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Pochi anni per salvare il clima

Ultimo aggiornamento: 15-04-2014

Il mondo ha meno di venti anni per salvare il clima. Questo, almeno, è lo scenario inquietante che è stato dipinto dall’Ipcc, l’Intergovernmental Panel on Climate Change, che ha evidenziato che gli obiettivi di taglio delle emissioni inquinanti relativi al 2020 possono già essere considerati falliti: secondo il panel intergovernativo, non rimane altro da fare che aspettare il 2030, cercando di mettere in pratica comportamenti ecologici e sostenibili e puntando per quanto possibile sulle tecnologie pulite.

Insomma, se è vero che la riduzione delle emissioni di anidride carbonica previsto entro il 2020 non è più fattibile, è altrettanto vero che la battaglia per salvare il clima del pianeta deve proseguire. L’ente intergovernativo che si occupa dei cambiamenti climatici ha diffuso il quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici, documento – invero piuttosto preoccupante – che prende in esame le diverse opportunità di mitigazione cui si è ricorso negli ultimi anni e che è possibile sfruttare anche nel prossimo futuro, in funzione delle conoscenze economiche e tecnologiche disponibili.

Per salvare il clima l’obiettivo, ormai è noto, è quello di ridurre le emissioni di anidride carbonica, o comunque intervenire sui loro effetti: per esempio studiando metodi di cattura Co2 ed altri gas inquinanti, o più direttamente intervenendo sulle fonti di rilascio e produzione delle emissioni stesse.

O catturare la Co2 prodotta, dunque, oppure evitate di produrla attraverso fonti alternative di energia. L’energia senza emissioni pare però la strada più efficace per salvare il clima del nostro pianeta.

salvare il clima

Purtroppo, sono tutti concordi nel sostenere che a livello mondiale il traguardo del 2020 ormai deve essere messo da parte, e tutti i buoni propositi sono miseramente falliti. Il nuovo obiettivo che ci si è posti riguarda il 2030: entro quell’anno non bisogna superare il limite di cinquanta miliardi di tonnellate di CO2 prodotta e immessa nell’atmosfera. Allo stato attuale abbiamo già superato la soglia di quaranta miliardi di tonnellate, prendendo in considerazione la totalità dei gas serra.

Già, ma quali passi possono essere messi in atto concretamente? Secondo l’Ipcc per salvare il clima sarebbe necessario puntare su una decarbonificazione decisamente più veloce di quella che è stata praticata fino ad oggi: solo in questo modo nel 2050 si sarà arrivati a un taglio di almeno il 50% delle emissioni inquinanti. Tra i principali settori sui quali sarebbe opportuno intervenire con una certa fretta spicca sicuramente il settore dell’elettricità. Più complicato, invece, si rivela agire nel settore dei trasporti: per questo motivo sarebbe consigliabile mirare all’agricoltura.

La soluzione ottimale, come sempre, sta nel prendere in considerazione ambiti di intervento su più livelli contemporaneamente: dalla mobilità, dunque, alla fabbisogno domestico e industriale, fino all’agricoltura. L’europa ed altri paesi, in questo senso, stanno iniziando a muoversi verso queste direzioni: qui in europa si inizia a parlare seriamente di e-mobility, e di stoccaggio elettrico che darebbe l’opportunità di sfruttare al massimo le rinnovabili elettriche. L’ostacolo dei costi inizia oggi ad essere affrontabile: le economie di scala porteranno a breve, infatti, ad una diminuzione del costo di produzione e dei prezzi di vendita.

 

Per salvare il clima: non solo energia pulita, ma anche riforestazione

Il rapporto diffuso dal panel intergovernativo, in effetti, parla in maniera esplicita delle azioni da intraprendere per salvare il clima: non solo energia, ma anche: riforestazione. L’obiettivo sarebbe non solo di proteggere la biodiversità, ma soprattutto di eliminare l’anidride carbonica: è chiaro, infatti, che un aumento della quantità di alberi sul pianeta permetterebbe di sequestrare la CO2 in maniera naturale, sottraendola all’atmosfera. Gli alberi rimangono tra i fattori più efficaci per salvare il clima: per la cattura della Co2, ma non solo: per la conservazione dell’umidità e dei micro-climi terrestri.

 

Nel contesto attuale è fondamentale intervenire il prima possibile. Nel caso in cui il cambio di rotta non fosse immediato, e il mondo proseguisse sulla strada intrapresa finora, le manovre di “mitigazione dei danni” avrebbero un costo eccessivo per parecchi paesi e diventerebbe insostenibile. Quel che ormai pare irrinunciabile, in sostanza, è il pensare a un mercato equo, con emissioni pagate da tutti ma a prezzi differenti. Bisogna lavorarci.

Fonte: Wired.it

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”

Alessandro Fuda

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