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Combustibile dall’energia fotovoltaica

12 marzo 2015
  - Articolo scritto da  Miriam Perani

Come stoccare l’energia prodotta di giorno dal fotovoltaico? Un’interessante soluzione arriva dai ricercatori americani della Harvard Uniersity.

Uno dei problemi che interessano maggiormente il fotovoltaico deriva dalle possibilità di immagazzinare l’energia in eccesso prodotta dagli impianti e parallelamente di affrontare i periodi di mancata produzione senza dover incorrere in sospensioni dell’alimentazione elettrica.

Ad oggi sono state studiate diverse valide soluzioni per aggirare questo problema; le più innovative ed avanzate tecnologicamente si basano sulla produzione di idrogeno, ottenuto scindendo le molecole dell’acqua proprio grazie all’energia elettrica prodotta in più dagli impianti. Tuttavia l’idrogeno ottenuto sconta lo svantaggio di non poter essere utilizzato facilmente o immesso nelle infrastrutture già esistenti, non predisposte all’utilizzo di un gas come l’idrogeno come fonte di alimentazione.

I ricercatori della prestigiosa statunitense Harvard University hanno deciso di affrontare questo problema in un modo innovativo e cioè provando a trasformare l’energia in eccesso in un combustibile liquido, più facile da utilizzare, immagazzinare e trasportare.

Ralstonia eutropha H16

I risultati dello studio, pubblicato sui “Proceeding of The National Academy of Science” (PNAS), mostra i risultati di un esperimento basato sull’utilizzo di un batterio geneticamente modificato, chiamato Ralstonia eutropha H16, in grado di produrre un alcol, l’isopropranolo che può essere utilizzato come fonte di energia alternativa, si tratterebbe, in altre parole, di un combustibile liquido non inquinante.

Il sistema in questione sfrutta un sistema bio-elettrochimico basato sulla scissione delle molecole di acqua grazie all’energia elettrica. L’ossigeno e l’idrogeno così prodotti, uniti alla CO2 nell’atmosfera, sono poi alla base del processo biologico realizzato dal batterio. Questo tipo di batterio infatti, se sottoposto a condizioni di stress, è in grado di produrre alcuni composti organici, consumando metano. Attraverso una modifica genetica, il batterio in questione consuma CO2 al posto del metano di cui si alimenta il ceppo non modificato e produce inoltre isopropanolo.

Il team di ricerca americano, diretto da Daniel G. Nocera, ha quindi pensato di poter applicare con successo il nuovo ceppo di batteri ottenuti alle cellule fotovoltaiche. Secondo i ricercatori il sistema creato da questa unione sarebbe in grado di produrre un rendimento energetico addirittura superiore di tre volte rispetto a quelli conosciuti fino ad ora.

Inoltre la biomassa prodotta dal batterio sarebbe superiore a quella prodotta dalla maggior parte delle piante utilizzate a questo scopo.

Grazie all’esperienza ottenuta dal team di ricerca nella creazione di una foglia artificiale, è stato possibile utilizzare dei catalizzatori già sperimentati nel progetto precedente, che prevedono l’utilizzo di minerali molto economici come un composto ottenuto dall’unione di nichel, molibdeno e zinco e fosfato di cobalto al posto del più costoso platino.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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