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G7: raggiunto l’accordo sul clima

19 giugno 2015
  - Articolo scritto da  Miriam Perani

Fissare l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi. Obiettivo ambizioso o insufficiente? E che ruolo avranno le fonti rinnovabili per raggiungere questo obiettivo?

I capi di stato riuniti per il vertice G7 di Elmau, in Germania, hanno raggiunto un accordo per quanto riguarda le emissioni inquinanti. Sono stati fissati i nuovi obiettivi per il 2050 e la volontà di mantenere l’innalzamento della temperatura globale entro i 2°C.

 

G7: gli accordi

Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, hanno fissato come prioritario l’obiettivo di mantenimento del riscaldamento globale entro i due gradi, da realizzarsi grazie alla riduzione delle emissioni inquinanti. Per quanto riguarda questo punto gli stati si sono impegnati a ridurre le proprie emissioni ed a contribuire per una riduzione dal 40 al 70% delle emissioni globali rispetto i livelli registrati nel 2010.

i costi dei cambiamenti climatici

I rappresentanti dei sette stati hanno inoltre confermato gli impegni già sottoscritti nel vertice di Copenaghen del 2009, al termine del quale si raggiunse l’accordo per uno stanziamento di 100 miliardi complessivi, da destinare alla diffusione delle energie rinnovabili nei paesi in via di sviluppo.

 

Le reazioni agli accordi sul clima

Non si sono fatte attendere le reazioni politiche e delle associazioni ambientaliste.

Il WWF, per voce di Mariagrazia Midulla, ha dichiarato che gli accordi non sono sufficienti per contrastare efficacemente il cambiamento climatico in corso. Secondo la responsabile per il Clima e l’Energia dell’associazione, le uniche soluzioni per raggiungere questi obiettivi sono la ricerca di una maggiore efficienza energetica e l’abbandono definitivo delle fonti di energia fossili.

Scetticismo è stato espresso dalla stessa associazione sulla reale portata dei finanziamenti, visto che nonostante gli impegni presi, nei cinque anni successivi all’accordo di Copenaghen è stato stanziato solo un decimo dei 100 miliardi promessi a favore dei paesi in via di sviluppo.

La risposta di Legambiente si è invece concentrata sul nostro paese, con Vittorio Cogliani Dezza che ha dichiarato che l’Italia dovrebbe impegnarsi soprattutto su due fronti. Da un lato si chiede lo stop alle trivellazioni che potrebbero interessare il Canale di Sicilia ed il mar Adriatico, contro le quali l’associazione si batte da tempo; dall’altro si chiede al governo l’adozione di un piano energetico nazionale che abbia come base l’utilizzo delle energie rinnovabili.

Soddisfatto infine il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, che legge nell’accordo tra i paesi del G7 un importante segnale contro i cambiamenti climatici. Prioritaria per il ministro è ora la ricerca di strategie in grado di far mantenere gli impegni presi e di coinvolgere anche stati come la Cina, l’India ed i paesi sottosviluppati per aderire ad un accordo che “per essere efficace dovrà essere alto, ambizioso ed equo”.

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