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Smaltimento moduli fotovoltaici a fine ciclo vita

8 settembre 2016
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Come funziona lo smaltimento dei moduli fotovoltaici alla fine del ciclo vita? Dal punto di vista ambientale preoccuparsi dello smaltimento e del riciclo dei moduli esausti è importante almeno tanto quanto è importante produrre energia pulita. Non solo: sapere a chi compete l’onere di pagare lo smaltimento dei pannelli a fine vita, per chi installa un impianto fotovoltaico oggi, è importante per valutare correttamente l’investimento fotovoltaico.

Oggi metto l’impianto. I pannelli produrranno energia per i prossimi 25 anni. Quando non saranno più in grado di funzionare dovrò pagare il ritiro e lo smaltimento di tasca mia? Lo smaltimento dei moduli fotovoltaici è un onere a carico dell’utente, del produttore o di qualche altro ente? Se fino a ieri il vuoto normativo lasciava nel dubbio chi decideva di installare l’impianto. Oggi la normativa, recependo una chiara direttiva europea, regolamenta la questione in maniera univoca e definitiva. Cosa dice la Direttiva Europea?

Ogni pannello fotovoltaico esausto è classificato come RAEE, un Rifiuto da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. In quanto RAEE il suo smaltimento viene trattato come qualsiasi altro rifiuto elettrico ed elettronico: attraverso appositi Consorzi o Sistemi di Smaltimento che garantiscono il ritiro e il trasporto verso gli impianti di riciclaggio. Il Ritiro non avviene, però, sempre dal luogo di installazione dei moduli: in alcuni casi sarà l’utente che dovrà portare i pannelli agli appositi centri di raccolta. Da qui verranno poi ritirati dai Consorzi ed avviati agli impianti di Riciclaggio.

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I moduli fotovoltaici sono infatti composti da materiali interamente riciclabili: alluminio, vetro, silicio, rame, metalli rari e materiali plastici. Secondo le attuali normative, dunque, saranno gli appositi Consorzi a farsi carico del ritiro dei pannelli fotovoltaici a fine vita per avviarli agli impianti di riciclaggio.

 

Quando dovrò iniziare a preoccuparmi dello smaltimento?

In realtà l’utente finale non dovrà preoccuparsi dello smaltimento. Tutto, infatti, è a carico di un Sistema/Consorzio di smaltimento, con le modalità che vedremo a breve.

Un impianto fotovoltaico dura circa 25 anni. Chi ha installato solo da qualche anno, dunque, ancora non si deve preoccupare dello smaltimento. Se i primi impianti, quelli installati con gli incentivi del Conto Energia, sono stati installati nel 2006, oggi, 2016, sono a meno della metà della loro vita utile. Quello che dovrebbe avvenire in questi anni è la sostituzione dell’inverter, considerato anch’esso un “RAEE”.

 

I produttori e importatori sono obbligati ad aderire ad un Consorzio di Smaltimento Moduli

Lo smaltimento dei moduli fotovoltaici a fine ciclo vita, in realtà, inizia già dalla loro “nascita”.

Dal 2013 ogni produttore, infatti, come ogni importatore è obbligato dalla normativa italiana ed europea ad aderire ad un Consorzio per lo Smaltimento dei moduli fotovoltaici. Ogni modulo, non appena viene immesso sul mercato italiano, è codificato ed ogni sua “movimentazione” è tracciata. Per ogni modulo è possibile sapere dove è stato installato e quando. Per ogni modulo è possibile sapere indicativamente quando dovrà essere ritirato ed a quale Consorzio o Sistema di smaltimento è “in carico”.

 

Chi paga lo smaltimento dei moduli? Il ruolo dei consorzi

Il principio è questo: chi produce o immette sul mercato italiano un nuovo prodotto, deve farsi carico anche dei suoi costi di smaltimento (ogni prodotto, infatti, diventa prima o poi un rifiuto da gestire a carico della collettività). Per questo motivo ogni produttore o importatore di moduli è obbligato per legge ad aderire ad un Consorzio o Sistema di Smaltimento.

Ogni produttore, dunque, delega al Consorzio la gestione del ritiro e del riciclaggio dei pannelli fotovoltaici ed ogni consorzio si impegna a ritirare “a domicilio” (in alcuni casi) o presso gli appositi centri di raccolta i pannelli a fine vita per portarli agli impianti di riciclo.

Con l’attuale sistema, dunque, il costo dello smaltimento moduli a fine ciclo è trattenuto “alla fonte” ed è sostenuto dal Produttore / Importatore che è obbligato ad aderire ad un Consorzio di Smaltimento. Il consorzio si occuperà di tutto il resto.

 

Ho un piccolo impianto fotovoltaico inferiore ai 10 KW, come funziona lo smaltimento?

Gli impianti fotovoltaici sotto ai 10 kW vengono classificati come RAEE Domestici. In questo caso deve essere l’utente finale a potare i moduli nei Centri di Raccolta del proprio Comune (la cd. “Piattaforma Ecologica” o “Isola Ecologica”).
Il Consorzio ritirerà presso questi centri di raccolta il rifiuto e lo avvierà al processo di smaltimento.
Nel caso di Impianti Sotto ai 10 kW il tutto è completamente gratuito per l’utente finale.

 

Ho un impianto sopra ai 10 kW, come funziona lo smaltimento?

Gli impianti fotovoltaici da 10 kW o più vengono classificati come RAEE Professionali. In questo caso, per il conferimento presso gli appositi centri di raccolta, il titolare dell’impianto fotovoltaico dovrà rivolgersi ad operatori identificati dalla normativa. In questo caso, dunque, l’utente finale dovrà sostenere alcuni costi aggiuntivi rispetto allo smaltimento dei Pannelli Domestici.

In alternativa, e solo nel caso degli impianti sopra ai 10 kW, l’utente può decidere di delegare tutto al Gse che si occuperà di tutta la procedura: dal ritiro al trasporto e fino smaltimento dei pannelli esausti. In questo caso, ovviamente, i costi sono superiori.

 

Ho un impianto installato con gli incentivi, cosa dovrò fare a fine ciclo vita?

Ci sono differenti casistiche, perchè inizialmente i produttori non erano obbligati ad aderire ad alcun Consorzio o Sistema di smaltimento. L’obbligo è subentrato dal 2013.

Se ho installato l’impianto col Primo, Secondo o Terzo Conto Energia, dall’undicesimo anno di erogazione degli incentivi il Gse mi trattiene temporaneamente una piccola quota a garanzia del corretto smaltimento dei moduli a fine vita. Nel caso degli impianti sotto ai 10 kW la quota viene trattenuta in un’unica soluzione. Per gli impianti sopra ai 10 kW, invece, la trattenuta viene ripartita in 10 anni.

Quando deciderò di cessare l’attività dell’impianto fotovoltaico, dovrò portare i moduli esausti presso il centro di raccolta del mio Comune. Il Centro mi rilascerà un certificato di corretto smaltimento. Presentando questo certificato al Gse mi verrà restituita la quota di incentivo precedentemente trattenuta.

Se ho installato l’impianto col Quarto o Quinto Conto Energia, molto probabilmente il produttore dei moduli ha già aderito ad un consorzio di smaltimento. In questo caso potrei avere già in mano un certificato di adesione del produttore ad un Consorzio e potrebbe anche essere che il Gse non mi trattenga nessuna quota.

Se, invece, il Gse trattiene la “quota di smaltimento moduli” dall’incentivo bisognerà presentare al Gse il certificato di adesione del produttore dei propri pannelli fotovoltaici ad un Consorzio di Smaltimento. Presentando al Gse il certificato del consorzio, l’utente finale si “sgrava” dalla responsabilità del corretto smaltimento dell’impianto. All’utente finale rimane l’impegno di portare i pannelli fotovoltaici esausti nei centri di raccolta o, nel caso di impianti di 10 kW o più, di organizzarne il trasporto.

 

Quali sono i principali consorzi certificati in Italia

Ecco una lista dei principali Consorzi di Smaltimento dei moduli fotovoltaici a fine ciclo vita:

  • Cobat – Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo
  • Consorzio ECOEM
  • Consorzio Ecolight
  • Consorzio Ecoped
  • Consorzio Eco-PV
  • Consorzio Re.Media
  • E-cycle scarl
  • ERP Italia srl
  • La Mia Energia soc. cons. a.r.l.
  • PV CYCLE ITALIA S.r.l.
  • RAECycle S.c.p.A.

 

 

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Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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