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Cambimento climatico: la minaccia delle centrali a carbone

7 dicembre 2015
  - Articolo scritto da  Miriam Perani

Non sappiamo ancora quali decisioni comuni scaturiranno dalla conferenza sul clima di Parigi, in via di svolgimento in questi giorni . Quello che è certo fin da ora è che qualsiasi decisione presa dalla Cop21 sarà destinata a fallire inesorabilmente se non si metterà la parola fine all’utilizzo delle centrali a carbone.

Centrali a carbone e riscaldamento globale

Secondo i dati presentati alla conferenza dai ricercatori di Climate Action Tracker un dato è certo: la soglia massima di riscaldamento globale di due gradi sarà raggiunta a breve. Stando ai dati presentati infatti, nel caso in cui vengano realizzate tutte le centrali a carbone progettate, l’inquinamento generato sarebbe da solo sufficiente a far innalzare la temperatura di due gradi, la soglia limite definita come punto di non ritorno per il riscaldamento globale. La data di raggiungimento della fatidica soglia sarebbe infatti il 2030, stando ai progetti attivi fino ad ora per le nuove centrali a combustibile fossile.

riscaldamento globale e povertà

Il panorama non sarebbe comunque roseo nemmeno se i progetti per le nuove centrali a carbone venissero abbandonati. Secondo gli stessi ricercatori infatti le centrali già attive producono 1,5 volte il quantitativo di CO2 accettabile per il mantenimento delle condizioni climatiche globali. Il risultato nel caso di messa in attività delle nuove 2.440 centrali è quindi facile da ipotizzare.

I dati della ricerca

La ricerca di Climate Action Tracker ha studiato i dati delle otto aree più inquinanti del mondo, Europa compresa. Secondo quanto emerso sopratutto per Cina e India la creazione di nuove centrali a carbone sarebbe in netta contraddizione con le ipotesi di riduzione delle emissioni inquinanti. Tuttavia la posizione dei due stati asiatici sembra chiara: il carbone a loro parere sarebbe necessario per sostenere la crescita economica e urbana delle due nazioni. Chiara in questo senso la presa di posizione del ministro per l’ambiente indiano Prakash Javadekar, che ha dichiarato: “I miei consumi energetici sono un dodicesimo di quelli degli Stati Uniti e un decimo di quelli dell’Europa. Non credete che anche il mio popolo abbia diritto di utilizzare l’energia?”.

Uno scenario tragico quindi? Non proprio, se si considerano le dichiarazioni di Markus Hagemann, del NewClimate Institute che ha affermato che lo sviluppo delle energie rinnovabili in atto renderà meno competitivo l’utilizzo del carbone e potrebbe quindi rendere obsolete le centrali alimentate con questo combustibile fossile, che se costruite si ritroverebbero a operare in condizioni finanziarie complesse, quando non addirittura in perdita.

A quanto pare, nonostante tutto, sembra che la transizione necessaria verso le rinnovabili sarà un processo spontaneo che vede via via aumentare il costo di produzione del kwh elettrico derivante dalle fossili e diminuire, in parallelo, il costo di produzione dell’energia green.

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Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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