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Meno carbone per la Cina

5 dicembre 2014
  - Articolo scritto da  Miriam Perani

Non solo Europa e America. Anche la Cina prende impegni precisi per la riduzione delle emissioni inquinanti, scelta strategica e lungimirante visto il boom che sta attraversando da qualche anno.

Le politiche energetiche cinesi hanno intrapreso la via del cambiamento. A dimostrarlo sono gli impegni presi dal gigante asiatico per la riduzione delle emissioni entro il 2030 e la promessa di politiche volte alla riduzione dell’uso del carbone siglate con gli USA dopo il vertice Apec tenutosi a Pechino. Si è inoltre impegnata a modificare il mix energetico con l’introduzione di almeno un quinto di energie rinnovabili.

Il cammino verso la riduzione dell’uso di carbone e dell’energia pulita non è però in discesa. La Cina infatti si trova di fronte alla necessità di modificare completamente le modalità di produzione e di utilizzo dell’energia per rispettare gli impegni presi. Si consideri ad esempio che la sola capitale Pechino dovrebbe tagliare del 99% l’uso di carbone per rispettare i parametri autoimposti.

Migliore la situazione delle altre zone ad alta concentrazione industriale, dove i tagli dovrebbero essere pari a circa il 27% rispetto all’uso attuale.

Se in prima battuta il governo cinese sembra voler realmente ridurre emissioni ed uso di carbone, è vero che dovrà fare i conti con i programmi politici dettati dallo stesso governo centrale, che prevedono un sistema di progressione nella carriera per i funzionari che riescono a raggiungere determinati obiettivi.

taglio delle emissioni inquinanti

Gli obiettivi da superare per l’avanzamento di carriera sono quindi il nodo cruciale della questione, in quanto essi comprendono l’aumento del PIL, le politiche di sicurezza e le misure sociali come istruzione ed abitazione, ponendo la questione ambientale come non prioritaria per lo sviluppo del paese.

Ne consegue che se il taglio delle emissioni provocasse la chiusura o la riduzione della produttività delle industrie, esso sarebbe visto come un danno da parte dei funzionari, che quindi continuerebbero a perseguire lo sviluppo e l’occupazione come prioritari. In sintesi ciò che si rende necessario per la Cina è una modifica sostanziale del sistema produttivo e delle regole che lo determinano, a partire dagli ultimi anelli della catena produttiva.

Tuttavia l’impegno del governo cinese nelle direzioni già spiegate fa presupporre ulteriori interventi che possano portare le tematiche ambientali ad essere considerate come prioritarie partendo appunto dai funzionari che potrebbero essere incentivati con progressi nella carriera.

Pechino ha già compiuto alcuni passi concreti per la riduzione dell’inquinamento che attanaglia il territorio cinese; ad esempio in tempi molto brevi sarà vietato l’uso di combustibili con forte componente di zolfo, mentre in alcune aree sono già in atto divieti all’uso del carbone.

Molto resta però ancora da fare: il 2030 non è poi così lontano.

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Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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