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Pannello fotovoltaico low cost con gallio ed oro

16 aprile 2013

Dalla Svezia una proposta per un pannello fotovoltaico low cost. Si tratterebbe in realtà di un “inchiostro solare”, una nuova soluzione che sfrutta dei “nanotubi di arseniuro di gallio” per ridurre i costi di produzione di energia fotovoltaica e per aumentare l’efficienza di rendimento.

Come fa questa tecnologia ad abbassare il costo di produzione di un pannello fotovoltaico aumentandone l’efficienza? La soluzione prospettata dalla ditta svedese, la Sol Voltaics, passa attraverso le nanotecnologie, in particolare i nanotubi, ed attraverso una particolare miscela liquida applicabile su molte superfici. Attraverso soluzioni chimiche particolari l’azienda svedese  avrebbe realizzato una particolare miscela che, utilizzata per produrre energia come un pannello fotovoltaico, ne aumenterebbe l’efficienza e ne diminuirebbe i costi. Si tratterebbe di un innovativo procedimento fisico-chimico per la realizzazione del SolInk, un “inchiostro solare”, in grado di produrre l’effetto fotovoltaico aumentando l’efficienza e riducendo i costi del pannello solare.

La particolare soluzione low cost si applicherebbe su svariate superfici. Si tratterebbe di un additivo che utilizza l’arseniuro di gallio e l’oro per produrre l’effetto fotovoltaico con maggiore efficienza ed a costi inferiori.

Il liquido è applicabile su svariati materiali e potrebbe secondo l’azienda essere in grado di sostituire i tradizionali pannelli fotovoltaici.

pannello fotovoltaico low cost

Con minuscole quantità di questi nanomateriali l’azienda afferma di poter accrescere in maniera significativa l’efficienza del pannello fotovoltaico in silicio cristallino (monocristallino o policristallino) o a film sottile. L’arseniuro di gallio, utilizzato in questo procedimento in piccolissime quantità, porterebbe ad un aumento dell’efficienza della cella fotovoltaica fino al 25% e porterebbe ad un significativo abbattimento dei costi di produzione con conseguenti maggiori margini di guadagno per  i produttori e sviluppatori di progetti.

La soluzione viene prospettata dall’azienda svedese come la migliore risposta al bisogno di rendere il fotovoltaico una tecnologia più economica e maggiormente efficiente, essendo questa la direzione per rendere il fotoovltaico definitivamente competitivo con le fonti tradizionali di produzione elettrica.

L’arseniuro di gallio non è in realtà un elemento nuovo per i moduli fotovoltaici, questo infatti già viene utilizzato per i pannelli fotovoltaici CIGS (Rame Indio Gallio Selenio), moduli a film sottile. Il problema del Gallio è in effetti il costo, ma questo procedimento di fabbricazione del pannello fv ridurrebbe il suo utilizzo a piccolissime quantità.

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Alessandro Fuda – Copy Writer e SEO Developer appassionato di fonti rinnovabili, fotovoltaico, risparmio energetico, ambiente

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