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Cambiamenti climatici: i numeri dei profughi del clima

4 novembre 2015
  - Articolo scritto da  Miriam Perani

Migranti, immigrati, profughi sono solo alcuni dei nomi che utilizziamo per definire chi lascia il proprio paese di origine alla ricerca di un futuro migliore (e talvolta almeno di un futuro). Tra le motivazioni che spingono le persone a migrare sono presenti anche i cambiamenti climatici, come evidenziato dal rapporto “Migrazioni e cambiamento climatico” curato da Cespi (Centro Studi di Politica Internazionale), Focsiv (Federazione degli Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario) e Wwf (World Wide Fund for Nature).

Quasi 160 milioni di migranti per ragioni climatiche

Il cambiamento climatico e i disastri naturali che porta con sè, come alluvioni e tempeste, sono il primo motivo climatico che spinge le persone a lasciare i luoghi in cui vivono. Il fenomeno potrebbe essere giudicato da alcuni marginale, ma non è così: secondo le stime del rapporto sono infatti 157 milioni le persone costrette a migrare, nel solo periodo 2008-14.

siccita e migrazioni climatiche

I numeri delle migrazioni dovrebbero far riflettere sulle conseguenze dirette dei cambiamenti climatici sulla vita delle persone. Si pensi infatti che la probabilità di migrare per cambiamenti dovuti al clima è aumentata del 60% negli ultimi quarant’anni.

I dati sulle migrazioni per i cambiamenti climatici

Leggendo il rapporto emerge che nel 48% dei casi le migrazioni sono state causate dalle tempeste, seguite dagli alluvioni, che hanno causato l’allontanamento del 43% dei migranti. Sono invece i terremoti la terza causa naturale per le migrazioni, con l’8% della popolazione interessata.

L’andamento del numero di migranti climatici per anno è altalenante e segue i disastri naturali più significativi. Si pensi che nel solo 2014, uno degli anni con i numeri inferiori del periodo analizzato, sono stati circa 19 milioni le persone interessate, pari grosso modo ad un terzo della popolazione italiana.

I dati, già di per sè drammatici, non fanno emergere un fenomeno ancora più preoccupante e cioè la sovrapposizione dei danni climatici a quelli causati da altre motivazioni, non ultime, le guerre.

Il riscaldamento climatico, con il conseguente innalzamento dei mari e l’aumento delle precipitazioni, non causa solo direttamente la necessità di migrare. Le sue conseguenze infatti hanno un impatto anche economico, che potrebbe aumentare e difficoltà finanziarie di interi stati, causando quindi nuovi fenomeni migratori di tipo economico.

Il rapporto evidenzia inoltre che lo stesso esito potrebbe derivare dai conflitti per lo sfruttamento delle risorse naturali, che potrebbero quindi far aumentare ulteriormente i flussi migratori.

Il rapporto, reso noto a poca distanza dalla conferenza sul clima di Parigi, si configura quindi come un ulteriore motivo di riflessione sulla necessità del contrasto ai mutamenti climatici.

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