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Energia zero col fotovoltaico domestico. Ecco come

8 aprile 2014
Voto:4/5 (5 voti)

E’ possibile abitare in una casa ad energia zero? Col fotovoltaico domestico e con altri accorgimenti per il risparmio energetico è possibile ridurre, se non eliminare del tutto, i consumi energetici “esterni” della casa. Energia zero, dunque, o quasi. Ecco una serie di buone pratiche energetiche che, se adottate con i giusti criteri, possono ridurre se non annullare i costi energetici della propria abitazione sfruttando il solare fotovoltaico, il solare termico ed altri accorgimenti per il risparmio energetico domestico: dall’isolamento termico dell’edificio al recupero del calore interno nel ricambio d’aria.

Come procedere per iniziare a ridurre i costi energetici per fare della propria casa, una casa a energia zero? Come sempre il primo passo è una buona analisi, una corretta diagnosi energetica attraverso la quale identificare, prima di tutto, il profilo energetico dell’abitazione. Nella maggior parte dei casi una casa avrà un profilo di consumo “80-20“. Cioè: 80% dei consumi sono di tipo termico (tra acqua calda e riscaldamento), il 20% di tipo elettrico. Per il primo tipo sarà d’ausilio un impianto solare termico (pannelli solari termici), per il secondo tipo sarà invece d’aiuto un impianto fotovoltaico correttamente dimensionato. Ma, come vedremo, tutto questo non basta per l’obiettivo “energia zero”.

I principali consumi energetici, dunque, al contrario di quel che spesso si crede, provengono dal gas utilizzato nel riscaldamento dell’acqua e degli ambienti: il suo utilizzo è in media 3-4 volte maggiore rispetto all’energia elettrica. Con opportuni accorgimenti è però possibile invertire questo rapporto traslando i consumi termici verso nuove tecnologie che utilizzano energia elettrica. Gli apparecchi elettrici, infatti, hanno il vantaggio di poter sfruttare in autoconsumo gli impianti fotovoltaici e l’elettricità  pulita che viene messa a disposizione.

Sui consumi termici ecco un dato interessante: un’abitazione consuma mediamente 20 Mwh l’anno, ma è possibile con le opportune tecnologie e adeguati interventi di risparmio energetico, ridurre i consumi a 8 MWh/anno. Questa quantità può essere quasi del tutto coperta da un impianto solare termico domestico anche se si tratta di un “dinamico equilibrio” tra energia autoprodotta e consumi energetici.

casa a energia zero

 

Arriva dalla Germania, come sempre in questi casi, un’interessante modello costruttivo “compatto” in grado di generare il giusto fabbisogno energetico domestico. Si tratta del sistema definito “combi”: sui due lati del tetto dell’abitazione, circa 64 mq esposti a sud, vengono installati due impianti solari termici; al centro, invece, un impianto fotovoltaico. All’interno dell’edificio viene posto un serbatoio per l’accumulo del calore. Serbatoio ovviamente altamente coibentato e in grado di accumulare il calore con un particolare sistema stratificato.

Questo sistema, nel suo complesso, sarebbe in grado di garantire bassissimi livelli di consumo energetico. In buona parte dell’anno può azzerare l’assorbimento esterno di energia e quindi le bollette elettriche. Ovviamente i soli impianti termici e fotovoltaici non bastano per la completa autonomia energetica, ma bisogna aggiungere i benefici di un sufficiente isolamento termico dell’edificio (pareti, isolanti, serramenti, tripli vetri, ecc…) e sistemi di recupero del calore nel ricambio d’aria, ecc… Questi ed altri piccoli accorgimenti possono, insieme, creare una casa ad energia zero.

 

Ecco i 4 elementi per fare di ogni casa una casa a energia zero

Ricapitolando ecco i quattro fattori che fanno di un edificio una casa a “energia zero”.

Primo. Impianto fotovoltaico di almeno 3-4 kw (per una famiglia di 3-4 persone). Meglio se dotato di un adeguato sistema di accumulo in grado di massimizzare l’autoconsumo domestico.

Secondo. Impianto solare termico per recuperare tutta l’energia termica necessaria all’abitazione. Tenuto conto del fatto che i consumi termici sono in genere molto maggiori dei consumi elettrici, i pannelli solari dovranno essere più numerosi di quelli fotovoltaici e dovranno essere “asserviti” ad un adeguato sistema di accumulo termico altamente isolato.

Terzo. Sistema di ricambio d’aria con recupero del calore. Questo permette di conservare tutta l’energia termica accumulata dai pannelli. Gli scambiatori di calore permettono infatti il ricambio d’aria con l’esterno recuperando il calore interno dll’edificio. Grazie agli scambiatori di calore esce l’aria “viziata” ed entra aria pulita  “pre-riscaldata” recuperando il calore presente all’interno dell’edificio.

Quarto. Sistema di coibentazione dell’edificio in grado di ridurre al minimo le dispersioni di calore: isolamenti delle pareti, dei tetti e dei pavimenti, serramenti, tripli vetri, riscaldamento radiante (in grado di utilizzare più basse temperature rispetto ai tradizionali termosifoni), ecc…

Come sempre, come ogni tipo di intervento in campo energetico, si tratta di un investimento e come tale richiede un esborso iniziale in grado di procurare nel tempo un certo risparmio. In questo caso si tratta di risparmio in bolletta che ammortizza da sè le spese sostenute e procura un guadagno nel tempo.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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