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Rinnovabili: perchè il risparmio non si vede in bolletta

11 luglio 2014
  - Articolo scritto da  Miriam Perani

Il PUN, il Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica, è il prezzo medio dell’elettricità all’ingrosso. Questo prezzo coincide con il costo delle bollette? No. Le tariffe elettriche pagate in bolletta sono molto maggiori del PUN che in questi anni è sceso grazie alle fonti rinnovabili.

In un articolo precedente (lo potete leggere qui) abbiamo parlato del risparmio generato dalle rinnovabili per l’intero mercato dell’energia.

Purtroppo però i consumatori finali non beneficiano direttamente di questo risparmio, che nonostante il calo del prezzo dell’energia nelle quotazioni di borsa, non si traduce in un calo della bolletta. Chi beneficia quindi del calo del prezzo dell’energia?

 

Chi trae beneficio dal calo del prezzo dell’elettricità?

Secondo un calcolo effettuato sull’impatto della produzione di energia da fonti rinnovabili, ogni punto percentuale dato dall’energia eolica e dal fotovoltaico nel mercato complessivo dell’energia si traduce in un calo del prezzo dell’energia in borsa pari ad un euro per MWh.

E’ stato calcolato che senza l’apporto delle rinnovabili, il prezzo unico nazionale (PUN) per il nostro paese sarebbe stato più alto di 7,2 euro/MWh per il 2013. Se è vero che una parte del calo del prezzo dell’energia è dovuta anche ad una contrazione della richiesta di energia elettrica, è pur vero che la riduzione del prezzo delle quotazioni trova una giustificazione in larga parte nello sviluppo delle rinnovabili, il cui benefici collettivo però sembra fermarsi all’aspetto di riduzione dell’inquinamento ambientale.

risparmio non si vede in bolletta

Tuttavia la componente energetica (PE) della bolletta non viene aggiornata a seconda delle variazioni dell’effettivo prezzo di borsa, ma solo periodicamente, con un danno per i consumatori finali.

Si pensi infatti che la componente energetica aggiornata allo scorso primo di luglio, supera quota 69 euro/MWh, superando di gran lunga il PUN attestato nell’ultimo mese, pari a circa 47 euro/MWh. Il delta di ventidue euro è significativo: è pari infatti a circa un terzo in più di quanto dovrebbe effettivamente costare l’energia.

La differenza di prezzo può essere in parte giustificata dalla diversità che intercorre tra PE e PUN: il prezzo dell’energia infatti subisce la penalizzazione delle perdite di rete ed è soggetto alle fasce orarie di consumo. Tuttavia la discrepanza tra i due valori sta mostrando un aumento sempre maggiore a partire dal 2009. Un’ulteriore differenza tra i due valori risiede nel fatto che il PUN è espressione diretta delle quotazioni di mercato, mentre la PE dipende dall’acquisto effettuato dall’acquirente unico (AU), il grossista che rivende poi l’energia ai distributori. Parte di questa energia viene acquistata su un mercato detto “a termine”, che non riflette specularmente gli andamenti delle quotazioni in quanto gli acquisti vengono effettuati in anticipo, di fatto scommettendo sul prezzo futuro delle quotazioni. Ciò causa la possibilità di una differenza del prezzo, a tutto vantaggio di chi gestisce i titoli delle quotazioni energetiche non spot (cioè non basate sull’effettiva quotazione del giorno).

Il danno per le bollette degli utenti finali non riguarda solo i consumatori che aderiscono al mercato di maggior tutela, ma anche quelli che si rivolgono al mercato libero, in quanto le tariffe di quest’ultimo non sono troppo dissimili da quelle stabilite dall’Autorità garante per l’Energia Elettrica ed il Gas.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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