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Costa Rica, un esempio da cui imparare

8 aprile 2016

Il Costa Rica è un piccolo paese in grado di fare grandi cose. Ha molto da insegnare, non solo all’Italia, ma anche a Paesi che tradizionalmente si mostrano più sensibili all’ambiente ed alle fonti rinnovabili. E’ un piccolo paese, di soli 51mila Kilometri quadrati ed una popolazione di quasi 5 milioni di abitanti, situato tra Panama ed il Nicaragua, paese ricco di risorse naturali e, secondo la graduatoria “Happines in Nations 2000-2009”, al primo posto per la felicità media della popolazione.

Cosa contraddistingue questo piccolo-grande Paese? Dopo aver abolito l’esercito nel 1949, oggi ha praticamente abolito l’uso dei combustibili fossili nell’ambito della produzione di energia elettrica. L’energia prodotta in Costa Rica è stata lo scorso anno quasi interamente prodotta da fonti non inquinanti: acqua, sottosuolo, sole e vento.

energie rinnovabili

Oltre il 25 per cento del territorio nazionale è protetto da parchi nazionali e l’intero fabbisogno di energia elettrica è prodotto (quasi tutto) da fonti rinnovabili. Nel mix energetico nazionale spicca, per l’80 per cento, l’idroelettrico. Un altro 10 per cento è prodotto dall’energia geotermica. Il rimanente 10 per cento è prodotto dalle altre fonti rinnovabili, tra cui solare fotovoltaico ed eolico che, gradualmente, si stanno sviluppando anche qui come nel resto del mondo.

Il Costa Rica, da molti definito “la Svizzera dell’America Centrale”, ha scelto un modello di sviluppo sostenibile ed ha deciso di fare della tutela del territorio una scelta strategica per l’economia interna: non solo turistica, ma anche energetica.

Quali sono le scelte politiche alla base di questa transizione energetica? Sono poche e molto semplici: obbiettivo carbon-free entro il 2021, puntare sul biofuel, sui veicoli ibridi e soprattutto sulle fonti rinnovabili non idroelettriche per diversificare al massimo il proprio mix di produzione energetica. Ultimo, ma non meno importante: puntare su una tassazione che disincentivi l’inquinamento e l’uso di combustibili fossili e premi il lavoro e le comunità eco-sostenibili.
Il primo requisito è, com’è ovvio, l’indipendenza strategica dalle compagnie petrolifere.

La tutela del territorio, composto per lo più da foresta pluviale, è strategica anche per tutelare quel “polmone verde” che è in grado di abbattere il biossido di carbonio già presente in atmosfera, ma la scelta strategica più importante rimane, è bene sottolinearlo, la rinuncia allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi presenti su suolo nazionale (ecco pechè l’Italia deve imparare da questo Paese).

Il Costa Rica non è un caso isolato, anche nel resto del mondo altri paesi iniziano a rendersi gradualmente indipendenti dai combustibili fossili indirizzando ingenti investimenti verso le fonti rinnovabili: l’Uruguay entro il 2016 punta a soddisfare il proprio fabbisogno energetico al 90 per cento con le rinnovabili. Anche nel colosso economico cinese, come anche nel continente Indiano, fotovoltaico ed eolico crescono in maniera vorticosa.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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