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	<title>emissioni co2 Archives - Fotovoltaiconorditalia</title>
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	<description>fotovoltaico in italia , energia solare pulita e rinnovabile</description>
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		<title>Nrel, quanto la diffusione del solare fa bene alla salute pubblica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2016 06:55:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News dal mondo fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni co2]]></category>
		<category><![CDATA[fonti fossili]]></category>
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		<category><![CDATA[stato dell'arte fotovoltaico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; possibile quantificare i benefici ed il risparmio economico che il fotovoltaico, e le fonti rinnovabili in genere, potrebbero apportare alla collettività? Se può essere un po&#8217; difficile ipotizzare i benefici diretti, di sicuro possiamo individuare con certezza il costo, evitabile, dei danni provocati dalle fonti fossili: inquinamento, bonifiche, salute pubblica e sanitaria, catastrofi climatiche. Sappiamo che l&#8217;utilizzo eccessivo delle fonti fossili ha precisi costi sociali, che mai vengono contemplati nella pianificazione delle politiche di sviluppo e che sempre vengono scaricati sulla collettività. Sappiamo, per esempio, che se il kwh prodotto dal carbone contemplasse anche il costo delle conseguenze sociali e ambientali, il prezzo dell&#8217;energia prodotta dal carbone sarebbe il quadruplo del prezzo attuale ed il triplo rispetto all&#8217;attuale costo di produzione del kwh fotovoltaico. Secondo lo stesso principio (cioè considerando i costi socio-ambientali accollati alla collettività) la benzina costerebbe circa un euro in più al litro. &#160; A queste considerazioni fa seguito una verità: già oggi le energie pulite sono pienamente competitive con le fonti fossili, già solo per i danni ambientali e sanitari che evitano alle popolazioni. Queste sarebbero le conseguenze a livello economico. A livello ambientale, invece, sappiamo che i rischi delle fossili, oltre a quelli derivanti [&#8230;]</p>
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		<title>Riscaldamento globale: Nasa, aprile 2016 il più caldo di sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 May 2016 06:55:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News dal mondo fotovoltaico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ormai è un record dietro l&#8217;altro: secondo le rilevazioni NASA le temperature globali segnano ormai da parecchi mesi sempre nuovi record rispetto agli stessi mesi degli anni precedenti. Il riscaldamento globale, ormai, non è più un&#8217;opinione di alcuni scienziati, ma un fatto concreto, misurabile e riscontrabile in maniera inequivocabile dai dati rilevati di anno in anno da organi ufficiali quali, appunto, la Nasa con rilevatori sparsi un po&#8217; su tutto il Pianeta. Di quanto è aumentata la temperatura globale negli ultimi mesi rispetto agli anni precedenti? Ecco qualche numero per avere un&#8217;idea: ottobre 2015: +1,07 °C novembre 2015: +1,01 °C dicembre 2015: +1,10 °C gennaio 2016: +1,11 °C febbraio 2016: +1,33 °C marzo 2016: +1,26 °C aprile 2016: +1,11 °C Questi sono gli incrementi globali di temperatura mese per mese rispetto alle medie degli anni precedenti. Visti gli andamenti dei primi quattro mesi del 2016, secondo Gavin Schmidt &#8211; scienziato della Nasa, è molto probabile che il 2016 risulterà l&#8217;anno più caldo di sempre. Al 99% avremo quindi, anche quest&#8217;anno, un nuovo record annuale di aumento della temperatura globale. In questo le emissioni di CO2 e di altri gas ad &#8220;effetto serra&#8221;, come ormai pienamente assodato, hanno una responsabilità determinante. [&#8230;]</p>
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		<title>Assorinnovabili, 3 azioni per dare valore alla sostenibilità ambientale</title>
		<link>https://www.fotovoltaiconorditalia.it/news/assorinnovabili-3-azioni-dare-valore-alla-sostenibilita-ambientale</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 May 2016 06:55:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[emissioni co2]]></category>
		<category><![CDATA[energie rinnovabili]]></category>
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		<category><![CDATA[mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tema dello sviluppo e della crescita economica è sempre più intrecciato con quello della sostenibilità ambientale: non ha più senso oggi parlare di crescita economica e &#8220;industriale&#8221; senza parlare di crescita della tutela dell&#8217;ambiente e del clima sempre più colpito da riscaldamento globale. Quella che stiamo attraversando, forse per la prima volta nella storia, è una situazione che riguarda non solo singoli paesi, ma l&#8217;intera comunità internazionale. Le soluzioni, dunque, dovranno essere comuni e condivise, altrimenti &#8220;soluzioni&#8221; non saranno. Assorinnovabili, nel suo recente documento &#8220;Rilanciare l&#8217;industria valorizzando la sostenibilità ambientale&#8221;, rinnova l&#8217;idea che oggi, in un&#8217;economia ormai totalmente globalizzata, la competitività industriale non passa dall&#8217;abbassare i nostri standard ambientali (che sono tra i più elevati al mondo), quanto piuttosto dall&#8217;innalzare quelli dei paesi extraeuropei a basso costo produttivo. Si parla, ovviamente, non solo di &#8220;standard ambientali&#8221;, ma anche di &#8220;standard sociali&#8221;. Da qui il sostegno di Assorinnovabili per tre proposte di &#8220;regolamentazione&#8221; del mercato internazionale. &#160; 1 &#8211; Estensione del sistema ETS (Emission Trading Scheme) L&#8217;ETS, il sistema che permette un vero e proprio &#8220;commercio&#8221; delle emissioni inquinanti, deve essere esteso, dai soli produttori europei, a tutti i produttori che importano nell&#8217;Unione Europea. Per intenderci, si tratta del meccanismo [&#8230;]</p>
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		<title>In Italia aumento di emissioni di Co2, allarme dell&#8217;Ispra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 06:55:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo uno studio dell&#8217;Ispra, &#8220;Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale&#8221;, in Italia nell&#8217;ultimo anno le emissioni di gas serra hanno ricominciato a crescere. Conseguenza della lieve ripresa economica? Forse. Di sicuro il dato mostra che, anche se di ripresa si tratta, l&#8217;energia prodotta continua ad essere per lo più prodotta da fonti inquinanti. A dimostrarlo sono le continue politiche di dis-incentivo alle rinnovabili ed il relativo perenne caos normativo che grava sull&#8217;intero comparto. Gli investimenti in rinnovabili sono le principali vittime di questa instabilità e incertezza normativa. Le attuali politiche sono i principali carnefici. L&#8217;Ispra ha recentemente diffuso l&#8217;inventario delle emissioni di gas-serra rilevati nel 2014 ed ha rese note anche le stime relative al 2015. Ciò che emerge è un quadro in peggioramento. Un livello di emissioni di CO2 che ricomincia a crescere dopo che, per diversi anni, aveva avuto importanti e significative riduzioni. Le politiche europee, con &#8220;l&#8217;obiettivo 20 20 20&#8221;, avevano posto chiare direttive nazionali per ridurre di almeno il 20 per cento le emissioni di gas serra rispetto ai valori del 1990. Gli obiettivi sono stati raggiunti dall&#8217;Italia (anche in anticipo), ma ora sembra si torni indietro. L&#8217;attuazione degli incentivi al fotovoltaico ha [&#8230;]</p>
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		<title>Costa Rica, un esempio da cui imparare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2016 06:55:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Costa Rica è un piccolo paese in grado di fare grandi cose. Ha molto da insegnare, non solo all&#8217;Italia, ma anche a Paesi che tradizionalmente si mostrano più sensibili all&#8217;ambiente ed alle fonti rinnovabili. E&#8217; un piccolo paese, di soli 51mila Kilometri quadrati ed una popolazione di quasi 5 milioni di abitanti, situato tra Panama ed il Nicaragua, paese ricco di risorse naturali e, secondo la graduatoria &#8220;Happines in Nations 2000-2009&#8221;, al primo posto per la felicità media della popolazione. Cosa contraddistingue questo piccolo-grande Paese? Dopo aver abolito l&#8217;esercito nel 1949, oggi ha praticamente abolito l&#8217;uso dei combustibili fossili nell&#8217;ambito della produzione di energia elettrica. L&#8217;energia prodotta in Costa Rica è stata lo scorso anno quasi interamente prodotta da fonti non inquinanti: acqua, sottosuolo, sole e vento. Oltre il 25 per cento del territorio nazionale è protetto da parchi nazionali e l&#8217;intero fabbisogno di energia elettrica è prodotto (quasi tutto) da fonti rinnovabili. Nel mix energetico nazionale spicca, per l&#8217;80 per cento, l&#8217;idroelettrico. Un altro 10 per cento è prodotto dall&#8217;energia geotermica. Il rimanente 10 per cento è prodotto dalle altre fonti rinnovabili, tra cui solare fotovoltaico ed eolico che, gradualmente, si stanno sviluppando anche qui come nel resto [&#8230;]</p>
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		<title>17 aprile, un appuntamento speciale per fermare le Trivelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2016 06:55:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tra pochissimi giorni ci sarà il referendum sulle Trivelle. Ancora una volta in Italia, anzichè parlare di fonti rinnovabili e sostenibilità ambientale e turistica, ci ri-troviamo a discutere di trivellazioni offshore, concessioni petrolifere, &#8220;lobby fossile&#8221;, petrolio, gas metano. Anzichè parlare di quanti posti di lavoro e quanto &#8220;indotto&#8221; potrebbe creare (e in parte ha già creato) il settore delle energie pulite, ci ritroviamo a parlare di quanto lavoro crea una piattaforma petrolifera: circa 500 posti contro le centinaia di migliaia del comparto delle energie sostenibili. L&#8217;industria &#8220;centralizzata&#8221; delle multinazionali, contro l&#8217;economia diffusa e partecipata delle fonti rinnovabili e della generazione distribuita. Se le rinnovabili sono il futuro, perchè continuare ad investire sulle fossili? Con il referendum del 17 aprile viene chiesto di cancellare la norma che permette alle compagnie petrolifere di continuare a trivellare a tempo indeterminato entro le 12 miglia marine dalle coste italiane (circa 21 Km). La norma in questione, che si chiede di abolire, non pone limiti di tempo allo sfruttamento degli attuali giacimenti. La richiesta di nuove concessioni in acque territoriali, di fatto, sarebbe già vietata, ma ad oggi non ci sono limiti e scadenze certe sulle attività estrattive già in corso. Il referendum vorrebbe porre [&#8230;]</p>
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		<title>Anche Obama ferma le Trivelle off-shore sulle coste USA.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2016 06:55:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[produrre energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trivellazioni off-shore e sfruttamento delle fonti fossili. La compagnia petrolifera Shell in Alaska &#8220;ha tirato i remi in barca&#8221; già un anno fa. Lo scorso Ottobre Barack Obama ha annullato una serie di concessioni riguardanti lo sfruttamento dei giacimenti fossili marini al largo delle coste USA. Le trivellazioni in Artico per la produzione di Petrolio hanno costi molto più alti del costo del barile: si parla di circa 80 a 20. Quando parliamo sfruttamento di idrocarburi parliamo essenzialmente di due cose: Petrolio e Gas. Le Trivelle sono oggetto di discussione, in questi tempi, non solo in Italia, ma anche oltre oceano. In effetti le tematiche sollevate dalle trivellazioni riguardano modelli energetici globali che non possono prescindere da riflessioni di rilevanza internazionale. Tra le conseguenze di una &#8220;nuova sensibilità internazionale alla questione climatica&#8221; ci sono anche queste. Obama, in effetti, a parole si è già dimostrato più volte abbastanza aperto a prese di posizione favorevoli alle fonti rinnovabili. Si pensi, da ultimo, la sua posizione alla Conferenza Internazionale di Parigi sul Clima. E&#8217; passato circa un anno da quando il presidente USA aveva approvato un piano per la ricerca e l&#8217;estrazione di gas e petrolio al largo delle coste atlantiche statunitensi. [&#8230;]</p>
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		<title>17 aprile,  Votiamo SI per dire NO alle Trivelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Mar 2016 06:55:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News dal mondo fotovoltaico]]></category>
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		<category><![CDATA[fonti fossili]]></category>
		<category><![CDATA[fonti rinnovabili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 17 aprile 2016, nel quasi silenzio dei media televisivi, si terrà un referendum popolare per decidere se abrogare o meno l&#8217;utilizzo delle trivelle per l&#8217;estrazione di petrolio e gas metano dal mare. Chiariamo subito una cosa: il referendum del 17 aprile non riguarda le trivellazioni &#8220;su terraferma&#8220;, nè le trivellazioni fatte in acque internazionali (cioè oltre i 22 km dalla costa). L&#8217;esito del referendum, inoltre, non sarà &#8220;ad effetto immediato&#8221;: se vinceranno i SI le trivelle interessate saranno fermate &#8220;allo scadere delle loro concessioni&#8221;. Il referendum ferma-trivelle riguarda la possibilità di bloccare lo scempio delle trivellazioni in mare entro i 22 km dalla costa. Non è il massimo, ma può essere un primo passo, almeno per preservare le coste, il turismo e le bellezze dei nostri territori marini. Non è il massimo, ma, già come primo &#8220;effetto deterrente&#8221;, ha avuto l&#8217;esito di scoraggiare le mire degli investimenti di Shell sul Golfo di Taranto. Dunque, alla domanda: &#8220;Volete fermare i giacimenti in attività quando scadranno le loro concessioni?&#8221; Se verrà raggiunto il Quorum e se vinceranno i SI, le piattaforme marine di estrazione di petrolio situate entro i 22 KM dalla costa verranno fermate allo scadere delle loro concessioni. In [&#8230;]</p>
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		<title>Lo smog non è solo un problema ambientale. Chi paga le conseguenze?</title>
		<link>https://www.fotovoltaiconorditalia.it/news/lo-smog-non-e-solo-un-problema-ambientale-chi-paga-le-conseguenze</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2016 06:55:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News dal mondo fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni co2]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Pacchetto clima-energia 2030]]></category>
		<category><![CDATA[produrre energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo smog non è solo un problema ambientale. Lo Smog è anche e soprattutto un problema sanitario che danneggia gravemente la salute dei cittadini. A confermarlo ancora una volta è una fonte per definizione scientifica e autorevole come è quella del CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche. Nello specifico, a renderlo noto tramite un documento pubblicato dall&#8217;ufficio stampa CNR, è il Professor Giovanni Viegi, direttore dell&#8217;istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare del CNR e professore all&#8217;Università di Pisa. Quali conseguenze concrete hanno lo smog e l&#8217;inquinamento sulle vite dei cittadini maggiormente esposti nelle grandi città? Non si tratta di un problema prettamente ambientale, ma di una questione sanitaria che coinvolge i bambini gli anziani e tutti i cittadini che vivono nelle nostre città. Il termine &#8220;smog&#8221; esiste da circa un secolo, da quando il londinese Henry Antoine des Voeux, membro di una società contro i fumi da carbone, lo utilizzò per identificare quel &#8220;fumo&#8221; &#8220;presente nelle grandi città industriali e assente in campagna&#8221;. Quando quel fumo a Londra (circa 63 anni fa) provocò 4mila morti aggiuntive ci si rese conto dei danni che smog e inquinamento da carbone provocava sulla salute di lavoratori e cittadini delle neonate città industriali. Nell&#8217;ultimo mezzo [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.fotovoltaiconorditalia.it/news/lo-smog-non-e-solo-un-problema-ambientale-chi-paga-le-conseguenze">Lo smog non è solo un problema ambientale. Chi paga le conseguenze?</a> appeared first on <a href="https://www.fotovoltaiconorditalia.it">Fotovoltaiconorditalia</a>.</p>
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		<title>Accordo sul clima: miracolo diplomatico o timido accordo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2015 06:55:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è chi lo ha definito una sorta di miracolo della diplomazia internazionale e chi invece, vede l&#8217;accordo sul clima di Parigi come una presa di posizione timida sotto molti punti di vista. Accordo COP21: differenziato, giusto e durevole? Riprendiamo le parole di Laurent Fabius, presidente della COP21, che ha definito l&#8217;accordo finale come &#8220;differenziato, giusto, durevole&#8220;. Secondo le dichiarazioni riportate dalla stampa, l&#8217;accordo raggiunto dai 195 stati che hanno preso parte alla conferenza di Parigi sul clima sarebbe a suo parere il migliore accordo possibile, una sorta di “miracolo” della diplomazia. Se è vero che l&#8217;obiettivo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto della soglia di 1,5°C, quindi ancora più basso dei 2°C previsti inizialmente può essere definito un successo, è anche vero che molti punti possono essere giudicati insoddisfacenti, come affermato tra gli altri da Pascal Acot, esperto di scienze climatiche e ambientali. Pascal Acot: un accordo debole In un recente articolo Pascal Acot ha definito l&#8217;accordo debole dal punto di vista delle emissioni mondiali, in quanto la riduzione delle emissioni da parte dei singoli stati è stata rimandata ad un futuro &#8220;quanto prima&#8220;, e non ha quindi termini temporali vincolanti. Inoltre nell&#8217;accordo finale di Parigi sarebbero scomparse [&#8230;]</p>
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		<title>Trivelle: marcia indietro del Governo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2015 06:55:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un passo indietro del Governo nei confronti della trivellazione nell&#8217;Adriatico e un passo avanti verso politiche energetiche sostenibili per l&#8217;Italia. Cronaca di una vittoria ambientalista, con alcuni punti ancora da affrontare. Sarà, forse, anche uno degli effetti della conclusa conferenza internazionale COP21 di Parigi sul Clima? Lo stop alle trivellazioni nella Legge di Stabilità Con la recente presentazione di tre emendamenti alla Legge di Stabilità, il Governo è tornato sui propri passi in merito alle norme che avrebbero autorizzato una trivellazione del mar Adriatico definita selvaggia dalle associazioni ambientaliste. A partire dal 2012 infatti, con il governo del premier Monti, erano state introdotte deroghe molto importanti al rispetto dei limiti di distanza di 12 miglia dalla costa per le attività connesse agli idrocarburi. In estrema sintesi il governo prevedeva la possibilità di non rispettare questa distanza autorizzando le attività estrattive e di ricerca anche nei pressi delle coste. Successivamente il governo Renzi aveva ipotizzato di includere alcune norme che regolano le trivellazioni nel cosiddetto &#8220;decreto sblocca Italia&#8221; che ne avrebbe facilitato quindi le procedure, a danno della trasparenza delle operazioni stesse. Il dietrofront del Governo I tre emendamenti se da un lato compiono un importante dietrofront da parte del Governo, [&#8230;]</p>
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		<title>Cambiamenti climatici: gravi rischi per l&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2015 06:55:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il riscaldamento globale è un tema sempre più complesso, rischioso e vicino alla nostra vita: sapevate che in Italia la temperatura si innalza ad un ritmo doppio del resto del Pianeta? Forse no: scopriamo cosa sta succedendo. Da decenni ormai si parla di riscaldamento globale: ma non lo si è mai studiato in maniera così approfondita come ha fatto il Comitato Onu sul clima, che ha redatto un lavoro di migliaia di pagine. Sono state interrogate scienze come l’economica e la sociologia, la geologia e l’ecologia, l’idrologia e la glaciologia e sono state interpellate le diplomazie mondiali per valutare come intervenire. Cosa è emerso? Il riscaldamento, il cosiddetto &#8220;Global Warming&#8221;, c’è e procede a ritmo serrato. La causa è chiarissima: tutte le attività umane che hanno come base la combustione di petrolio, gas e carbone. Ogni volta che assistiamo ad eventi estremi e che sembrano non essere mai comparsi prima, abbiamo a che fare non con problematiche naturali, ma con i danni causati dalle attività umane, che spingono appunto l’ambiente a reazioni estreme. Questo porta a distruzioni globali, a migliaia di morti a danni economici ingentissimi. Mai come in questi anni si stanno vedendo gli effetti dei cambiamenti climatici. E [&#8230;]</p>
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		<title>Cambimento climatico: la minaccia delle centrali a carbone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2015 06:55:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non sappiamo ancora quali decisioni comuni scaturiranno dalla conferenza sul clima di Parigi, in via di svolgimento in questi giorni . Quello che è certo fin da ora è che qualsiasi decisione presa dalla Cop21 sarà destinata a fallire inesorabilmente se non si metterà la parola fine all&#8217;utilizzo delle centrali a carbone. Centrali a carbone e riscaldamento globale Secondo i dati presentati alla conferenza dai ricercatori di Climate Action Tracker un dato è certo: la soglia massima di riscaldamento globale di due gradi sarà raggiunta a breve. Stando ai dati presentati infatti, nel caso in cui vengano realizzate tutte le centrali a carbone progettate, l&#8217;inquinamento generato sarebbe da solo sufficiente a far innalzare la temperatura di due gradi, la soglia limite definita come punto di non ritorno per il riscaldamento globale. La data di raggiungimento della fatidica soglia sarebbe infatti il 2030, stando ai progetti attivi fino ad ora per le nuove centrali a combustibile fossile. Il panorama non sarebbe comunque roseo nemmeno se i progetti per le nuove centrali a carbone venissero abbandonati. Secondo gli stessi ricercatori infatti le centrali già attive producono 1,5 volte il quantitativo di CO2 accettabile per il mantenimento delle condizioni climatiche globali. Il risultato [&#8230;]</p>
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		<title>Conferenza clima di Parigi: quali promesse dai grandi della terra?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2015 06:55:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È un avvio inaspettato quello che ha segnato la conferenza sul clima che si sta svolgendo a Parigi in questi giorni. La conferenza Cop21 ha infatti preso il via tra le ingenti misure di sicurezza conseguenti agli attentati che hanno sconvolto la capitale francese e le proteste degli ambientalisti, che hanno portato a scontri tra polizia e manifestanti alla vigilia del vertice delle Nazioni Unite. Le promesse dei grandi della terra I primi giorni della conferenza sono stati caratterizzati dai discorsi dei capi di stato riuniti a Parigi. Discorsi brevi e per molti aspetti formali, che non hanno però disatteso il rispetto del tema centrale del summit, cioè la lotta alle emissioni inquinanti e il mantenimento del riscaldamento globale entro la soglia limite dei 2 °C. L&#8217;innalzamento delle temperature globali non deve superare la soglia dei 2 gradi centigradi, è questa l&#8217;urgenza necessaria oggi, per evitare disastri ambientali ed effetti a catena irreversibili che sarebbero devastanti per la sopravvivenza sul Pianeta. Per raggiungere questo obbiettivo la soluzione che oggi conosciamo è sempre e solo una: la riduzione delle emissioni dei gas serra in atmosfera e l&#8217;inversione dei processi di carbonizzazione del Pianeta. Nonostante l&#8217;apparente accordo sulle linee di principio della [&#8230;]</p>
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		<title>Conferenza di Parigi: cosa ci aspetta?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro F.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2015 06:56:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi più che mai politiche comuni e condivise sul Clima sono e devono essere la priorità per la salvaguardia del nostro pianeta. Sembra che si stia davvero muovendo qualcosa da parte della politica verso il tema dei cambiamenti climatici. C’è una maggiore attenzione, un maggior interesse da parte delle nazioni, forse perché alcune di esse, come abbiamo visto negli ultimi tempi in Cina, si trovano davvero in situazioni oltre il sopportabile, causate da una pessima gestione dell’inquinamento e dalla mancanza di norme di tutela dell&#8217;ambiente e delle persone dagli effetti deleteri di uno sviluppo fondato sul modello industriale. Ma in testa a tutti ci sono gli Stati Uniti, che grazie all’impegno di Barack Obama sembra davvero abbiano iniziato a puntare diritti verso le buone pratiche anti-inquinamento. Siamo giunti ormai alla Conferenza Onu sul clima di Parigi e sia Cina che Stati Uniti hanno ribadito che porteranno avanti l’impegno che si sono presi l’anno passato sull’abbattimento delle emissioni di gas serra. In questa (fino a qualche anno fa) impensabile &#8220;staffetta salva pianeta&#8221;, Obama, anche a seguito delle posizioni assunte dalla Cina, zittisce il parere contrario dei Repubblicani che chiedevano di rivedere gli orientamenti USA sulla tutela del Clima. La Cina sta [&#8230;]</p>
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