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Trivelle in Salento: il no degli scienziati

22 dicembre 2014
  - Articolo scritto da  Miriam Perani

Due aziende petrolifere internazionali, la Global Med e la divisione italiana della Schlumberger, hanno avanzato richieste per esplorare i fondali al largo del Salento, alla ricerca del petrolio che potrebbe essere nascosto nel golfo.

Già in fase di annuncio del progetto le richieste di stop all’iniziativa erano state molteplici ed hanno trovato ora ulteriore slancio con un documento politico firmato da diversi esponenti locali, che chiedono l’intervento del Governo per mettere fine al progetto di esplorazione dei fondali. In prima posizione i sindaci dei circa trenta comuni interessati dai progetti che hanno deciso di tentare tutte le strade possibili per fermare le esplorazioni. Il tempo a loro disposizione è però ormai agli sgoccioli; essi avranno infatti solo fino al 21 dicembre ed al 5 gennaio prossimi per opporsi ai progetti presentati rispettivamente da Global Med e da Schlumberger.

Le due aziende hanno inoltrato i permessi per l’esplorazione di due aree marine di ampia estensione, con superficie superiore ai 4.000 km quadrati nel caso di Schlumberger, interessata al golfo di Taranto. Più ridotte ma ugualmente molto estese le aree di interesse di Global Med, con due aree di circa 750 km quadrati al largo di Leuca.

estrazione petrolio

Ciò che preoccupa particolarmente gli amministratori locali sono le tecniche che verranno utilizzate per le indagini, che prevedono l’utilizzo della tecnologia “air gun” per conoscere le linee sismiche 2D delle aree unite ad un eventuale rilievo geofisico in 3D. Contro le modalità di indagine si sono schierati gli scienziati dell’Università di Lecce che hanno definito devastanti gli effetti sull’ecosistema marino delle aree interessate.

Simonetta Fraschetti, professore dell’UniSalento per il dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche, ha affermato che quella interessata dalle esplorazioni è un’area unica per la presenza di coralli e tartarughe, che verrebbe danneggiata irreparabilmente dal tipo di indagini pianificate. La preoccupazione è supportata anche da dati relativi ad un’esplorazione simile ma effettuata in mare aperto, che ha portato alla morte di circa la metà dei pesci presenti. Secondo la professoressa Fraschetti gli effetti nel golfo potrebbero essere addirittura maggiori, trattandosi di un’area chiusa. Infatti in questo caso l’utilizzo delle onde sonore per le indagini sarebbe ancora più complesso e richiederebbe quindi un uso maggiore delle onde stesse, con effetti incalcolabili per l’habitat marino.

L’attuazione dei piani delle aziende citate dipenderà a questo punto dalla decisione o meno del governo di prendere in considerazione le voci contrarie espresse dal territorio. Non è però un caso che le associazioni ambientaliste, con Greenpeace in prima fila, abbiano soprannominato “Sblocca trivelle” il decreto cosiddetto “Sblocca Italia” fortemente voluto dal premier Matteo Renzi, che comprende tra le misure proprio la ricerca di idrocarburi nel mare del Salento e che fa temere sulla possibilità di riuscita dell’opposizione al piano.

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