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Ilva di Taranto: fu omicidio colposo

6 giugno 2014
  - Articolo scritto da  Miriam Perani

La vicenda dell’Ilva di Taranto è molto complessa, e il suo iter giudiziario si articola in numerosi procedimenti diversi, uniti tra loro da un unico tema: l’inquinamento generato sul territorio dalle attività connesse alla produzione industriale e le sue conseguenze sulla salute di dipendenti e cittadini.

 

Uno dei procedimenti che vedeva imputati 27 ex dirigenti dell’azienda tarantina è giunto ora a conclusione, condannando gli imputati per la morte di trentun persone, causata dall’esposizione all’amianto e ad altre sostanze cancerogene. Gli ex dirigenti sono stati condannati in primo grado in quanto i decessi sono stati correlati all’inquinamento della fabbrica, con il riconoscimento colposo delle responsabilità di chi dirigeva e controllava la produzione dello stabilimento di Taranto.

 

Ad uccidere quindi le persone fu sì l’inquinamento, ma il cancro polmonare ed il mesotelioma fu responsabilità, anche se ovviamente indiretta, di chi sulla fabbrica doveva sorvegliare. L’accertamento della colpevolezza degli imputati, oltre a coinvolgere le vicende personali dei deceduti e dei loro cari, apre un capitolo molto importante per la questione Ilva, in quanto riconoscendo la correlazione tra inquinamento e decessi, si giunge alla logica conclusione che per evitare altre morti è necessario tentare di ridurre l’inquinamento generato nel corso degli ultimi decenni.

ilva di taranto e inquinamento: omicidio colposo

Come affermato dall’on. Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera dei Deputati ed ambientalista di lungo corso, è quindi necessario iniziare il piano di risanamento dell’Ilva per bonificare le aree inquinate fino ad ora (per quanto ancora possibile) ed evitare che l’ambiente circostante venga ulteriormente inquinato.

Più forte la presa di posizione di Angelo Bonelli, a capo del partito dei Verdi, che ha affermato che il riconoscimento della colpevolezza degli ex dirigenti dovrebbe essere il punto di partenza per identificare tutti i colpevoli, cioè tutti coloro che a diversi livelli hanno consentito che l’inquinamento ambientale prendesse piede, compresi gli esponenti politici che si sono succeduti sul territorio.

Ginaluca Galletti, ministro dell’Ambiente, ha affermato che il governo ha già approvato un piano ambientale e che sarà priorità del suo dicastero portarlo a compimento.

La questione tuttavia non sarà di facile soluzione, in quanto il piano, oltre a tutelare l’ambiente ed i cittadini come chiaramente necessario, dovrà tener conto anche dei posti di lavoro che si rischierebbero di perdere con modifiche alle attività produttive. La vicenda non è nuova: già lo scorso anno ci furono proteste in seguito allo stop della fabbrica per le questioni legate all’inquinamento.

La matassa Ilva quindi è ancora lontana dall’essere dipanata: tuttavia il riconoscimento delle responsabilità per i decessi è un primo passo verso la definitiva risoluzione della vicenda.

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