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Trivelle: marcia indietro del Governo

18 dicembre 2015
  - Articolo scritto da  Miriam Perani

Un passo indietro del Governo nei confronti della trivellazione nell’Adriatico e un passo avanti verso politiche energetiche sostenibili per l’Italia. Cronaca di una vittoria ambientalista, con alcuni punti ancora da affrontare. Sarà, forse, anche uno degli effetti della conclusa conferenza internazionale COP21 di Parigi sul Clima?

Lo stop alle trivellazioni nella Legge di Stabilità

Con la recente presentazione di tre emendamenti alla Legge di Stabilità, il Governo è tornato sui propri passi in merito alle norme che avrebbero autorizzato una trivellazione del mar Adriatico definita selvaggia dalle associazioni ambientaliste. A partire dal 2012 infatti, con il governo del premier Monti, erano state introdotte deroghe molto importanti al rispetto dei limiti di distanza di 12 miglia dalla costa per le attività connesse agli idrocarburi. In estrema sintesi il governo prevedeva la possibilità di non rispettare questa distanza autorizzando le attività estrattive e di ricerca anche nei pressi delle coste.

Successivamente il governo Renzi aveva ipotizzato di includere alcune norme che regolano le trivellazioni nel cosiddetto “decreto sblocca Italia” che ne avrebbe facilitato quindi le procedure, a danno della trasparenza delle operazioni stesse.

estrazione petrolio

Il dietrofront del Governo

I tre emendamenti se da un lato compiono un importante dietrofront da parte del Governo, verso politiche ambientali più sostenibili, dall’altro ammettono gli errori dei precedenti governi. Come evidenziato da Legambiente, ciò sottointende anche che sia stato un errore prevedere concessioni di durata trentennale per le trivellazioni, con la possibilità di rinnovi decennali.

La notizia della discussione degli emendamenti arriva dopo l’importante mobilitazione che ha visto protagoniste molte associazioni come Legambiente, WWF, FAI, Greenpeace, Marevivo e Touring Club Italiano, alle quali si sono aggiunte nei mesi scorsi anche molte regioni potenzialmente interessate dalle trivellazioni.

La battaglia delle associazioni ambientaliste e dei cittadini non termina però qui; infatti si attende l’approvazione definitiva degli emendamenti per conoscere nel dettaglio le modifiche alle norme attuate. Gli emendamenti, se approvati così come presentati infatti, non prevederebbero la possibilità di effettuare la valutazione ambientale strategica nelle aree potenzialmente interessate; inoltre rimarrebbe immutata al possibilità di effettuare ricerche per sei anni da parte delle società concessionarie.

Le associazioni citate chiedono quindi al Governo che dopo il riconoscimento dell’errore fatto negli anni scorsi con l’attuazione delle norme pro-trivellazione, venga rivista completamente la SEN (Strategia Energetica Nazionale) a favore di una politica energetica orientata verso fonti rinnovabili e sostenibili, anche in conseguenza dei dibattiti e degli impegni scaturiti dalla COP21, la conferenza mondiale sul clima terminata nei giorni scorsi a Parigi. Attraverso questa conferenza internazionale quasi 200 capi di Stato hanno raggiunto un accordo per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi centigradi.

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Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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