunque qualsiasi idea, prima di essere messa in pratica, deve passare almeno ad un minimo vaglio di rispondenza alle fondamentali ed immutabili LEGGI DI FISICA GENERALE che, ahimè, ci tiranneggiano.

      Comunque, tra appassionati, se ti servono chiarimenti, specifica quello che vuoi sapere e, se rientra nelle mie capacità, sarò ben lieto di risponderti al di fuori di qualsiasi pregiudizio.

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