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Effetto serra: cosa possiamo (ancora) fare?

12 novembre 2014
  - Articolo scritto da  Miriam Perani

Di effetto serra si sente parlare da anni, se non da decenni ormai. L’idea che nulla si possa più fare per contrastarlo è però ulteriormente dannosa per l’ambiente, in quanto sbagliata nel suo principio di base.

Sono infatti ancora molte le azioni che possiamo intraprendere affinchè quello dell’effetto serra diventi, se non un problema superato, almeno limitato nei suoi danni.

Per contrastare l’avanzamento del riscaldamento globale, la Conferenza Intergovernativa dell’Onu sul Cambiamento Climatico (Ipcc) ha stilato un rapporto con una serie di azioni concrete da intraprendere che ha come obiettivo quello di invertire la tendenza al riscaldamento del pianeta in atto. L’obiettivo dell’ONU potrebbe far scoraggiare anche i più attenti alla questione ambientale: ridurre del 41% le emissioni entro la metà del secolo.

 

Il primo punto punto da raggiungere riguarda la riduzione del global warming a due gradi al massimo. Diversamente si scatenerebbero reazioni (come l’innalzamento del livello dei mari) che potrebbero compromettere per sempre l’equilibro del pianeta, oltre a numerosi danni immediati per gli abitanti.

Il punto di non ritorno per il riscaldamento globale è però prossimo; se entro il 2030 non sarà appunto invertita la tendenza in atto, questo processo sarà irreversibile e saremo costretti a fare i conti con danni climatici di portata sempre maggiore.

effetto serra

E’ necessario quindi mettere in campo diverse azioni di contrasto, la prima delle quali riguarda la modalità di produzione di energia. In un pianeta sempre più energivoro, ridurre le emissioni inquinamenti per l’emissione dell’energia stessa è quindi una priorità irrinunciabile. Entro la metà del secolo è necessario triplicare la quota di energia rinnovabile prodotta; ad oggi la percentuale mondiale si aggira intorno al 13%, ma il suo aumento contribuirebbe alla parallela riduzione dell’utilizzo di energie fossili.

 

Il secondo passo da intraprendere è invece molto più complesso. Per limitare il riscaldamento globale sarebbe necessario eliminare il biossido di carbonio, detto anche CO2. Per fare ciò sono allo studio diverse tecnologie innovative, che al momento però non sembrerebbero aver trovato una soluzione definitiva al problema dello smaltimento delle emissioni.

 

Alcuni potrebbero obiettare che l’utilizzo di energie alternative comporti una riduzione della crescita economica, soprattutto in un periodo di recessione. I dati sembrano dimostrare almeno in parte questa tesi. Tuttavia la riduzione della crescita economica sarebbe pari allo 0,6%, mentre la non adozione delle energie alternative avrebbe costi ad oggi incalcolabili. La riduzione delle emissioni inquinanti comporta però un accordo soprattutto tra gli stati maggiormente responsabili di queste emissioni; accordo che sembrerebbe difficile soprattutto per la mancata volontà dei paesi più ricchi di rivedere le proprie politiche in campo energetico.

 

Accettare un riscaldamento globale in crescita di due gradi (2,5 secondo alcuni) comporta l’accettazione di temperature in aumento. Se l’affermazione espressa in questo modo potrebbe sembrare un assioma, non lo sono però le modifiche che dovremo adottare per adattarci all’innalzamento.

Come visto quindi la sola adozione di produzione di energia da fonti rinnovabili, ridurrebbe da sola la maggior parti dei rischi del global warming.

 

In estrema sintesi la conferenza dell’ONU sembra aver affermato un principio. Abbiamo conoscenze e tecnologie per salvaguardare il futuro nostro e del pianeta: utilizziamole.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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