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Mettere il fotovoltaico: meglio tetto o terreno?

31 gennaio 2014
Voto:4/5 (5 voti)

Voglio mettere il fotovoltaico. E’ meglio mettere i pannelli sul tetto o su un terreno? Ovviamente la scelta è legata alle dimensioni dell’impianto, agli spazi a disposizione, al fabbisogno energetico della mia abitazione o della mia azienda. In ogni caso la scelta tra tetto e terreno non è una scelta di poco conto, visto l’effetto impattante che i grandi impianti hanno sul territorio e sul paesaggio.

Negli anni passati, quando il fotovoltaico era al centro degli interessi di numerosi investitori nazionali ed internazionali, molti terreni sono stati occupati dai pannelli fotovoltaici in maniera spropositata, occupando aree agricole, e rubando spazio, a volte, a pascoli e boschi. Questo perchè i lauti incentivi che ricevevano i titolari delle installazioni erano particolarmente appetibili per grandi investitori che hanno acquistato terreni agricoli a poco prezzo per realizzarci grandi progetti di business fotovoltaico che, grazie agli alti incentivi (i più generosi al mondo), assicuravano importanti guadagni. Anche per i contadini risultava più remunerativo utilizzare i campi per il fotovoltaico piuttosto che per l’agricoltura.

Oggi gli incentivi sono finiti ed il fotovoltaico è remunerativo e conveniente solo se viene asservito ad infrastrutture che consumano energia: dalle abitazioni, ai capannoni, serre, aziende, fino a grandi industrie. Mettere il fotovoltaico oggi conviene nella misura in cui riduce i prelievi dalla rete generando risparmi in bolletta.
Anzichè acquistare tutta l’energia dalla rete elettrica di enel, l’utente può auto-produrre “a costo zero” parte del proprio fabbisogno elettrico, cedendo alla rete le rimanenze.

mettere il fotovoltaico

Solo così, oggi, mettere il fotovoltaico è conveniente. Realizzare un impianto per la sola vendita ancora non è remunerativo, anche se, ovviamente, tutto dipende dal costo di realizzazione del progetto. In ogni caso la sola vendita è un’opzione ipotizzabile per grandi utilities energetiche.

Pensando invece alle abitazioni, alle piccole, medie e grandi aziende che hanno una certa quota di consumo energetico, il fotovoltaico conviene ed è un investimento remunerativo, anche perchè tra i costi di realizzazione del progetto non c’è quello relativo all’acquisto del terreno.

Tornando a noi.

Voglio mettere il fotovoltaico: meglio tetto o terreno?
Si può scegliere in base a due criteri: c’è una scelta “tecnica” ed una scelta “etica”.

 

Mettere il fotovoltaico: la scelta tecnica

Dal punto di vista “tecnico” l’unica differenza che oggi possiamo rilevare è relativa alle autorizzazioni. Mettere il fotovoltaico su tetto richiede, in genere, più facili e veloci procedure autorizzative.

Mettere il fotovoltaico, invece, su terreni agricoli, giustamente, significa andare incontro a maggiori vincoli normativi. Ogni regione ha proprie procedure e criteri autorizzativi (per rispettando le linee guida nazionali). Installare su un terreno è in genere molto più macchinoso, richiede tempi di autorizzazione più lunghi, richiede nel complesso maggiori superfici per ospitare le strutture di sostegno dei pannelli fotovoltaici e richiede interventi periodici di “diserbo” e pulizia del verde. Particolare non indifferente per la salubrità ed il riutilizzo successivo del terreno.

 

Mettere il fotovoltaico: la scelta etica

Avere un terreno che produce solo energia elettrica è una forzatura “etica”, anche se l’energia che si produce è pulita e “free-carbon”. I terreni che si potrebbero utilizzare per grandi progetti fotovoltaici, invece, potrebbero essere i terreni marginali o con “bassa produttività”.

Si calcola che basterebbe ricoprire di pannelli fotovoltaici solo l’1% dei terreni incolti o non produttivi per ottenere ben 20 Gigawatt di potenza elettrica pulita in Italia. Togliere terreno all’agricoltura finirebbe per mettere in conflitto due settori (il fotovoltaico e l’agricolo) che dovrebbero essere complementari. I pannelli su terreno, inoltre, richiamano una periodica manutenzione del verde anche con l’utilizzo di diserbanti chimici che inquinano le falde e rovinano il terreno per eventuali successivi usi agricoli.

Discorso diverso è invece per terreni marginali, non sfruttabili in altro modo, cave, discariche esaurite, ecc.. In questi casi, casi in cui il terreno non è più utilizzabile per usi agricoli o forestali, il fotovoltaico può essere un buon modo per dare nuova vita e sfruttare aree destinate all’abbandono e degrado.

Una buona alternativa dal punto di vista etico è quella di utilizzare pannelli fotovoltaici su serre, in modo da utilizzare la superficie sottostante a fini agricoli, oppure impianti sopraelevati che permettano, come le serre, di sfruttare il terreno sottostante a fini agricoli.

La serra fotovoltaica è un’ottima soluzione di integrazione tra fotovoltaico e agricoltura.

Un’ottima soluzione, invece, tra fotovoltaico e architetture urbane sono, oltre agli impianti realizzati sui tetti, le pensiline fotovoltaiche realizzate su infrastrutture urbane ed i più disparati tipi di integrazione architettonica nel contesto urbano: dalle fermate degli autobus, alle barriere anti-rumore delle superstrade, alle coperture dei parcheggi, di stazioni di servizio, ecc..

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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