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La smart city del futuro: autonoma e modulare

2 maggio 2014

Come saranno le città del futuro? Cosa può essere una smart city se lo chiedono in molti e se l’è chiesto anche Kent Larson del MIT (Massachussets Institute of Technology), che ha ipotizzato un nuovo modo di concepire la città, suddividendola in moduli indipendenti. Secondo Larson si potrebbe creare un tessuto urbano composto da cellule innovative, dove le case possono mutare in base alle esigenze, possono produrre energia, e le macchine (quando necessarie) essere elettriche, sostenibili e condivise.

Kent Larson, specialista in architettura e progettazione, collabora come ricercatore con il MIT, importante istituto di tecnologia del Massachussets. Partendo dal presupposto che la vita ruota intorno alle città metropolitane, Larson ha però notato come ormai il livello di vita nelle metropoli sia sempre meno sostenibile per gli abitanti, non solo dal punto di vista energetico, ma anche a causa del traffico e dell’alta densità di popolazione, che aumentano lo stress di chi deve vivere e spostarsi ogni giorno.

La smart city del futuro deve prevedere prima di tutto un nuovo modello costruttivo. Per questo motivo il ricercatore ha studiato un modello di città più vivibile, composta da tante micro-città connesse l’una con l’altra ma al tempo stesso indipendenti.

La logica è la stessa che viene proposta anche in altri campi, ad esempio quello energetico o del web. La logica è quella di traslare da un modello mono-centrico ad un modello poli-centrico che mette in relazione diverse realtà connesse fra loro, come una rete.

Le metropoli diverrebbero un insieme di “moduli-città”. I moduli-città non dovrebbero essere più lunghi di 1,5 chilometri, con un numero di persone variabile tra i 20.000 ed i 50.000 abitanti, ma soprattutto dovrebbero essere dotati di tutte le infrastrutture necessarie per la vita degli abitanti, che dovrebbero inoltre poter raggiungere ogni luogo in meno di dieci minuti di spostamento a piedi.

Il progetto di Larson potrebbe sembrare irrealizzabile, ma in realtà esiste già un esempio concreto: si tratta del XX arrondissement di Parigi, concepito come un insieme di micro quartieri dotati di tutti i servizi necessari ai cittadini.

smart city

In tutto questo, che ruolo può avere la tecnologia “smart”? La tecnologia ha un ruolo fondamentale: un esempio è quello di permettere la virtualizzazione dei servizi attraverso il web e la rete (si pensi, ad esempio, allo svolgimento di pratiche amministrative online o servizi di prenotazione su web).

Kent Larson si è soffermato sul ruolo della tecnologia, che se utilizzata senza un progetto rischia di compromettere ancora di più la situazione già precaria delle città e dei loro abitanti; a suo parere infatti la tecnologia deve essere sì utilizzata, ma per concepire delle città più intelligenti e vivibili: può essere utilizzata per automatizzare dei processi o per ridurre al minimo gli spostamenti.

Il ricercatore ha basato il proprio progetto anche sulle osservazioni sull’evoluzione del lavoro, che sta rendendo sempre meno necessari gli uffici fisici grazie alle possibilità di lavoro in remoto offerte dalle nuove tecnologie e dal co-working, che sta allontanando un numero sempre maggiore di persone dalle scrivanie per trasformare in luogo di lavoro ogni spazio. Se il lavoro in remoto si svilupperà secondo la tendenza mostrata fino ad ora, Larson sostiene che anche i grandi spostamenti da e verso le città effettuati dai pendolari non saranno più necessari; le città dovranno di conseguenza modificarsi in base alle abitudini mutate, con una conseguente valorizzazione del quartiere come forma fondante delle città stesse.

Tuttavia la trasformazione della città da sola non è necessaria secondo lo studioso; anche le automobili dovranno seguire le esigenze mutate ed essere quindi ridotte di dimensione. Inoltre dovrebbero essere utilizzate solo auto elettriche, e possibilmente in car-sharing. Anche le case dovranno seguire la nuova tendenza, con spazi sempre più piccoli e adattabili a seconda delle esigenze degli abitanti, dovranno essere a risparmio energetico e dovranno produrre energia pulita.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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